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IF ON A WINTER NIGHT

Un cd di STING prodotto da UNIVERSAL, 2009

Continua il viaggio indietro nel tempo del menestrello Gordon Matthew Thomas Sumner, conosciu-to ai più con lo pseudonimo di Sting. Prosegue la sua camminata tra le mura medievali, intrapresa con Songs of the labyrinth, il precedente lavoro uscito nel 2006. Questa sensazione di continuità giunge alle orecchie quando si ascolta Gabriel’s message, prima traccia del suo ultimo album, If on a Winter’s night, uscito nei negozi il 23 ottobre scorso. La percezione iniziale è confermata dall’intero album, che ai più è parso come la naturale prosecu-zione dell’opera pubblicata 3 anni addietro. Una sfida nuova quella intrapresa dall’artista inglese negli ultimi anni, che reinventa in chiave pop brani della cultura medievale inglese ed irlandese. Dopo averci deliziato con le musiche del famoso liutista del XVI sec. John Dowland, in questi nuo-vi brani Sting ci dona una soave ode in favore della sua stagione preferita, l’inverno. If on a Winter’s night è stato registrato in Italia, nel febbraio dello scorso anno, presso la villa di proprietà del cantante, sita nel suggestivo scenario delle colline toscane. A viaggiare con la mente, mentre le delicate note carezzano le orecchie, si possono vedere Sting e i suoi musicisti, infreddoliti intorno al camino nella sua magione toscana, gli strumenti sparsi nella stanza, le tazze di tè fumante tra le mani mentre fuori infuria l’inverno (è lui stesso a descrivere la scena nel suo blog su MySpa-ce), e suonano sorde e limpide le campane di Christmas at sea, in una gelida mattina di fine dicem-bre. Poi giunge l’ora del pranzo, ma quello che ci viene offerto è cibo per l’anima, una Soul cake, che benedica i commensali presenti al banchetto nel giorno di festa. Questo è il primo singolo dell’album, uno degli inediti (insieme a Lullaby for an anxious child e The hounds of Winter) che si affianca alle melodie augurali appartenenti al bagaglio di tradizioni della Gran Bretagna e dell’Irlanda, rivisitate e riarrangiate in chiave moderna. Sembra distante un secolo lo Sting solista degli anni ’90, quello di Mad about you o di Desert Rose; addirittura di un’altra epoca quel giovane cantante che con i Police lanciava il suo “S.O.S. al mon-do” con Message in a bottle, scioglieva i cuori con Every breath you take (sebbene il messaggio reale fosse ben diverso) e mandava in paranoia i giovani – in special guisa i fautori della prossemica (studio del significato che possono assumere, nella comunicazione umana, i gesti e le posizioni del corpo, i rapporti spaziali ecc. - n.d.r.) – con la sua Don’t stand so close to me. Paradossalmente questo è il passato. Mr. Sumner oggi attinge a piene mani dalla storia medievale dell’arcipelago inglese, della sua terra d’origine, portandolo al nostro cospetto. Da questo connubio tra antico e moderno scaturisce un prodotto nuovo e interessante. Valida alter-nativa agli ormai desueti e troppo abusati album di raccolte natalizie, che come ogni anno inondano gli scaffali dei negozi e farciscono le classifiche musicali di fine anno, lasciando in bocca l’amaro e suscitando un senso d’insoddisfazione e delusione in quanti invano cercano sempre qualcosa di nuovo. Ebbene la ricerca è finita. Quest’anno è lui, Sting, che dimessi gli abiti della popstar, veste quelli del cantore – con tanto di grigia barba folta – ed entra nelle nostre case, offrendoci in dono un pezzo di storia della sua terra, condita quel tanto che basta da una spolverata di 2000 ed un pizzico di musica pop. Se in una notte d’inverno, il gelo vi sembrerà eterno, al fuoco di un camino – sorseggiando un goc-cio di vino – l’anima e il corpo si scalderanno ascoltando le amabili carole di If on a Winter’s night.

Recensione Unilibro a cura di Jus

Dettagli del prodotto

 
I Commenti degli Utenti
"IF ON A WINTER NIGHT "
Sting, il cantore dell’inverno
Jus, 2011-09-14
4

Continua il viaggio indietro nel tempo del menestrello Gordon Matthew Thomas Sumner, conosciu-to ai più con lo pseudonimo di Sting. Prosegue la sua camminata tra le mura medievali, intrapresa con Songs of the labyrinth, il precedente lavoro uscito nel 2006. Questa sensazione di continuità giunge alle orecchie quando si ascolta Gabriel’s message, prima traccia del suo ultimo album, If on a Winter’s night, uscito nei negozi il 23 ottobre scorso. La percezione iniziale è confermata dall’intero album, che ai più è parso come la naturale prosecu-zione dell’opera pubblicata 3 anni addietro. Una sfida nuova quella intrapresa dall’artista inglese negli ultimi anni, che reinventa in chiave pop brani della cultura medievale inglese ed irlandese. Dopo averci deliziato con le musiche del famoso liutista del XVI sec. John Dowland, in questi nuo-vi brani Sting ci dona una soave ode in favore della sua stagione preferita, l’inverno. If on a Winter’s night è stato registrato in Italia, nel febbraio dello scorso anno, presso la villa di proprietà del cantante, sita nel suggestivo scenario delle colline toscane. A viaggiare con la mente, mentre le delicate note carezzano le orecchie, si possono vedere Sting e i suoi musicisti, infreddoliti intorno al camino nella sua magione toscana, gli strumenti sparsi nella stanza, le tazze di tè fumante tra le mani mentre fuori infuria l’inverno (è lui stesso a descrivere la scena nel suo blog su MySpa-ce), e suonano sorde e limpide le campane di Christmas at sea, in una gelida mattina di fine dicem-bre. Poi giunge l’ora del pranzo, ma quello che ci viene offerto è cibo per l’anima, una Soul cake, che benedica i commensali presenti al banchetto nel giorno di festa. Questo è il primo singolo dell’album, uno degli inediti (insieme a Lullaby for an anxious child e The hounds of Winter) che si affianca alle melodie augurali appartenenti al bagaglio di tradizioni della Gran Bretagna e dell’Irlanda, rivisitate e riarrangiate in chiave moderna. Sembra distante un secolo lo Sting solista degli anni ’90, quello di Mad about you o di Desert Rose; addirittura di un’altra epoca quel giovane cantante che con i Police lanciava il suo “S.O.S. al mon-do” con Message in a bottle, scioglieva i cuori con Every breath you take (sebbene il messaggio reale fosse ben diverso) e mandava in paranoia i giovani – in special guisa i fautori della prossemica (studio del significato che possono assumere, nella comunicazione umana, i gesti e le posizioni del corpo, i rapporti spaziali ecc. - n.d.r.) – con la sua Don’t stand so close to me. Paradossalmente questo è il passato. Mr. Sumner oggi attinge a piene mani dalla storia medievale dell’arcipelago inglese, della sua terra d’origine, portandolo al nostro cospetto. Da questo connubio tra antico e moderno scaturisce un prodotto nuovo e interessante. Valida alter-nativa agli ormai desueti e troppo abusati album di raccolte natalizie, che come ogni anno inondano gli scaffali dei negozi e farciscono le classifiche musicali di fine anno, lasciando in bocca l’amaro e suscitando un senso d’insoddisfazione e delusione in quanti invano cercano sempre qualcosa di nuovo. Ebbene la ricerca è finita. Quest’anno è lui, Sting, che dimessi gli abiti della popstar, veste quelli del cantore – con tanto di grigia barba folta – ed entra nelle nostre case, offrendoci in dono un pezzo di storia della sua terra, condita quel tanto che basta da una spolverata di 2000 ed un pizzico di musica pop. Se in una notte d’inverno, il gelo vi sembrerà eterno, al fuoco di un camino – sorseggiando un goc-cio di vino – l’anima e il corpo si scalderanno ascoltando le amabili carole di If on a Winter’s night.

"IF ON A WINTER NIGHT "
Musica.
Rovena Bocci, 2010-09-15
5

Sting in questa sua opera, ha musicato antiche preghiere Natalizie, riportandoci in una atmosfera di sacralità ed incanto. L’utilizzo degli strumenti tra cui l’arpa, e le voci del coro, creano qualcosa di unico ed irripetibile. Musica ricercata, che si ascolta molto volentieri in ogni momento, inoltre, la maturità ed il vissuto di Sting, è la garanzia che ogni promessa è mantenuta.