Libri di Perotti
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Lo impone il mercato. Come i nostri governanti hanno stravolto i principi costituzionali Perotti Daniele - Imprimatur, 2018 - Saggi
Ha da poco compiuto settant'anni, ma la nostra resta una Costituzione sana, robusta e proiettata verso il futuro, benché da tempo sotto l'assedio di maldestri riformatori che vorrebbero cambiarne forma e sostanza. Tuttavia l'attacco che ha avuto le conseguenze più gravi è stato quello non dichiarato, e per questo più insidioso, portato direttamente al suo cuore: ai suoi principi fondamentali. Ne è principale protagonista l'ideologia neoliberista che tutto vuole sottomesso e regolato da un mercato globale senza regole, con la mercificazione del lavoro, del tempo, delle relazioni fra le persone, dei rapporti sociali, della natura, dei beni e del patrimonio comune, con le sue false rappresentazioni della realtà. A partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, enormi interessi economici e finanziari transnazionali e globali hanno garantito il dominio culturale dell'ideologia neoliberista e delle sue fallaci narrazioni attraverso le teorie di economisti e giuristi seguiti da politici subalterni sedotti e conquistati dal "nuovo" pensiero unico. I diritti sociali, espressioni reali della sovranità popolare, e i valori a cui sono ispirati, che si ritrovano nei principi fondamentali della nostra Costituzione, sono stati progressivamente erosi, rimossi, disconosciuti e violati da una classe politica vacua e inadeguata a raccogliere il prezioso patrimonio lasciato in eredità dai padri costituenti. Perché esso non vada disperso, occorre evocare i contenuti politici e la tensione ideale che ispirarono le donne e gli uomini della Resistenza. Lo può e lo deve fare l'Italia migliore che ie
I madrigali autografi di Torquato Tasso a Carlo Gesualdo (Madrid, Real Biblioteca, ms. II/3281) Perotti D. (Cur.) - Cesati, 2021 - Filologia E Ordinatori
Quando Torquato Tasso compose i madrigali che poi sarebbero confluiti nel manoscritto II/3281 della Biblioteca Reale di Madrid non s'immaginava che la loro storia editoriale sarebbe stata tanto lunga e travagliata. Siamo alle soglie del XVII secolo (1592) e il poeta, in soggiorno a Roma, frequentava sovente anche la città di Napoli; lì, tra gli altri, riceveva le visite di uno dei musicisti più importanti del suo tempo: Carlo Gesualdo. È così che tra i due nacque un rapporto di committenza artistica: Gesualdo richiedeva a Tasso i testi per le sue melodie, testi che il poeta gli inviava da Roma allegandoli a una serie di missive. Alla morte di Gesualdo la corrispondenza passò nell'archivio di una piccola biblioteca napoletana e fu successivamente assemblata in un codice composito dallo storiografo capuano Francesco Daniele. Il tutto avvenne in occasione dell'incoronazione di Giuseppe Bonaparte al trono di Spagna (1808), per la quale Daniele lo omaggiò inviandogli la raccolta di versi inediti del Tasso. Da allora, e fino al XXI secolo, dei componimenti non si ebbe più traccia. Nel luglio del 2017 il manoscritto II/328 della Biblioteca Reale di Madrid è stato rinvenuto e identificato come autografo del Tasso: l'edizione critica che qui si propone è di rilevanza scientifica poiché permette di emendare errori e restaurare lezioni perdute, tutti fattori che impedivano la costituzione del testo secondo la volontà dell'autore.