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E il giardino creò l'uomo. Un manifesto ribelle e sentimentale per filosofi giardinieri

di De Précy Jorn edito da Ponte alle Grazie, 2012

E il giardino creò l'uomo. Un manifesto ribelle e sentimentale per filosofi giardinieri: Il giardino: ultimo rifugio della spiritualità e della poesia; ultima frontiera al di qua della barbarie e dell'alienazione; ultima utopia - ma un'utopia pratica, tangibile Questi i temi che il giardiniere-filosofo Jorn de Précy - attivo a cavallo fra Otto e Novecento e di cui poco si sa, ma che è da sempre oggetto di venerazione da parte degli appassionati - ha riunito nel suo "E il giardino creò l'uomo" Questo scritto vibrante è soprattutto il manifesto di un'idea del giardino che l'autore riuscì a realizzare nella sua tenuta di Greystone, nell'Oxfordshire; un'idea straordinariamente attuale e ancora, nella sostanza come nella forma, rivoluzionaria, quella del giardino selvatico Nel fare il giardino, l'uomo - sostiene de Précy - deve restare in ascolto della natura, del genius loci, non forzare ma assecondare le forze che vi operano, mettendosi al loro servizio e riallacciando così il legame con il mondo naturale; il quale lo ripagherà regalandogli il piacere più compiuto e nello stesso tempo inesauribile, lo spettacolo della vita e delle stagioni Treaty of garden history, memoir and at the same time passionate political pamphlet, "and the garden created man" is also the portrait of an enigmatic and original in its own way; at the end of the reading, we can see him disappear along one of the trails of the beloved Greystone, to reach the gods that lie among his plants

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