Libri di Keun Irmgard

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Irmgard Keun (1905-1982) è stata una delle scrittrici più originali del suo tempo ed è al centro ormai da anni di una riscoperta da parte di critica e pubblico. Compagna di Joseph Roth, fu spinta alla scrittura da Alfred Döblin che ne ammirava la vivace intelligenza e l’umorismo fulminante. È autrice di sceneggiature, reportage e una dozzina di romanzi in cui ha raccontato le contraddizioni della società europea prima e durante la Seconda guerra mondiale, concentrandosi in particolare sulla condizione della donna. Le sue opere furono proibite dai nazisti; per tutta risposta l’autrice fece causa allo Stato per danni. All’inizio degli anni Trenta, i suoi Gilgi, una di noi e Doris, la ragazza misto seta trasformarono Keun in un caso letterario e la resero una celebrità internazionale. In esilio scrisse Una bambina da non frequentare e Dopo mezzanotte.
LIBRO   9788875751425

Figlia di tutti i paesi Keun Irmgard  Perrone Capano L. (Cur.)   -  Artemide, 2011  -  Proteo

La Figlia di tutti i paesi (1938) - romanzo d'esilio di Irmgard Keun (1905-1982) - è una bambina cosmopolita, che accetta la sua situazione di esiliata in fuga con la famiglia dalla Germania nazista con sorprendente nonchalance e osserva con apparente distacco i genitori che devono lottare con permessi di soggiorno e con insormontabili e quotidiane difficoltà economiche. Ma la presunta ingenuità con cui Kully guarda fatti e persone, facendone scaturire anche situazioni umoristiche, consente in realtà, attraverso la prospettiva infantile, di dire le cose come sono, senza veli, false inibizioni o pregiudizi. Nel romanzo di Keun l'esilio rappresenta così la forma spaesata della scrittura - leggera e ironica, anche se abitata dalla distruzione -, della vita, del senso, della storia e si configura come una complessa topografia che prevede stazioni diverse, l'attraversamento dell'Atlantico e alla fine il ritorno appena accennato in Europa. Ai fenomeni storici si aggiunge una dimensione privata e anche una immaginaria che consente di dar forma a nuove espressioni della memoria e della percezione culturale. La marginalità dell'esilio, che è qui non soltanto condizione reale, ma anche scelta consapevole per il padre di Kully, scrittore colpito dalla censura, porta con sé una carica di innovazione possibile, diviene la base di una pratica intellettuale. L'esilio si trasforma in una condizione permanente, in un incessante movimento.

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