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The Road To Guantanamo

Un film in dvd di  Whitecross Mat Winterbottom Michael  distribuito da Fandango, 2007

  • Prezzo di Copertina: € 16,99
  • € 12,99
  • Risparmi il 23% (€ 4,00)

Un documentario sul tristemente famoso centro di detenzione della baia di Guantanamo, luogo in cui, secondo quanto sostengono i rapporti, i diritti umani vengono costantemente violati. Il regista Winterbottom ci racconta la storia di quattro ragazzi inglesi di origine pakistana. Tornati in patria per un matrimonio, decidono di fermarsi più a lungo e visitare il paese, ormai occupato dalle forze americane. Qui le forze dell’Alleanza del Nord li arrestano, di uno di loro non si ebbe più notizia, mentre gli altri tre furono trasferiti a Guantanamo con l’accusa di essere membri di al-qaeda, e qui rimasero per due anni, finchè prove schiaccianti non dimostrarono la loro innocenza. Nella realizzazione vengono usate le vere testimonianze dei ragazzi (non interpretati da attori), agghiaccianti dichiarazioni di Bush dell’epoca e ricostruzioni dei fatti. Vengono mostrate le violenze e le torture subite nel campo di prigionia, sia fisiche che psicologiche, e all’ordine del giorno. I detenuti sono in uno stato di costante spaesamento, bendati, lasciati così in gabbie sotto il sole cocente, e ovviamente senza lo straccio di un interprete. Viene messa in luce la completa incapacità da parte degli ufficiali di ricavare informazioni utili, e il disinteresse più totale per le storie dei detenuti e per la loro versione dei fatti. Spesso i detenuti sono condannati a subire questo inferno accusati di reati che non hanno commesso, per superficialità o semplici errori di omonimia (nel mondo arabo-islamico i casi di questo tipo sono infinitamente più numerosi rispetto a noi, per una serie di usanze, e i malintesi e gli scambi di persona sono all’ordine del giorno, anche in Italia). La capacità di difendere i propri diritti è quasi nulla, per l’ignoranza di questa gente in materia, per l’impossibilità di far sentire la propria voce, e perché spesso risultano a parenti e amici come "scomparsi", e una ricerca è impossibile. Nonostante le testimonianze e i rapporti giornalistici che confermano tutto ciò, le autorità non hanno mai ammesso di aver compiuto degli errori. I protagonisti vengono rilasciati solo grazie a un aiuto esterno e al loro abili di ferro, che però è stato ignorato per due anni. Un film che fa discutere, da vedere e cercare di capire. Una denuncia più che convincente e uno stile diretto e incisivo.

Recensione Unilibro a cura di simaun

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Le Recensioni degli Utenti Unilibro
"The Road To Guantanamo "
simaun, 2011-10-15
4

Un documentario sul tristemente famoso centro di detenzione della baia di Guantanamo, luogo in cui, secondo quanto sostengono i rapporti, i diritti umani vengono costantemente violati. Il regista Winterbottom ci racconta la storia di quattro ragazzi inglesi di origine pakistana. Tornati in patria per un matrimonio, decidono di fermarsi più a lungo e visitare il paese, ormai occupato dalle forze americane. Qui le forze dell’Alleanza del Nord li arrestano, di uno di loro non si ebbe più notizia, mentre gli altri tre furono trasferiti a Guantanamo con l’accusa di essere membri di al-qaeda, e qui rimasero per due anni, finchè prove schiaccianti non dimostrarono la loro innocenza. Nella realizzazione vengono usate le vere testimonianze dei ragazzi (non interpretati da attori), agghiaccianti dichiarazioni di Bush dell’epoca e ricostruzioni dei fatti. Vengono mostrate le violenze e le torture subite nel campo di prigionia, sia fisiche che psicologiche, e all’ordine del giorno. I detenuti sono in uno stato di costante spaesamento, bendati, lasciati così in gabbie sotto il sole cocente, e ovviamente senza lo straccio di un interprete. Viene messa in luce la completa incapacità da parte degli ufficiali di ricavare informazioni utili, e il disinteresse più totale per le storie dei detenuti e per la loro versione dei fatti. Spesso i detenuti sono condannati a subire questo inferno accusati di reati che non hanno commesso, per superficialità o semplici errori di omonimia (nel mondo arabo-islamico i casi di questo tipo sono infinitamente più numerosi rispetto a noi, per una serie di usanze, e i malintesi e gli scambi di persona sono all’ordine del giorno, anche in Italia). La capacità di difendere i propri diritti è quasi nulla, per l’ignoranza di questa gente in materia, per l’impossibilità di far sentire la propria voce, e perché spesso risultano a parenti e amici come "scomparsi", e una ricerca è impossibile. Nonostante le testimonianze e i rapporti giornalistici che confermano tutto ciò, le autorità non hanno mai ammesso di aver compiuto degli errori. I protagonisti vengono rilasciati solo grazie a un aiuto esterno e al loro abili di ferro, che però è stato ignorato per due anni. Un film che fa discutere, da vedere e cercare di capire. Una denuncia più che convincente e uno stile diretto e incisivo.

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