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Che Cosa E' Successo Tra Mio Padre E Tua Madre?

Un film in dvd di  Wilder Billy  distribuito da Mgm/Ua Home Video, 2004

  • Prezzo di Copertina: € 22,99
  • € 9,99
  • Risparmi il 56% (€ 13,00)

Si tratta di un film quasi sconosciuto in Italia, per ragioni di stupido nazionalismo, dato che l’Italia viene raccontata da occhi stranieri, che ne mettono in luce quelli che i più definiscono “luoghi comuni”; ma l’insopportabile irrazionalità della burocrazia, le tre ore per il pranzo, i più o meno piccoli ricatti finalizzati ad “arrotondare” e “arrangiarsi”, le decine di qualità di pasta e la densità del caffè espresso non sono luoghi comuni, bensì fatti; alcuni sono apprezzabili (la pasta e il caffè), ma altri andrebbero eliminati, e non serve che venga un americano a recuperare un cadavere per capirlo. Memorabile è la spiegazione che Carlucci dà a Wendell sulle abitudini degli italiani riguardo all’orario del pranzo, di fronte alle quali qualunque straniero rimane esterrefatto: “Qui l’ora della colazione è dall’una alle quattro.” “Impiegate tre ore per mangiare?” “Signor Armbruster, in Italia non si corre alla tavola calda a ingozzarsi un sandwich e una Coca Cola. Si fanno le cose con calma: si cucina la pasta, la si cosparge di parmigiano, si innaffia di vino, si fa l’amore…” “E la sera che cosa fate?” “La sera? Si va a casa dalla moglie.” Detto questo, il film mette insieme una sceneggiatura (tratta dalla piéce teatrale di Samuel Taylor) lunga ma perfettamente armoniosa, senza vuoti o momenti noiosi, con un finale per nulla scontato che oscilla tra il dolce e l’amaro, la regia magistrale di Wilder, che riesce a non rendere banali perfino le inquadrature rinchiuse in una camera d’albergo, le romantiche musiche di Rustichelli (a cui si aggiunge “Senza fine” di Gino Paoli); tutti questi elementi incorniciano la perfetta e appassionata recitazione dei tre protagonisti: l’inimitabile Lemmon, premiato con il Golden Globe come miglior attore di commedia, la non-anoressica (finalmente!) Mills, l’esilarante Revill, la cui bravura nella parola e nella mimica, in certi momenti, fa quasi credere che sia un attore italiano. A loro si aggiungono altri fenomenali attori: Barra, nel ruolo del cameriere ricattatore che vuole tornare in America per sfuggire alla cameriera siciliana che ha messo incinta; Franco che riesce a rendere indimenticabile la comicità espressa nei solo dieci minuti concessigli nel ruolo dell’insolito impiegato comunale; Andrews, fenomenale nell’interpretare il cinico diplomatico americano che è capace di far passare alla dogana un cadavere come se fosse una valigia diplomatica. Avanti! Riesce a mescolare la pura commedia, al dramma della morte, al romanticismo del doppio incontro di figli e genitori. Va, però, visto in lingua originale per essere davvero apprezzato: il doppiaggio, infatti, toglie sempre molto alle commedie, ma in questo caso la rovina completamente, eliminando la differenza tra scene girate in inglese e in italiano (prima fra tutte, l’interpretazione di Rivell), alcune battute, che ovviamente non hanno modo di essere tradotte, come lo stesso binomio di “Permesso?-Avanti!”, che Pamela spiega a Wendell sul traghetto. Si è addirittura scelto di cambiare il titolo, nonostante fosse già in italiano e perfettamente collegato alla trama del film e, prima, della piéce teatrale. L’unica cosa di cui dubito è che i rozzi fratelli Trotta potessero conoscere l’inglese.

Recensione Unilibro a cura di Mary Falchi

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Le Recensioni degli Utenti Unilibro
"Che Cosa E' Successo Tra Mio Padre E Tua Madre?"
Avanti!
Mary Falchi, 2011-12-15
4

Si tratta di un film quasi sconosciuto in Italia, per ragioni di stupido nazionalismo, dato che l’Italia viene raccontata da occhi stranieri, che ne mettono in luce quelli che i più definiscono “luoghi comuni”; ma l’insopportabile irrazionalità della burocrazia, le tre ore per il pranzo, i più o meno piccoli ricatti finalizzati ad “arrotondare” e “arrangiarsi”, le decine di qualità di pasta e la densità del caffè espresso non sono luoghi comuni, bensì fatti; alcuni sono apprezzabili (la pasta e il caffè), ma altri andrebbero eliminati, e non serve che venga un americano a recuperare un cadavere per capirlo. Memorabile è la spiegazione che Carlucci dà a Wendell sulle abitudini degli italiani riguardo all’orario del pranzo, di fronte alle quali qualunque straniero rimane esterrefatto: “Qui l’ora della colazione è dall’una alle quattro.” “Impiegate tre ore per mangiare?” “Signor Armbruster, in Italia non si corre alla tavola calda a ingozzarsi un sandwich e una Coca Cola. Si fanno le cose con calma: si cucina la pasta, la si cosparge di parmigiano, si innaffia di vino, si fa l’amore…” “E la sera che cosa fate?” “La sera? Si va a casa dalla moglie.” Detto questo, il film mette insieme una sceneggiatura (tratta dalla piéce teatrale di Samuel Taylor) lunga ma perfettamente armoniosa, senza vuoti o momenti noiosi, con un finale per nulla scontato che oscilla tra il dolce e l’amaro, la regia magistrale di Wilder, che riesce a non rendere banali perfino le inquadrature rinchiuse in una camera d’albergo, le romantiche musiche di Rustichelli (a cui si aggiunge “Senza fine” di Gino Paoli); tutti questi elementi incorniciano la perfetta e appassionata recitazione dei tre protagonisti: l’inimitabile Lemmon, premiato con il Golden Globe come miglior attore di commedia, la non-anoressica (finalmente!) Mills, l’esilarante Revill, la cui bravura nella parola e nella mimica, in certi momenti, fa quasi credere che sia un attore italiano. A loro si aggiungono altri fenomenali attori: Barra, nel ruolo del cameriere ricattatore che vuole tornare in America per sfuggire alla cameriera siciliana che ha messo incinta; Franco che riesce a rendere indimenticabile la comicità espressa nei solo dieci minuti concessigli nel ruolo dell’insolito impiegato comunale; Andrews, fenomenale nell’interpretare il cinico diplomatico americano che è capace di far passare alla dogana un cadavere come se fosse una valigia diplomatica. Avanti! Riesce a mescolare la pura commedia, al dramma della morte, al romanticismo del doppio incontro di figli e genitori. Va, però, visto in lingua originale per essere davvero apprezzato: il doppiaggio, infatti, toglie sempre molto alle commedie, ma in questo caso la rovina completamente, eliminando la differenza tra scene girate in inglese e in italiano (prima fra tutte, l’interpretazione di Rivell), alcune battute, che ovviamente non hanno modo di essere tradotte, come lo stesso binomio di “Permesso?-Avanti!”, che Pamela spiega a Wendell sul traghetto. Si è addirittura scelto di cambiare il titolo, nonostante fosse già in italiano e perfettamente collegato alla trama del film e, prima, della piéce teatrale. L’unica cosa di cui dubito è che i rozzi fratelli Trotta potessero conoscere l’inglese.

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