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EMBRYONIC

Un cd di Lips Flaming prodotto da Warner Music, 2009

Se non consideriamo la rivisitazione di The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd (titolo completo: The Flaming Lips and Stardeath and White Dwarfs with Henry Rollins and Peaches Doing The Dark Side of the Moon, 2009) questo Embryonic rimane al momento l’ultimo album dei Flaming Lips, una delle band riferimento per la scena indie degli ultimi 20 anni. I Flaming Lips hanno sempre camminato su un filo teso tra pop e psichedelica, tra passato e futuro. Seguendo questa formula, hanno prodotto album bellissimi come, per esempio,The Soft Bulletin e Yoshimi Battles the Pink Robots. Questa volta hanno deciso di sbilanciarsi, e in maniera molto netta, verso la psichedelia, con strizzate d’occhio anche al kraut rock. Quello che ne è venuto fuori è un album ostico ed impegnativo, ma allo stesso tempo intrigante e che promette emozioni. Spazi estremamente dilatati (quasi floydiani) si alternano ad improvvise accelerazioni elettriche ed elettroniche (con un elettronica vintage); la voce, quasi mai pulita, sembra uno dei tanti strumenti e non fai mai la parte da protagonista. Il disco è ovviamente lungo (18 brani in tutto), ma secondo me, andrebbe comunque ascoltato tutto di fila, come un lungo e destabilizzante percorso. Non ci sono singoli o potenziali hit, ma solo una serie di curve pericolose dove non sempre vi sarà facile mantenere la traiettoria. Ma se ce la farete, probabilmente vi prenderete le vostre belle soddisfazioni. Un album, quindi, da ascoltare e riascoltare con un po’ di costanza e di fiducia, un album per chi ha voglia di "perdere tempo" per la musica, un album che potrebbe essere il capolavoro di una delle band più significative degli ultimi anni. Unico dispiacere è che io ho sempre amato la loro genialità nel costruire e poi distruggere la forma pop e in Embryonic di pop proprio non ce n’è, e devo dire la verità, un po’ questo mi manca. Ma che ci volete fare, io sono nato musicalmente con Bowie e quindi il pop per me è pane quotidiano; voi sarete senz’altro più recettivi!

Recensione Unilibro a cura di uncleFloyd

Dettagli del prodotto

 
I Commenti degli Utenti
"EMBRYONIC "
Un passo netto verso la psichedelia
uncleFloyd, 2012-04-05
4

Se non consideriamo la rivisitazione di The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd (titolo completo: The Flaming Lips and Stardeath and White Dwarfs with Henry Rollins and Peaches Doing The Dark Side of the Moon, 2009) questo Embryonic rimane al momento l’ultimo album dei Flaming Lips, una delle band riferimento per la scena indie degli ultimi 20 anni. I Flaming Lips hanno sempre camminato su un filo teso tra pop e psichedelica, tra passato e futuro. Seguendo questa formula, hanno prodotto album bellissimi come, per esempio,The Soft Bulletin e Yoshimi Battles the Pink Robots. Questa volta hanno deciso di sbilanciarsi, e in maniera molto netta, verso la psichedelia, con strizzate d’occhio anche al kraut rock. Quello che ne è venuto fuori è un album ostico ed impegnativo, ma allo stesso tempo intrigante e che promette emozioni. Spazi estremamente dilatati (quasi floydiani) si alternano ad improvvise accelerazioni elettriche ed elettroniche (con un elettronica vintage); la voce, quasi mai pulita, sembra uno dei tanti strumenti e non fai mai la parte da protagonista. Il disco è ovviamente lungo (18 brani in tutto), ma secondo me, andrebbe comunque ascoltato tutto di fila, come un lungo e destabilizzante percorso. Non ci sono singoli o potenziali hit, ma solo una serie di curve pericolose dove non sempre vi sarà facile mantenere la traiettoria. Ma se ce la farete, probabilmente vi prenderete le vostre belle soddisfazioni. Un album, quindi, da ascoltare e riascoltare con un po’ di costanza e di fiducia, un album per chi ha voglia di "perdere tempo" per la musica, un album che potrebbe essere il capolavoro di una delle band più significative degli ultimi anni. Unico dispiacere è che io ho sempre amato la loro genialità nel costruire e poi distruggere la forma pop e in Embryonic di pop proprio non ce n’è, e devo dire la verità, un po’ questo mi manca. Ma che ci volete fare, io sono nato musicalmente con Bowie e quindi il pop per me è pane quotidiano; voi sarete senz’altro più recettivi!