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Ricoveri virtuali e sexy solitudini

Un cd di Kuntz Marlene prodotto da Sony, 2010

Tornano i Marlene Kuntz (MK), uno dei (il?) gruppi più significativi e influenti dell’indie-rock italiano degli ultimi 20 anni. Chi non ha ascoltato e amato album come Catartica e Il Vile, non può seriamente confrontarsi con ciò che è stato fatto in Italia in ambito alternativo. Tornano dopo circa tre anni (greatest hits e live a parte) dalla loro precedente fatica "Uno". E pur ripartendo da "Uno", dove i furori dei primi album lasciavano spazio a ballate più morbide ed eleganti, in Ricoveri virtuali e sexy solitudini si riascoltano quei suoni spigolosi, rumorosi e a tratti violenti che hanno fatto accostare la band di Cuneo ai maestri Sonic Youth. Ne viene fuori un album molto equilibrato dal punto di vista musicale (grazie anche al lavoro di Howie B dietro al mixer), dove l’ottimo songwriting e i sapienti arrangiamenti partoriscono canzoni più libere, spontanee ed ispirate rispetto al recente passato. Un po’ come i Radiohead in Hail to the Thief, i MK sono stati capaci di sintetizzare in questo album tutte le sonorità (ad eccetto forse delle più estreme ascoltate nelle "Spore" di Ho ucciso paranoia) che hanno cartterizzato tutta la loro ormai ventennale carriera, e questo è un merito non da poco. E fin qui tutto bene, anzi benissimo. Qualche dubbio, invece, si insinua quando iniziamo ad ascoltare i testi con attenzione. "Deficiente di un perdente, testa fina e figa niente; poco real, molto forum, voce grossa e zero quorum"; "Quanta roba hai scaricato? Quanto poco hai ascoltato? E quanta merda andrai a gettare nel tuo ricovero virtuale?". “Che pensino a scopare i farisei dell’indie-rock, le anti-sbrodoline snob, gli alternativi a pacchi e stock."; "fottimi maiale fottimi come un animale, perché ti piace quando lo senti cantare dal tuo amato Trent dei Nine Inch Nails". Sinceramente, preferivo quando Godano (leader e cantante della band) scriveva dei testi meno diretti ed espliciti, che lasciavano più spazio alla libera interpretazione degli ascoltatori e dove le accuse alla pochezza e alla decadenza del mondo in cui viviamo erano molto più efficaci. Concludendo: considero Ricoveri virtuali e sexy solitudini un buon album, supportato da canzoni solide ed ispirate, dove, a mio parere l’unico punto debole è da identificarsi nei testi, non degni del miglior Godano.

Recensione Unilibro a cura di uncleFloyd

Dettagli del prodotto

 
I Commenti degli Utenti
"Ricoveri virtuali e sexy solitudini"
Ripartendo da "Uno"
uncleFloyd, 2011-12-06
4

Tornano i Marlene Kuntz (MK), uno dei (il?) gruppi più significativi e influenti dell’indie-rock italiano degli ultimi 20 anni. Chi non ha ascoltato e amato album come Catartica e Il Vile, non può seriamente confrontarsi con ciò che è stato fatto in Italia in ambito alternativo. Tornano dopo circa tre anni (greatest hits e live a parte) dalla loro precedente fatica "Uno". E pur ripartendo da "Uno", dove i furori dei primi album lasciavano spazio a ballate più morbide ed eleganti, in Ricoveri virtuali e sexy solitudini si riascoltano quei suoni spigolosi, rumorosi e a tratti violenti che hanno fatto accostare la band di Cuneo ai maestri Sonic Youth. Ne viene fuori un album molto equilibrato dal punto di vista musicale (grazie anche al lavoro di Howie B dietro al mixer), dove l’ottimo songwriting e i sapienti arrangiamenti partoriscono canzoni più libere, spontanee ed ispirate rispetto al recente passato. Un po’ come i Radiohead in Hail to the Thief, i MK sono stati capaci di sintetizzare in questo album tutte le sonorità (ad eccetto forse delle più estreme ascoltate nelle "Spore" di Ho ucciso paranoia) che hanno cartterizzato tutta la loro ormai ventennale carriera, e questo è un merito non da poco. E fin qui tutto bene, anzi benissimo. Qualche dubbio, invece, si insinua quando iniziamo ad ascoltare i testi con attenzione. "Deficiente di un perdente, testa fina e figa niente; poco real, molto forum, voce grossa e zero quorum"; "Quanta roba hai scaricato? Quanto poco hai ascoltato? E quanta merda andrai a gettare nel tuo ricovero virtuale?". “Che pensino a scopare i farisei dell’indie-rock, le anti-sbrodoline snob, gli alternativi a pacchi e stock."; "fottimi maiale fottimi come un animale, perché ti piace quando lo senti cantare dal tuo amato Trent dei Nine Inch Nails". Sinceramente, preferivo quando Godano (leader e cantante della band) scriveva dei testi meno diretti ed espliciti, che lasciavano più spazio alla libera interpretazione degli ascoltatori e dove le accuse alla pochezza e alla decadenza del mondo in cui viviamo erano molto più efficaci. Concludendo: considero Ricoveri virtuali e sexy solitudini un buon album, supportato da canzoni solide ed ispirate, dove, a mio parere l’unico punto debole è da identificarsi nei testi, non degni del miglior Godano.