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SUPPOSED FORMER INFATUATION JUNKIE

Un cd di Alanis Morisette prodotto da Warner music, 1998

Un disco complesso, non facile da comprendere e da ascoltare, molto intimo. Il secondo album di Alanis Morissette nasce dopo la pausa che la cantante canadese ha ritenuto necessario prendersi in seguito all’esplosione di Jagged Little Pill, tre anni prima. Torna nel 1998 con un disco che nasce da questa sua introspezione, dal famoso viaggio in India, dalla riscoperta o dal riprendersi se stessa. Ma è un disco completamente diverso dall’opera prima, con un sound ed un carattere forse agli antipodi rispetto al precedente, e che forse proprio per questo vede necessario fermare qui i paragoni fra i due lavori di Alanis. Supposed è un disco che non ottiene grandi successi di vendite, almeno non quanto sperate in relazione al precedente cd, ma è un disco che vale la pena essere ascoltato, è un disco che vuole pazienza, che vuole capacità di andare oltre il primo ascolto e provare a scoprire cosa c’è dietro quelle interminabili righe di canzoni lunghe quanto flussi di coscienza, dietro quelle chiacchierate con madre e padre, dietro quel logorroico modo di raccontare le proprie esperienze dal punto di vista forse più intimo possibile. Solo con la pazienza si va oltre la melodia di Thank U, per scoprire la difficoltà nei rapporti con l’altro in Front row, I was hoping e Unsent, le parole non dette ai genitori in Heart of the House e The Couch, l’introspezione di That I would be good (intensa ballad in cui la cantante si cimenta anche nel suonare il flauto), e la perpetua ricerca di Would not come. Le musiche effettivamente non sono facili, trasmettono anch’esse un senso di introspezione, di riflessione, ad un primo ascolto anche un senso di cupa inquietudine. Il disco trasmette però l’intimità di un’artista, e per chi ha voglia di andare oltre il semplice ascolto immediato, offre anche la possibilità di guardare al proprio intimo, e di scoprire un sottovalutato capolavoro musicale.

Recensione Unilibro a cura di gds

Dettagli del prodotto

 
I Commenti degli Utenti
"SUPPOSED FORMER INFATUATION JUNKIE"
Introspettiva Alanis...
gds, 2011-09-23
4

Un disco complesso, non facile da comprendere e da ascoltare, molto intimo. Il secondo album di Alanis Morissette nasce dopo la pausa che la cantante canadese ha ritenuto necessario prendersi in seguito all’esplosione di Jagged Little Pill, tre anni prima. Torna nel 1998 con un disco che nasce da questa sua introspezione, dal famoso viaggio in India, dalla riscoperta o dal riprendersi se stessa. Ma è un disco completamente diverso dall’opera prima, con un sound ed un carattere forse agli antipodi rispetto al precedente, e che forse proprio per questo vede necessario fermare qui i paragoni fra i due lavori di Alanis. Supposed è un disco che non ottiene grandi successi di vendite, almeno non quanto sperate in relazione al precedente cd, ma è un disco che vale la pena essere ascoltato, è un disco che vuole pazienza, che vuole capacità di andare oltre il primo ascolto e provare a scoprire cosa c’è dietro quelle interminabili righe di canzoni lunghe quanto flussi di coscienza, dietro quelle chiacchierate con madre e padre, dietro quel logorroico modo di raccontare le proprie esperienze dal punto di vista forse più intimo possibile. Solo con la pazienza si va oltre la melodia di Thank U, per scoprire la difficoltà nei rapporti con l’altro in Front row, I was hoping e Unsent, le parole non dette ai genitori in Heart of the House e The Couch, l’introspezione di That I would be good (intensa ballad in cui la cantante si cimenta anche nel suonare il flauto), e la perpetua ricerca di Would not come. Le musiche effettivamente non sono facili, trasmettono anch’esse un senso di introspezione, di riflessione, ad un primo ascolto anche un senso di cupa inquietudine. Il disco trasmette però l’intimità di un’artista, e per chi ha voglia di andare oltre il semplice ascolto immediato, offre anche la possibilità di guardare al proprio intimo, e di scoprire un sottovalutato capolavoro musicale.