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Pinacoteche di parole

Un libro edito da ETS, 2011

Pinacoteche di parole: La letteratura tedesca moderna nasce dall'incontro, attestato anzitutto dall'opera di Winckelmann, con le arti figurative: più precisamente dall'incontro del pensiero tedesco con il sentimento della forma che pervade l'arte classica e italiana. Quest'incontro ne sottintende altri: intelletto e corpo, invisibile e visibile, maschile e femminile, l'io e l'altro. E quindi quello dell'ékphrasis essenzialmente un problema di traduzione, appropriazione, integrazione dell'estraneo nel proprio codice. Non è dunque casuale che l'utopia della traduzione dell'opera d'arte in scrittura - che si svolge costantemente all'ombra del mito di Pigmalione e dell'opera d'arte vivente - nasca all'interno della cultura tedesca illuminista che più di ogni altra, nella seconda metà del XVIII secolo, coltiva l'ideale simbolico della traduzione come dialogo, ovvero strumento di riconversione e metabolizzazione dell'universale nell'elemento soggettivo. Ma è anche inevitabile che quel processo di sublimazione dell'estraneo che la traduzione sottintende sia soggetto - proprio negli autori più consapevoli - al rischio di un "ritorno del rimosso": di quel "materiale estraneo" che la traduzione intendeva omologare.
Modern German literature is born from the encounter, first attested by the work of Winckelmann, with the Arts: more precisely from the encounter of German thought with the feeling that pervades the classical art form. This meeting will imply other: intellect and body, invisible and visible, male and female, the self and the other. And then that of "??kphrasis" is essentially a problem of translation, appropriation, integration of strangers in your own code. It is thus not by chance that the utopia of the translation of the artwork in writing-which takes place constantly in the shadow of the myth of Pygmalion and the living work of art-born within the German culture of the enlightenment that more than any other, in the second half of the 18th century, cultivates the ideal of translation as a dialogue, which is an instrument of conversion and metabolism of the universal in the subjective element. But it is also inevitable that the process of sublimation of strangers that translation implies both model-just in the authors more aware-the risk of a "return of the repressed": that "foreign material" that translation was intended to approve.

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