Descrizione Nel giorno del suo quarantesimo compleanno, Belinda si ritrova in una stanza d’ospedale dove quel vecchio pazzo di zio Tonio, appena fulminato da un litro di vino scolato sotto il sole, la incastra in una delle sue losche storiacce: per qualche giorno dovrà occuparsi lei di vendere arance con quel ridicolo camioncino parcheggiato in via Ernestini. Per Belinda è un’ulteriore bega che va a sommarsi alle soffocanti faccende di ogni giorno. Deve vedersela con un marito grigio, sposato per scommessa quando i metalmeccanici andavano di moda; un figlio apatico e asociale, che passa le giornate tra letto e divano; una madre selvatica, misantropa, che non le ha mai dato un briciolo d’affetto; un lavoro part-time in uno studio dentistico dove deve guardarsi dalle avance di un vecchio bavoso; le allusioni di un esaltato maresciallo di provincia, le confidenze di una zia dalla sessualità più che equivoca, le partite a carte con gli strampalati amici di zio Tonio. Finché non passeranno le biciclette del Giro d’Italia a smascherare quello che realmente nascondono le sue cassette d’arance avvizzite. Non so dove ho sbagliato racconta delle piccole e grandi amarezze della quotidianità, di un’occasione per cambiare che può nascere in qualsiasi momento e rivoluzionare tutto. Ma che spesso viene ignorata, spenta, per la paura di perdere le poche certezze che già si hanno, per quanto misere possano essere.
Commento a Non so dove ho sbagliato (mansfield 4 Aprile 2010) Una scoperta Da leggere. Questo libro è un piccolo tesoro. I personaggi, la scrittura, l’eroina (Belinda), tutto è delicato, ironico e soprattutto sincero. Questo libro non si sforza di essere quello che non è per colmare mancanze o riempire pagine. E’ uno squarcio nella vita di una donna e di tutto il mondo che le gravita attorno e di come si è ritrovata a quarant’anni in un abito che le va stretto. Si è costruita lei la sua vita o ha avuto troppa paura per far andare diversamente le cose? Laura de Lama ci ha regalato un’ipotesi arricchita da arance, da occasionali partite a briscola, da montagne di vestiti da stirare e da enoteche troppo calde. Informazioni bibliografiche
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