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Changeling

Un film in dvd di  Eastwood Clint  distribuito da Universal Pictures, 2009

  • € 22,19

Marzo 1928. Los Angeles. Il film si apre con una musica tranquilla in sottofondo, un viale alberato, delle case, un tram, delle auto. Una sveglia, una radio, una madre, un figlio. Movimenti normali di una vita quotidiana. Christine Collins e suo figlio Walter; il padre è assente per averli abbandonati, incapace di assumersi delle responsabilità. Christine sembra aver creato una certa serenità nella sua famiglia, un buon rapporto con il figlio. Ha un lavoro, ma trova anche il tempo per lui, e si nota nelle frasi del bambino, che sottolineano la costante presenza della madre. Ma un pomeriggio, costretta a fare degli straordinari non programmati, al ritorno a casa, fa una magra scoperta: suo figlio non c’è. Lo cerca dappertutto, non trovandolo, ne denuncia la scomparsa. La polizia si limita a registrare la segnalazione, e solo dopo, trascorse 24 ore, dà avvio alle ricerche. Dopo cinque mesi sembra che il caso sia risolto, ma il bambino che hanno ritrovato, sebbene assomigliante, non è suo figlio. Purtroppo la polizia ha bisogno, per nascondere le proprie magagne, essendo anche un periodo sotto elezioni, di trovare il lieto fine e a nulla valgono le proteste della madre che continua a dichiarare che quello non è suo figlio. Proprio questa sua ostinazione a porsi in contrasto con la polizia, sarà causa di una serie di tensioni. E’ internata in un ospedale psichiatrico con il codice 12, cioè per disposizione della polizia, ma l’intervento del reverendo Guistav Briegleb, che da anni si batte contro la corruzione e l’arroganza e lo fa con messaggi alla radio da cui trasmette ogni giorno, porteranno ad una svolta: Christine è liberata dalle strette dell’ospedale e inizia una campagna di solidarietà. Grazie alla confessione di un ragazzino, si viene a sapere che la maggior parte dei bambini scomparsi è stata uccisa, e tra questi anche Walter; si apre la caccia all’uomo, inizierà un processo che porterà a molti cambiamenti significativi per la cittadina, non ultimo quello di non poter internare in un ospedale psichiatrico senza una perizia preventiva. Il processo si conclude con la condanna del colpevole. Ma Christine continua a sperare di poter trovare vivo suo figlio. Tale speranza, nel 1935, dopo sette anni dal fatto terribile, viene nuovamente risvegliata dal racconto di un ragazzo, scomparso nello stesso periodo del piccolo Walter, che si ricorda, tra i bambini che erano con lui nella fattoria degli orrori, il nome di Walter Collins proprio perché, se non fosse stato per Walter, lui, probabilmente, non si sarebbe salvato. Christine non saprà mai la fine del figlio, ma continuerà a cercarlo. La cittadina cambia nome per purificarsi dalle “brutture” che l’hanno vista protagonista. Una bella trama, ben composta, peccato che si tratta di una trasposizione cinematografica di un fatto veramente accaduto e quindi, il tutto, diventa ancora più triste di quanto non lo sia già di per sé. La storia si è potuta conoscere perché lo sceneggiatore, J. Michael Straczynski, su segnalazione di un amico, ha recuperato dal macero dei documenti che altrimenti sarebbero stati destinati all’eliminazione e così a far cadere nell’oblio un fatto veramente terribile. Nei contributi speciali lui dice: “Ho lavorato per anni come inviato del Los Angeles Times. Una mia fonte che lavorava al comune, un giorno mi chiama e mi dice: ‘Ho una cosa da farti vedere prima che vada al macero.’ Così mi diedero le trascrizioni delle udienze del Consiglio Comunale nel caso Christine Collins.” Ma una domanda, anzi più di una, sorge spontanea: come mai numerose carte processuali di cause tenutesi negli anni Venti a Los Angeles stavano per andare al macero? Non si sarebbero dovute conservare in un archivio storico, per i posteri che volessero analizzare, tramite la loro lettura, la società di un’epoca?

Recensione Unilibro a cura di rossellaman

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Le Recensioni degli Utenti Unilibro
"Changeling"
rossellaman, 2011-10-30
3

Marzo 1928. Los Angeles. Il film si apre con una musica tranquilla in sottofondo, un viale alberato, delle case, un tram, delle auto. Una sveglia, una radio, una madre, un figlio. Movimenti normali di una vita quotidiana. Christine Collins e suo figlio Walter; il padre è assente per averli abbandonati, incapace di assumersi delle responsabilità. Christine sembra aver creato una certa serenità nella sua famiglia, un buon rapporto con il figlio. Ha un lavoro, ma trova anche il tempo per lui, e si nota nelle frasi del bambino, che sottolineano la costante presenza della madre. Ma un pomeriggio, costretta a fare degli straordinari non programmati, al ritorno a casa, fa una magra scoperta: suo figlio non c’è. Lo cerca dappertutto, non trovandolo, ne denuncia la scomparsa. La polizia si limita a registrare la segnalazione, e solo dopo, trascorse 24 ore, dà avvio alle ricerche. Dopo cinque mesi sembra che il caso sia risolto, ma il bambino che hanno ritrovato, sebbene assomigliante, non è suo figlio. Purtroppo la polizia ha bisogno, per nascondere le proprie magagne, essendo anche un periodo sotto elezioni, di trovare il lieto fine e a nulla valgono le proteste della madre che continua a dichiarare che quello non è suo figlio. Proprio questa sua ostinazione a porsi in contrasto con la polizia, sarà causa di una serie di tensioni. E’ internata in un ospedale psichiatrico con il codice 12, cioè per disposizione della polizia, ma l’intervento del reverendo Guistav Briegleb, che da anni si batte contro la corruzione e l’arroganza e lo fa con messaggi alla radio da cui trasmette ogni giorno, porteranno ad una svolta: Christine è liberata dalle strette dell’ospedale e inizia una campagna di solidarietà. Grazie alla confessione di un ragazzino, si viene a sapere che la maggior parte dei bambini scomparsi è stata uccisa, e tra questi anche Walter; si apre la caccia all’uomo, inizierà un processo che porterà a molti cambiamenti significativi per la cittadina, non ultimo quello di non poter internare in un ospedale psichiatrico senza una perizia preventiva. Il processo si conclude con la condanna del colpevole. Ma Christine continua a sperare di poter trovare vivo suo figlio. Tale speranza, nel 1935, dopo sette anni dal fatto terribile, viene nuovamente risvegliata dal racconto di un ragazzo, scomparso nello stesso periodo del piccolo Walter, che si ricorda, tra i bambini che erano con lui nella fattoria degli orrori, il nome di Walter Collins proprio perché, se non fosse stato per Walter, lui, probabilmente, non si sarebbe salvato. Christine non saprà mai la fine del figlio, ma continuerà a cercarlo. La cittadina cambia nome per purificarsi dalle “brutture” che l’hanno vista protagonista. Una bella trama, ben composta, peccato che si tratta di una trasposizione cinematografica di un fatto veramente accaduto e quindi, il tutto, diventa ancora più triste di quanto non lo sia già di per sé. La storia si è potuta conoscere perché lo sceneggiatore, J. Michael Straczynski, su segnalazione di un amico, ha recuperato dal macero dei documenti che altrimenti sarebbero stati destinati all’eliminazione e così a far cadere nell’oblio un fatto veramente terribile. Nei contributi speciali lui dice: “Ho lavorato per anni come inviato del Los Angeles Times. Una mia fonte che lavorava al comune, un giorno mi chiama e mi dice: ‘Ho una cosa da farti vedere prima che vada al macero.’ Così mi diedero le trascrizioni delle udienze del Consiglio Comunale nel caso Christine Collins.” Ma una domanda, anzi più di una, sorge spontanea: come mai numerose carte processuali di cause tenutesi negli anni Venti a Los Angeles stavano per andare al macero? Non si sarebbero dovute conservare in un archivio storico, per i posteri che volessero analizzare, tramite la loro lettura, la società di un’epoca?