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Vivo sospesa

Un cd di NATHALIE prodotto da Sony, 2011

Primo album per la cantautrice romana, “Vivo sospesa” si presenta come un buon disco di cantautorato femminile, sospeso tra il pop ed il rock. Nathalie raccoglie undici tracce interamente scritte da lei in un album sostanzialmente omogeneo nelle sonorità e sceglie la lingua italiana per esprimersi, con alcune incursioni nell’inglese (due tracce) e nel francese (il brano di chiusura). La canzone omonima, presentata al Festival di Sanremo, è un crescendo emotivo reso al livello sonoro da un suggestivo ed avvolgente arrangiamento di archi (scritti da Lucio Fabbri) che riesce a condurre l’ascoltatore in un vortice molto efficace. “Paura del buio”, collocata all’inizio della tracklist, si concentra su un’allegoria quasi dantesca espressa in un testo piuttosto breve, che tramite poche ma mirate parole riesce nel suo intento di restituire oscurità e indecisione. Altro brano suggestivo è “Lungo le sponde del fiume”, sospeso tra archi e delicati elementi ritmici a sostenere una melodia eterea. L’atmosfera si fa più movimentata con “Mucchi di gente”, invettiva contro l’indifferenza dilagante. Strumento principale di tutto il disco è certamente il pianoforte, suonato dalla stessa Nathalie.

Recensione Unilibro a cura di -Stefano-

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"Vivo sospesa"
-Stefano-, 2011-12-04
4

Primo album per la cantautrice romana, “Vivo sospesa” si presenta come un buon disco di cantautorato femminile, sospeso tra il pop ed il rock. Nathalie raccoglie undici tracce interamente scritte da lei in un album sostanzialmente omogeneo nelle sonorità e sceglie la lingua italiana per esprimersi, con alcune incursioni nell’inglese (due tracce) e nel francese (il brano di chiusura). La canzone omonima, presentata al Festival di Sanremo, è un crescendo emotivo reso al livello sonoro da un suggestivo ed avvolgente arrangiamento di archi (scritti da Lucio Fabbri) che riesce a condurre l’ascoltatore in un vortice molto efficace. “Paura del buio”, collocata all’inizio della tracklist, si concentra su un’allegoria quasi dantesca espressa in un testo piuttosto breve, che tramite poche ma mirate parole riesce nel suo intento di restituire oscurità e indecisione. Altro brano suggestivo è “Lungo le sponde del fiume”, sospeso tra archi e delicati elementi ritmici a sostenere una melodia eterea. L’atmosfera si fa più movimentata con “Mucchi di gente”, invettiva contro l’indifferenza dilagante. Strumento principale di tutto il disco è certamente il pianoforte, suonato dalla stessa Nathalie.