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UNDER RUG SWEPT

Un cd di Alanis Morissette prodotto da Warner music, 2002

Alanis Morissette debutta nel nuovo secolo con un album forse un po’ al di sotto delle aspettative. Under rug swept, nonostante un singolo di lancio di sicuro impatto come Hands clean, non riesce a ripetere le prestazioni del passato della canadese. E’ forse un lavoro che fornisce il minimo indispensabile, un insieme di canzoni per lo più orecchiabili, che al di là del già citato primo singolo, Hands clean, o di pochissimi altri brani come forse Precious Illusions e So unsexy, non è capace di graffiare come nei precedenti album Alanis era riuscita a fare. Un disco più pop che rock, in cui rimangono alcuni elementi introspettivi, caratteristici della cantante; ma allo stesso tempo non riescono a pungere ed a colpire rispetto a ciò a cui Alanis aveva abituato il pubblico. Si apre con la rockeggiante 21 things, apprezzabile lo sforzo per cercare davvero le 21 caratteristiche dell’uomo ideale; ma per raggiungere qualcosa di davvero più interessante si deve aspettare di entrare un po’ più dentro l’album. Discorso a parte meritano brani di maggior spessore, come That particular time, coraggioso quadro, coraggiosa e puntigliosa analisi di una relazione attraverso tutte le sue fasi, gli sforzi per mantenerla in piedi, il doversi per forza di cose arrendersi: un brano estremamente intenso, che necessita di essere ascoltato con attenzione. Altro pezzo interessante è la conclusiva Utopia, canzone da pieno spirito post 11 settembre, e tuttavia per stessa ammissione dell’autrice, scritto molto prima: una sorta di appello all’umanità, di manifesto della speranza, una visione di un mondo ideale, destinato a rimanere un’Utopia.

Recensione Unilibro a cura di gds

Dettagli del prodotto

 
I Commenti degli Utenti
"UNDER RUG SWEPT"
gds, 2011-10-20
3

Alanis Morissette debutta nel nuovo secolo con un album forse un po’ al di sotto delle aspettative. Under rug swept, nonostante un singolo di lancio di sicuro impatto come Hands clean, non riesce a ripetere le prestazioni del passato della canadese. E’ forse un lavoro che fornisce il minimo indispensabile, un insieme di canzoni per lo più orecchiabili, che al di là del già citato primo singolo, Hands clean, o di pochissimi altri brani come forse Precious Illusions e So unsexy, non è capace di graffiare come nei precedenti album Alanis era riuscita a fare. Un disco più pop che rock, in cui rimangono alcuni elementi introspettivi, caratteristici della cantante; ma allo stesso tempo non riescono a pungere ed a colpire rispetto a ciò a cui Alanis aveva abituato il pubblico. Si apre con la rockeggiante 21 things, apprezzabile lo sforzo per cercare davvero le 21 caratteristiche dell’uomo ideale; ma per raggiungere qualcosa di davvero più interessante si deve aspettare di entrare un po’ più dentro l’album. Discorso a parte meritano brani di maggior spessore, come That particular time, coraggioso quadro, coraggiosa e puntigliosa analisi di una relazione attraverso tutte le sue fasi, gli sforzi per mantenerla in piedi, il doversi per forza di cose arrendersi: un brano estremamente intenso, che necessita di essere ascoltato con attenzione. Altro pezzo interessante è la conclusiva Utopia, canzone da pieno spirito post 11 settembre, e tuttavia per stessa ammissione dell’autrice, scritto molto prima: una sorta di appello all’umanità, di manifesto della speranza, una visione di un mondo ideale, destinato a rimanere un’Utopia.