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THE METAL OPERA

Un cd di AVANTASIA prodotto da Audioglobe, 2007

Se al più classico dei dischi power metal, uscito perlopiù quando il genere già mostrava evidenti segni di stasi, si aggiunge una formula tutto sommato originale (anche se non inedita), il risultato è di quelli che vengono ricordati, grazie alla fattura squisita, a una "trama" di contorno molto ben costruita e, maggiore attrattiva, ad un cast eccezionale. Il frontman degli Edguy Tobias Sammet si circonda di alcune tra le migliori voci nel panorama heavy e power, cucendo su ogni cantante un ruolo in un concept album a sfondo fantasy/religioso; ma ciò che conta davvero è la musica – potente, melodica ed ispirata. In Avantasia trovano spazio sia nomi affermatissimi (gli ex Helloween Kai Hansen e Michael Kiske, un’icona brasiliana come Andre Matos, l’americano David DeFeis dei Virgin Steele) sia cantanti meno noti, ma egualmente validi. Anzi, quello che sembra più in difficoltà in vari passaggi è lo stesso Sammet, decisamente migliore come songwriter che dietro al microfono. E, se il disco è infarcito di clichées (tastiere onnipresenti, doppia cassa insistente, tonalità acute e squillanti), la qualità dei pezzi è difficilmente discutibile. Certo, si finiscono per apprezzare molto di più i momenti in cui la formula varia (ad esempio, per la presenza della mezzosoprano olandese Sharon Den Adel in Farewell), ma questo dipende anche dall’invasione di dischi clamorosamente simili avvenuta negli anni successivi. Ma The Metal Opera è l’originale (giova ricordare che la formula è comunque ripresa dai progsters Ayreon), e guadagna punti per aver fatto scuola fino all’eccesso. Si tratta in ogni caso di un disco che, proprio per la specificità della sua proposta musicale, è molto "settoriale", e quindi scarsamente apprezzabile da chi non è un fan del genere (o sottogenere) in questione – ma pezzi come The Tower, sinfonici, evocativi e potenti, sono gemme di qualità assoluta. Probabilmente, pur non essendo un disco innovativo né generalmente annoverato tra i capisaldi del power metal, è uno degli ascolti più rappresentativi dello "stile tedesco", che a cavallo del 2000 fece numerosi proseliti anche in Italia.

Recensione Unilibro a cura di Ocean

Dettagli del prodotto

 
I Commenti degli Utenti
"THE METAL OPERA"
Ocean, 2011-10-08
4

Se al più classico dei dischi power metal, uscito perlopiù quando il genere già mostrava evidenti segni di stasi, si aggiunge una formula tutto sommato originale (anche se non inedita), il risultato è di quelli che vengono ricordati, grazie alla fattura squisita, a una "trama" di contorno molto ben costruita e, maggiore attrattiva, ad un cast eccezionale. Il frontman degli Edguy Tobias Sammet si circonda di alcune tra le migliori voci nel panorama heavy e power, cucendo su ogni cantante un ruolo in un concept album a sfondo fantasy/religioso; ma ciò che conta davvero è la musica – potente, melodica ed ispirata. In Avantasia trovano spazio sia nomi affermatissimi (gli ex Helloween Kai Hansen e Michael Kiske, un’icona brasiliana come Andre Matos, l’americano David DeFeis dei Virgin Steele) sia cantanti meno noti, ma egualmente validi. Anzi, quello che sembra più in difficoltà in vari passaggi è lo stesso Sammet, decisamente migliore come songwriter che dietro al microfono. E, se il disco è infarcito di clichées (tastiere onnipresenti, doppia cassa insistente, tonalità acute e squillanti), la qualità dei pezzi è difficilmente discutibile. Certo, si finiscono per apprezzare molto di più i momenti in cui la formula varia (ad esempio, per la presenza della mezzosoprano olandese Sharon Den Adel in Farewell), ma questo dipende anche dall’invasione di dischi clamorosamente simili avvenuta negli anni successivi. Ma The Metal Opera è l’originale (giova ricordare che la formula è comunque ripresa dai progsters Ayreon), e guadagna punti per aver fatto scuola fino all’eccesso. Si tratta in ogni caso di un disco che, proprio per la specificità della sua proposta musicale, è molto "settoriale", e quindi scarsamente apprezzabile da chi non è un fan del genere (o sottogenere) in questione – ma pezzi come The Tower, sinfonici, evocativi e potenti, sono gemme di qualità assoluta. Probabilmente, pur non essendo un disco innovativo né generalmente annoverato tra i capisaldi del power metal, è uno degli ascolti più rappresentativi dello "stile tedesco", che a cavallo del 2000 fece numerosi proseliti anche in Italia.