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Novus unde furor. Una lettura del dodicesimo libro della Tebaide di Stazio

di Arianna Sacerdoti edito da Fabrizio Serra Editore, 2012

Novus unde furor. Una lettura del dodicesimo libro della Tebaide di Stazio: Il ritorno dell'interesse sul poeta (Publio Papinio Stazio) che negli anni di Domiziano indirizzò la sua maggiore opera all'epos tragico tebano (La Tebaide, che racconta della lotta fratricida tra Eteocle e Polinice per la successione al trono di Tebe), trova molteplici spiegazioni negli studi che si sono sviluppati sull'onda di un rinnovato interesse per la letteratura dell'età flavia La "Tebaide" è stata, negli ultimi decenni, oggetto di un ricco dibattito focalizzato sulla complessità ideologica e letteraria dell'opera Sull'onda degli studi sulla lingua inquieta del racconto epico, la scelta dell'autore è stata quella di analizzare gli 819 versi che costituiscono il dodicesimo e ultimo libro Esso propone infatti la riapertura inaspettata di un conflitto che sembrava risolto e che si dirama in numerose trame del racconto The tension is between Eteocles and polynices; between two lineages, the Theban and argive; between "male" and "female," between Creon and Theseus, between peace and war, amid the furor and the harmony of balance, among the crying of luctus and unrestrained joy, which seem to coexist with sinister hints of unrest in the last verse of the narrative The language becomes mirror and sounding board of a polysemy and unresolved polarity: negative, rhetorical tools of enallage, allusive use of certain lexemes and Statius conveys an ambiguous style that reflects the potential mess of a Cosmos not pacified

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