Libri di Cur Pini
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Italiano per caso. Storie di italofonia nella Svizzera non italiana Pini V. (Cur.) Pellegrini I. (Cur.) Cattacin S. (Cur.) - Casagrande, 2017 - Ricerca E Formazione
Che cosa significa, oggi, parlare italiano in Svizzera? Esiste una Svizzera di cultura italiana che valica i confini geografico-territoriali del Cantone Ticino e delle valli italofone dei Grigioni? E chi sono, in fin dei conti, le persone che parlano e usano l'italiano dentro ma soprattutto fuori di questi confini? Attraverso le testimonianze di quattordici residenti autoctoni, migranti o immigrati di varie generazioni, che vivono "in italiano" al Nord delle Alpi, questo libro si propone di misurare l'effettiva vitalità della lingua e della cultura italiane in Svizzera e di analizzarne le peculiarità più significative. I risultati presentati nei contributi che accompagnano i ritratti sono per certi versi sorprendenti e confermano una "presenza totale" dell'italiano, in particolare nei contesti urbani e periurbani. L'italianità comprende un polo autoctono compatto nella Svizzera italiana tradizionale e un polo più consistente, alloctono, sedimentato e diffuso in tutto il paese. Quasi un residente su otto in Svizzera ha un legame con l'italianità, in varia gradazione: è italofono, ha origini italiane, ha affinità con la cultura o la lingua italiana. Posti nella giusta prospettiva territoriale, sullo sfondo di una forte mobilità e delle nuove forme di comunicazione digitale, i dati danno un nuovo profilo alla "minoranza" italofona in Svizzera, svelandone il valore e le potenzialità in un contesto sempre più pluriculturale. Prefazione di Sergio Romano, postfazione di Remigio Ratti e un contributo di Sacha Zala.
Vita segreta del conte Raimondo Montecuccoli Pini A. (Cur.) - Iaccheri, 2009 - Fuori Collana
Fu un vero uomo Raimondo? Sotto la sua scintillante corazza pulsava un cuore? Provò le passioni di tutti gli altri uomini o fu esclusivamente un uomo d'armi? Finora gli studiosi e i biografi del celebre generale frignanese non l'hanno svelato e forse neppure indagato. In diciotto racconti, scavando nei rarissimi documenti e affidandosi soprattutto all'immaginazione, il De Gavuglis ha cercato di svelare l'uomo che si cela sotto l'eterna, scintillante e fredda corazza del militare Montecuccoli. Ecco, dunque, Raimondo fanciullo, incline alle monellerie tipiche dell'età; ecco l'adolescente, nel turbine delle problematiche esistenziali, chiamato alle difficili scelte di vita, stretto nella morsa tra le aspettative materne e le proprie pulsioni; eccolo finalmente militare districarsi nella vita della caserma resa dura dal bullismo dei rozzi camerati e dalle fatiche del soldato semplice. Ecco il nostro Raimondo focoso amante, alle prese con altezzose nobildonne teutoniche e con ingenue ruspanti pastorelle frignanesi. Eccolo ancora a fianco di una donna fatale, la regina Cristina di Svezia, grande amica e capace di ogni ribalderia. Ecco, infine, lo spirito di Raimondo nella vita ultraterrena, nel mondo dell'al di là, di fronte agli inquisitori celesti convocati a giudicare i suoi pensieri, le parole, le opere e le omissioni e ad emettere l'ultima sentenza irrevocabile.
Progetto Castelgrande. Il divenire di un restauro. Ediz. illustrata Pini V. (Cur.) Pini Legobbe A. (Cur.) - Skira, 2006 - Architettura
La collina di Castelgrande occupa una posizione privilegiata nella valle del Ticino e la presenza dell'uomo vi è documentata da millenni. Dal Neolitico al periodo romano, dall'Alto Medioevo al periodo ducale milanese, dall'occupazione dei Confederati alla creazione del Cantone Ticino, gli insediamenti si susseguono e si rinnovano, multiformi, dominati dalla straordinaria morfologia del sito. I segni di questo cammino sono parte integrante dell'immagine odierna della rocca, della città, del territorio, e dunque materia costitutiva del restauro realizzato da Aurelio Galfetti. Con l'avventura progettuale qui descritta, fortemente ancorata alla convinzione che fra architettura, urbanistica, paesaggistica da un lato, archeologia, storia, storia dell'arte, dall'altro, le barriere sono illusorie e permeabili, si è tentato di leggere e reinterpretare il monumento alla luce della "lunga durata", di strapparlo provvisoriamente dal frammentario e dall'isolamento e di raggiungere una nuova unità formale, un nuovo effimero equilibrio verso la città e il territorio.