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FROM THE CHOIRGIRL HOTEL

Un cd di Tori Amos prodotto da Warner music, 1998

E’ il 1998 quando esce il quarto album di inediti di Tori Amos, cantautrice americana. E’ un periodo d’oro per la sua carriera artistica, ma è un periodo buio nella sua vita privata: ha appena perso la bambina che portava in grembo da pochi mesi e questa tragedia l’ha segnata nel suo animo. Anche in quello dell’artista. Così la rossa performer esorcizza le sue paure ed i suoi fantasmi in questo “From the choirgirl hotel” in cui fanno capolino diversi riferimenti alla sua vicenda personale. Ma c’è altro. C’è la novità del sound, che si arricchisce di elettronica e di moltissimi strumenti. In primis la batteria, suonata da Matt Chamberlain, con il quale Tori Amos segue un metodo di lavoro particolare: i due registrano e compongono in due ambienti diversi, ma dialogando attraverso un monitor. Ne vengono fuori le sonorità stranianti e percussive di “Raspberry swirl” (che si avventura quasi nei territori della dance, ma della migliore), l’andamento tribale di “i i e e e” e la distorsione di “She’s your cocaine”, interessante esperimento in chiave rock. A chiudere l’album c’è “Pandora acquarium”, con dei lontani rimandi all’islandese Bjork nella melodia altalenante del primo minuto (poi il pezzo prende tutta un’altra strada). Non mancano episodi più raccolti, come “Cruel” e la meravigliosa “Jackie’s strenght”.

Recensione Unilibro a cura di -Stefano-

Dettagli del prodotto

 
I Commenti degli Utenti
"FROM THE CHOIRGIRL HOTEL"
-Stefano-, 2011-10-27
5

E’ il 1998 quando esce il quarto album di inediti di Tori Amos, cantautrice americana. E’ un periodo d’oro per la sua carriera artistica, ma è un periodo buio nella sua vita privata: ha appena perso la bambina che portava in grembo da pochi mesi e questa tragedia l’ha segnata nel suo animo. Anche in quello dell’artista. Così la rossa performer esorcizza le sue paure ed i suoi fantasmi in questo “From the choirgirl hotel” in cui fanno capolino diversi riferimenti alla sua vicenda personale. Ma c’è altro. C’è la novità del sound, che si arricchisce di elettronica e di moltissimi strumenti. In primis la batteria, suonata da Matt Chamberlain, con il quale Tori Amos segue un metodo di lavoro particolare: i due registrano e compongono in due ambienti diversi, ma dialogando attraverso un monitor. Ne vengono fuori le sonorità stranianti e percussive di “Raspberry swirl” (che si avventura quasi nei territori della dance, ma della migliore), l’andamento tribale di “i i e e e” e la distorsione di “She’s your cocaine”, interessante esperimento in chiave rock. A chiudere l’album c’è “Pandora acquarium”, con dei lontani rimandi all’islandese Bjork nella melodia altalenante del primo minuto (poi il pezzo prende tutta un’altra strada). Non mancano episodi più raccolti, come “Cruel” e la meravigliosa “Jackie’s strenght”.