Libri di Pietro Citati

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La malattia dell'infinito. La letteratura del Novecento libro
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LIBRO   9788862183857

La malattia dell'infinito. La letteratura del Novecento Citati Pietro   -  Book Time, 2025  -  Saggi

"'La malattia dell'infinito' è in primo luogo una grande galleria di ritratti. Spaziando da Joseph Conrad (che inaugura il secolo col suo supremo Lord Jim) a Hofmannsthal, da Jung a Robert Walser, da Nabokov a Borges, da Flannery O'Connor a Thomas Bernhard; attraversando figure di poeti quali Yeats, Valéry, Bertolucci, Luzi e Caproni; disegnando silhouette di amici quali Emilio Cecchi, Italo Calvino, Giorgio Manganelli, Fruttero e Lucentini, sempre Citati si muove "a onde", ora allentando ora stringendo il proprio pennello critico attorno a ciò che sa, comunque, imprendibile: il nocciolo, via via diverso, di una verità intima, di una visione originale del mondo. Irriducibili a qualsiasi generalizzazione, a ogni legge astratta e ad ogni richiamo degli "idoli della tribù", molti di questi creatori appaiono a Citati degli "stranieri", degli abitanti dell'ombra o di una luce diversa, come Walser. Ciò che emerge anzitutto dal loro destino è la varietà di volti che sa assumere il dèmone della solitudine per marchiare a fuoco la carne e l'anima del loro tempo mortale e delle loro immortali parole: volti da reietto, da paria, da mendicante; volti da ebreo perseguitato o da gnostico in esilio nel luogo dei corpi impuri, votati allo sfacelo; volti da malato o da folle, ma anche volti illuminati da una specie di strana, incomprensibile letizia..." (dalla Presentazione di Paolo Lagazzi)

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Il migliore dei mondi impossibili libro
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LIBRO   9788862183918

Il migliore dei mondi impossibili Citati Pietro   -  Book Time, 2025  -  Saggi

Solo uno spirito abituato a considerare il possibile più che il reale conosce quale sia l'attrazione dell'infinito. Seduto davanti a una siepe, immagina tutte le conseguenze possibili di un evento e di un pensiero; e poi, con la mente desiderosa, risale indietro, fino alle cause di ogni fatto reale e immaginario, incontra di nuovo il gioco sterminato delle possibilità, e si trova chiuso tra due oceani egualmente inquietanti, nei quali rischia di smarrirsi. L'esistenza perde, per lui, ogni forma stabile e certa. Se contempla un paesaggio, lo trasforma cogli occhi, come se monti e fiumi, colline e pianure fossero segni di matita caduti per caso sulla carta, che si possono cancellare con un gesto della mano: se ricorda un fatto storico, viene attratto sopratutto dalla moltitudine di casi che avrebbero potuto verificarsi e, chissà perché, non si sono verificati: se riflette, tutti i suoi pensieri sembrano degli elementi di altre combinazioni intellettuali egualmente possibili; se guarda la carta scritta, si sorprende a rimpiangere le parole rifiutate, gli scarti, le congetture, le immagini che avrebbe potuto scegliere e non ha scelto.

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