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Il gioiellino

Un film in dvd di  Molaioli Andrea  distribuito da BiM, 2011

  • Prezzo di Copertina: € 14,90
  • € 8,99
  • Risparmi il 39% (€ 5,91)

Ad inizio degli anni ’90 la Leda, una grande azienda produttrice di latte e alimenti, sta attraversando una pessima situazione economica. Il presidente Rastelli non sa come mantenere a galla la propria creatura che lui per primo definisce pubblicamente “un gioiellino”, il ragioniere Ernesto Botta, responsabile della contabilità del gruppo, gli suggerisce di fare quotare in borsa la Leda per trovare così quegli aiuti economici che sono necessari per la sua sopravvivenza. Le conseguenze di questa operazione saranno però assolutamente catastrofiche. “Il Gioiellino” di Molaioli, nemmeno troppo liberamente ispirato alle vicende della Parmalat, che nel 2003, esattamente come nel caso Leda, ebbe il suo ben noto ‘crac’, trova nei volti e nelle movenze compassate di uno splendido Toni Servillo, nel ruolo di Ernestino Botta, la forza dirompente per arrivare al cuore della gente. Al noto attore napoletano, che letteralmente si supera in una prova fatta di grande precisione artistica, di pause e di solitudine, di amori consumati quasi in completo silenzio, tutto solo per salvaguardare gli interessi di una società che lui per primo sente sua, si unisce un gruppo di grandi comprimari fra cui Sarah Felberbaum nel ruolo della nipote del Cavalier Rastelli, e lo stesso Rastelli interpretato altrettanto superbamente da Remo Girone che in alcuni momenti e nella penombra del proprio studio è facile confonderlo nella figura di Callisto Tanzi. Per il resto la ricostruzione del “caso Parmalat” è quasi perfetta e si sovrappone con la realtà in gran parte dei dettagli. Alla fine Molaioli riesce infatti a confezionare un secondo prodotto, dopo “La ragazza del lago”, datato 2007, altrettanto lento ma anche altrettanto piacevole, che scivola veloce verso un epilogo del quale già anticipatamente si conoscono gli anfratti più tetri ma che lascia comunque tutti con il fiato sospeso sino all’ultima inquadratura dedicata ad un Toni Servillo che sparisce nel ventre di un cellulare della polizia e per il quale si può solamente provare una sorta di tenera compassione.

Recensione Unilibro a cura di Ciro Andreotti

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Le Recensioni degli Utenti Unilibro
"Il gioiellino"
Un caso all’italiana
Ciro Andreotti, 2011-12-23
4

Ad inizio degli anni ’90 la Leda, una grande azienda produttrice di latte e alimenti, sta attraversando una pessima situazione economica. Il presidente Rastelli non sa come mantenere a galla la propria creatura che lui per primo definisce pubblicamente “un gioiellino”, il ragioniere Ernesto Botta, responsabile della contabilità del gruppo, gli suggerisce di fare quotare in borsa la Leda per trovare così quegli aiuti economici che sono necessari per la sua sopravvivenza. Le conseguenze di questa operazione saranno però assolutamente catastrofiche. “Il Gioiellino” di Molaioli, nemmeno troppo liberamente ispirato alle vicende della Parmalat, che nel 2003, esattamente come nel caso Leda, ebbe il suo ben noto ‘crac’, trova nei volti e nelle movenze compassate di uno splendido Toni Servillo, nel ruolo di Ernestino Botta, la forza dirompente per arrivare al cuore della gente. Al noto attore napoletano, che letteralmente si supera in una prova fatta di grande precisione artistica, di pause e di solitudine, di amori consumati quasi in completo silenzio, tutto solo per salvaguardare gli interessi di una società che lui per primo sente sua, si unisce un gruppo di grandi comprimari fra cui Sarah Felberbaum nel ruolo della nipote del Cavalier Rastelli, e lo stesso Rastelli interpretato altrettanto superbamente da Remo Girone che in alcuni momenti e nella penombra del proprio studio è facile confonderlo nella figura di Callisto Tanzi. Per il resto la ricostruzione del “caso Parmalat” è quasi perfetta e si sovrappone con la realtà in gran parte dei dettagli. Alla fine Molaioli riesce infatti a confezionare un secondo prodotto, dopo “La ragazza del lago”, datato 2007, altrettanto lento ma anche altrettanto piacevole, che scivola veloce verso un epilogo del quale già anticipatamente si conoscono gli anfratti più tetri ma che lascia comunque tutti con il fiato sospeso sino all’ultima inquadratura dedicata ad un Toni Servillo che sparisce nel ventre di un cellulare della polizia e per il quale si può solamente provare una sorta di tenera compassione.

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