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Hollywood Ending

Un film in dvd di  Allen Woody  distribuito da Medusa Video, 2013

  • Prezzo di Copertina: € 10,49
  • € 9,99
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Un tempo Val Waxman era un famoso regista, ma ormai per tirare avanti è costretto a dirigere spot televisivi. Quando finalmente arriva la grande occasione di girare un nuovo film che potrebbe rilanciare la sua carriera, perde la vista per cause psicosomatiche. Grazie alla complicità della ex moglie trova il modo per realizzare ugualmente il film senza che gli altri si accorgano della sua cecità. Il film risulta totalmente incomprensibile, ma ottiene in modo insperato un gran successo di pubblico e critica in Francia.

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Le Recensioni degli Utenti Unilibro
"Hollywood Ending"
Hollywood secondo Woody
Mary Falchi, 2011-12-16
4

Sicuramente è una delle migliori interpretazioni comiche di Allen, che rappresenta genialmente una versione di se stesso caduto in disgrazia. Ancora una volta porta in scena le sue manie, le sue ipocondrie e fobie, a cui accosta i paradossali comportamenti del regista segretamente cieco. Inoltre, utilizza la complicità di un ottimo cast di attori: fenomenale Mark Rydell, nel ruolo dell’agente senza scrupoli che pensa solo a far risalire la cresta del successo al suo protetto. Per quanto riguarda le donne, Tèa Leoni rivela una vena comica inaspettata, specialmente quando deve “addestrare” l’ex marito a trovare le poltrone nella stanza, per non farsi scoprire da Hal; Debra Messing, invece, si cala perfettamente nel ruolo di attricetta senza un minimo di cervello, ossessionata dalla necessità di apparire anoressica. Ma la scena migliore, sia dal punto di vista della sceneggiatura, sia da quello della recitazione, è senz’altro quella in cui Val e Ally si incontrano la prima volta per discutere del film, e Allen intervalla una serie di discorsi assolutamente seri e professionali a esilaranti recriminazioni per il tradimento dell’ex moglie, coinvolgendo perfino i vicini di tavolo. Da applauso. Ci sono anche risate legate alla riflessione: ancora una volta, infatti, Allen parla del cinema nel cinema, prendendone in giro la mancanza di nuove menti creative, le manie degli scenografi famosi che vorrebbero ricostruire Central Park e l’Empire State Building (“almeno i primi venti piani”), la moda di avere addetti ai lavori stranieri, le ipocrisie e gli interessi puramente commerciali che governano Hollywood e il mondo dello show-biz; il titolo, infatti, può essere letto nel senso di “finale hollywoodiano”, o di “fine di Hollywood”. Ma mette anche in evidenza i limiti dei critici, che cambiano opinione a seconda del luogo in cui vivono.

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