Libri di Cur De Concilio
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Bibbiena racconta. La storia che i libri di storia non hanno raccontato De Concilio L. (Cur.) - Agc, 2023 -
"Bibbiena Racconta" è un libro di ricordi in bianco e nero curato da Luigi de Concilio, giornalista e scrittore, dove 70 autori, della più diversa estrazione sociale e culturale, hanno fatto rivivere, attraverso 150 testimonianze, una Bibbiena che oggi non c'è più. Quella Bibbiena, vissuta dentro e mai dimenticata. Testimonianze che fanno rievocare, anche attraverso alcune fotografie d'epoca, rigorosamente in bianco e nero, giochi, personaggi, antichi mestieri, abitudini, aneddoti, fiere e sagre vissute in città e nelle borgate di allora. Pagina dopo pagina, ci accorgiamo essere lontanissima parente della città che è oggi. Come ricorda il Sindaco Filippo Vagnoli nella sua presentazione "Ogni libro che apre porte sulla memoria collettiva è qualcosa di prezioso..." Un libro che racconta l'infanzia e l'adolescenza di quelle generazioni che hanno vissuto sia la guerra che il dopoguerra e quei fantastici anni del boom economico, racconto dopo racconto, ricostruisce l'identità popolare della città in un suggestivo "amarcord" di storie inedite, perché recuperate nella memoria come da vecchi album di famiglia e portate a conoscenza del lettore. "Quando il libro, come in questo caso, rappresenta il corale sforzo di molti per restituire al futuro le storie di Bibbiena, io credo abbia un valore ancora maggiore e più importante." Ed è per questi motivi che "Bibbiena Racconta" diventa la storia che i libri di storia non hanno raccontato...
Tra memoria e immaginazione De Concilio Antonio De Concilio N. (Cur.) - Edizioni Del Faro, 2020 -
"Tra memoria e immaginazione. Racconti in rima" è il viaggio dell'autore nel flusso dei lontani ricordi dell'infanzia e della giovinezza - di una civiltà contadina - dove albergano donne, uomini, situazioni, luoghi di un territorio: il Cilento, le "Langhe del sud" - come qualcuno le ha definite - del suo paese, Prignano. L'autore, al culmine della propria esperienza di vita, si volge indietro e, con sguardo nostalgico e a tratti divertito, recupera immagini ancora vive nella memoria, bozzetti, quadri di una realtà, di una umanità che rischiano di svanire, perdersi, per l'oblio generato dal tempo nel suo divenire. Si racconta e ci racconta storie con la spontaneità di un lessico diretto, comico, ironico, caricaturale, che gli è familiare, non estraneo ad alcuni filoni della tradizione poetica realistica popolare, dove il vernacolo, con la sua naturale vitalità, mostra la forza del proprio verismo espressivo. Il dialetto è patrimonio linguistico da proteggere, avverte l'autore nella poesia "Non si deve modernare", la madre lingua capace di penetrare ed eternare la realtà del mondo da cui veniamo; ricchezza che va difesa, valorizzata, divulgata, insieme al tesoro di esperienze che in essa vive, sostrato della storia personale e familiare di ciascuno di noi. Stagioni della vita, ma anche stagioni dell'anima: "Il contadino che parla il suo dialetto è padrone di tutta la sua realtà" scriveva Pier Paolo Pasolini.