ricerca
avanzata

L'orda. E-book. Formato EPUB

Un ebook di  Gian Antonio Stella  edito da BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2011

Davvero è possibile che «una donna italiana, moglie di un suonatore d’organetto, tentava di ristorare una scimmia ammalata allattandola dal proprio seno» oppure il seno, il latte, la scimmia, l’organetto e la donna sono diffidenza, fastidio e ostilità che vomitano insulti che fermentano rancori da cui fruttifica il razzismo? L’abietta diversità degli italiani ha infettato fisicamente e mentalmente il mondo, dovremmo dedurne. Oppure dovremmo dedurne che ciò che s’è detto, scritto, ridetto e riscritto è un balbettio sconclusionato, una laida falsità, una vergogna. Una vergogna che parla non dell’oggetto qualificato ma del soggetto qualificante. I giudizi sugli italiani raccontano il Sud America degli anni Venti; l’America degli anni Trenta; il Belgio degli anni Quaranta; la Francia degli anni Cinquanta; l’Australia degli anni Sessanta; la Germania dagli anni Settanta tanto quanto raccontano l’Italia degli anni Duemila. Mutato è il ruolo (da qualificato a qualificante), gli italiani oggi sono penultimi: hanno un ultimo cioè da umiliare di sgualdrine grassocce, di pane e cipolla, di bellimbusti olivastri, di ubriacatura furente, di omosessualità dilagante, di ebetudine, d’ignoranza, di puzza. Occorrerebbe - ad ogni articolo di cronaca che comincia menzionando la nazionalità del colpevole, ad ogni servizio televisivo che imbratta comunità intere per colpe individuali - ricordare, riflettere, prendere fiato e poi - eventualmente - parlare.

Recensione Unilibro a cura di Alex Toppi
1
4

Informazioni bibliografiche

 
Le Recensioni degli Utenti Unilibro
"L'orda. E-book. Formato EPUB"
Ricordare
Alex Toppi, 2012-06-30
4

Davvero è possibile che «una donna italiana, moglie di un suonatore d’organetto, tentava di ristorare una scimmia ammalata allattandola dal proprio seno» oppure il seno, il latte, la scimmia, l’organetto e la donna sono diffidenza, fastidio e ostilità che vomitano insulti che fermentano rancori da cui fruttifica il razzismo? L’abietta diversità degli italiani ha infettato fisicamente e mentalmente il mondo, dovremmo dedurne. Oppure dovremmo dedurne che ciò che s’è detto, scritto, ridetto e riscritto è un balbettio sconclusionato, una laida falsità, una vergogna. Una vergogna che parla non dell’oggetto qualificato ma del soggetto qualificante. I giudizi sugli italiani raccontano il Sud America degli anni Venti; l’America degli anni Trenta; il Belgio degli anni Quaranta; la Francia degli anni Cinquanta; l’Australia degli anni Sessanta; la Germania dagli anni Settanta tanto quanto raccontano l’Italia degli anni Duemila. Mutato è il ruolo (da qualificato a qualificante), gli italiani oggi sono penultimi: hanno un ultimo cioè da umiliare di sgualdrine grassocce, di pane e cipolla, di bellimbusti olivastri, di ubriacatura furente, di omosessualità dilagante, di ebetudine, d’ignoranza, di puzza. Occorrerebbe - ad ogni articolo di cronaca che comincia menzionando la nazionalità del colpevole, ad ogni servizio televisivo che imbratta comunità intere per colpe individuali - ricordare, riflettere, prendere fiato e poi - eventualmente - parlare.