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Terje Nordgarden - A Brighter Kind Of Blue

Un cd di Terje Nordgarden prodotto da Audioglobe, 2006

Bella storia quella di Terje Nordgarden; per far conoscere la sua musica lascia la fredda Norvegia (già patria di altri talenti musicali come Sondre Lerche e Motorpsycho) e gira vari paesi europei. Gli inizi, come spesso accade, sono stentati; in pratica Terje fa l’artista di strada girando in autostop con la sola compagnia della propria chitarra. Suona in qualsiasi posto: angoli di strade, piazze, piccoli locali e per qualsiasi compenso, spesso anche una cena o un letto. Nel suo lungo peregrinare raggiunge anche l’Italia, dove il suo percorso artistico subirà una netta svolta: viene notato da Paolo Benvegnù (ex Scisma e ora stimato cantautore e produttore) che lo apprezza al punto tale che decide di produrlo…esce così nel 2003 il suo primo album, omonimo, prodotto appunto dall’etichetta indie fiorentina Stoutmusic. E dal qual momento, ovviamente, la sua vita cambia; migliorano i palcoscenici dove esibirsi, migliorano gli onorari, le riviste specializzate iniziano a paralare di lui e la cassa di risonanza dei fan aumenta giorno dopo giorno. Quello che non cambia è lo spirito di Nordgarden che rimane un ragazzo semplice, che crea un rapporto confidenziale con il suo pubblico, gli racconta pezzi della sua vita, dei suoi amori finiti bene o male, delle sue stravaganze giovanili, come il suo passato da artista di strada…e vi dico ciò non per sentito dire, ma per esperienza personale dato che ho assistito ad un suo concerto non molto tempo fa. Quello che voglio presentarvi in queste mie righe è il secondo lavoro del cantautore norvegese: A brighter kind of blue. Già dal titolo che è quasi un ossimoro, si intende la filosofia di Nordgarden: anche nei momenti più malinconici, più intimisti, più blue appunto, mai sprofondare nella disperazione, nell’autocommiserazione, ma rimanere sempre in quelle sfumature meno scure, meno abissali….cioè nel blue più luminoso. Evidente anche la citazione di uno dei capolavori della storia del jazz, quel Kind of blue di Miles Davis che spesso fa capolino tra le note di quest’album. Un disco intimista, acustico, folk, ma non scarno; nonostante gli “strumenti” coinvolti in modo più continuo siano solo tre (la chitarra spesso arpeggiata, una suadente tromba e la splendida voce di Nordgarden), gli arrangiamenti riempiono l’album di piccoli particolari, di mille sfumature (le seconde voci, gli sporadici interventi di percussioni, banjo, violino, mandolino) che rendono l’ascolto sempre nuovo e ricco. E’ evidente che, nonostante tutto, il sentimento che esce maggiormente da queste canzoni è una velata malinconia, che ti riscalda come un tiepido e timido fuoco…dieci ballate lente e invernali che ti accompagnano nelle serate solitarie come colonna sonora dei tuoi pensieri. Tanti i nomi che mi vengono in mente per darvi dei riferimenti “sicuri”: su tutti forse il Jeff Buckley più acustico (questa influenza l’ha ammessa Terje stesso, in una nostra chiacchierata nell’after-show), ma anche Nick Drake quando le ballate scivolano nel jazz (non sarà un caso se la traccia numero 8 del suo primo album si intitola Song for Drake),e il John Martin più romantico. Non scendo nel particolare delle singole canzoni, che secondo me sono tutte di ottimo livello, mi permetto solo una citazione per l’apertura del disco con la title-track, A brighter kind of blue, dove la tromba che ti accompagna in uno di quei brani che possono segnare l’intera carriera di un artista e rimanere scolpiti indelebilmente nelle orecchi e nel cuore dell’ascoltatore. Ultime due parole per la voce di Nordgarden: calda, sferzante, capace di cullarti, ma anche di farti fremere….una delle migliori voci che abbia ascoltato ultimamente. “A Brighter Kind Of Blue racconta dieci storie sulla mia vita. Ci sono parti di amore trovato e perduto, parti di solitudine al mattino, parti di mancanza di qualcosa di sconosciuto e parti di fuga e di ritorno. Tutto racconto nel colore blu, un blu più azzurro e luminoso, di luce e speranza” (Terje Nordgarden)

Recensione Unilibro a cura di uncleFloyd

Dettagli del prodotto

 
I Commenti degli Utenti
"Terje Nordgarden - A Brighter Kind Of Blue"
Una luce nel buio
uncleFloyd, 2011-12-23
4

Bella storia quella di Terje Nordgarden; per far conoscere la sua musica lascia la fredda Norvegia (già patria di altri talenti musicali come Sondre Lerche e Motorpsycho) e gira vari paesi europei. Gli inizi, come spesso accade, sono stentati; in pratica Terje fa l’artista di strada girando in autostop con la sola compagnia della propria chitarra. Suona in qualsiasi posto: angoli di strade, piazze, piccoli locali e per qualsiasi compenso, spesso anche una cena o un letto. Nel suo lungo peregrinare raggiunge anche l’Italia, dove il suo percorso artistico subirà una netta svolta: viene notato da Paolo Benvegnù (ex Scisma e ora stimato cantautore e produttore) che lo apprezza al punto tale che decide di produrlo…esce così nel 2003 il suo primo album, omonimo, prodotto appunto dall’etichetta indie fiorentina Stoutmusic. E dal qual momento, ovviamente, la sua vita cambia; migliorano i palcoscenici dove esibirsi, migliorano gli onorari, le riviste specializzate iniziano a paralare di lui e la cassa di risonanza dei fan aumenta giorno dopo giorno. Quello che non cambia è lo spirito di Nordgarden che rimane un ragazzo semplice, che crea un rapporto confidenziale con il suo pubblico, gli racconta pezzi della sua vita, dei suoi amori finiti bene o male, delle sue stravaganze giovanili, come il suo passato da artista di strada…e vi dico ciò non per sentito dire, ma per esperienza personale dato che ho assistito ad un suo concerto non molto tempo fa. Quello che voglio presentarvi in queste mie righe è il secondo lavoro del cantautore norvegese: A brighter kind of blue. Già dal titolo che è quasi un ossimoro, si intende la filosofia di Nordgarden: anche nei momenti più malinconici, più intimisti, più blue appunto, mai sprofondare nella disperazione, nell’autocommiserazione, ma rimanere sempre in quelle sfumature meno scure, meno abissali….cioè nel blue più luminoso. Evidente anche la citazione di uno dei capolavori della storia del jazz, quel Kind of blue di Miles Davis che spesso fa capolino tra le note di quest’album. Un disco intimista, acustico, folk, ma non scarno; nonostante gli “strumenti” coinvolti in modo più continuo siano solo tre (la chitarra spesso arpeggiata, una suadente tromba e la splendida voce di Nordgarden), gli arrangiamenti riempiono l’album di piccoli particolari, di mille sfumature (le seconde voci, gli sporadici interventi di percussioni, banjo, violino, mandolino) che rendono l’ascolto sempre nuovo e ricco. E’ evidente che, nonostante tutto, il sentimento che esce maggiormente da queste canzoni è una velata malinconia, che ti riscalda come un tiepido e timido fuoco…dieci ballate lente e invernali che ti accompagnano nelle serate solitarie come colonna sonora dei tuoi pensieri. Tanti i nomi che mi vengono in mente per darvi dei riferimenti “sicuri”: su tutti forse il Jeff Buckley più acustico (questa influenza l’ha ammessa Terje stesso, in una nostra chiacchierata nell’after-show), ma anche Nick Drake quando le ballate scivolano nel jazz (non sarà un caso se la traccia numero 8 del suo primo album si intitola Song for Drake),e il John Martin più romantico. Non scendo nel particolare delle singole canzoni, che secondo me sono tutte di ottimo livello, mi permetto solo una citazione per l’apertura del disco con la title-track, A brighter kind of blue, dove la tromba che ti accompagna in uno di quei brani che possono segnare l’intera carriera di un artista e rimanere scolpiti indelebilmente nelle orecchi e nel cuore dell’ascoltatore. Ultime due parole per la voce di Nordgarden: calda, sferzante, capace di cullarti, ma anche di farti fremere….una delle migliori voci che abbia ascoltato ultimamente. “A Brighter Kind Of Blue racconta dieci storie sulla mia vita. Ci sono parti di amore trovato e perduto, parti di solitudine al mattino, parti di mancanza di qualcosa di sconosciuto e parti di fuga e di ritorno. Tutto racconto nel colore blu, un blu più azzurro e luminoso, di luce e speranza” (Terje Nordgarden)