Libri di Nicholas Stargardt
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La guerra tedesca. Una nazione sotto le armi 1939-1945 Stargardt Nicholas - Neri Pozza, 2018 - I Colibrì
Sono trascorsi più di settant'anni dalla fine della Seconda guerra mondiale e - nonostante interi scaffali di libri dedicati alle origini, allo svolgersi e alle atrocità del conflitto - non sappiamo ancora perché i tedeschi combatterono fino all'ultimo giorno per la difesa del Terzo Reich. Neppure i giapponesi combatterono fino alle porte del palazzo imperiale di Tokyo come fecero i tedeschi per la Cancelleria del Reich a Berlino. Che cosa li muoveva realmente? Come potevano far proprio il richiamo alla mobilitazione generale da parte di un regime che, nel 1945, mise in atto la propria «sconfitta totale», investendo e consumando tutte le risorse morali e fisiche della nazione? Il carattere di guerra razziale di quel conflitto, con le atrocità e i genocidi conseguenti, non era, inoltre, - come nel periodo della Guerra fredda si è a lungo sostenuto - un'ignobile macchia delle SS e di un manipolo di nazisti intransigenti. A partire dagli anni Novanta, documentazioni fotografiche e numerosi materiali - come una pagina di diario in cui, il 22 novembre 1943, il capitano August Töpperwien annotava: «Stiamo sterminando non solo gli ebrei che combattono contro di noi, vogliamo letteralmente sterminare questo popolo in quanto tale!» - hanno abbondantemente messo in discussione la comoda scusa di una Wehrmacht buona a fronte delle cattive SS. La tesi perciò che vuole i tedeschi consapevoli a poco a poco di stare combattendo una guerra mirata al genocidio è difficilmente confutabile. Che impatto, tuttavia, ha avuto sulla gente comune una simile consapevolezza? In che maniera la guerra influì sul loro modo di vedere il genocidio? Il diffuso timore, nell'estate 1943, che la Germania non sarebbe riuscita a sottrarsi alle conseguenze di una spietata guerra razziale, di cui era stata essa stessa fautrice, ha avuto un peso rilevante nella mobilitazione generale dei tedeschi?
La guerra dei bambini. Infanzia e vita quotidiana durante il nazismo Stargardt Nicholas - Mondadori, 2006 - Le Scie
"Dura come il cuoio, forte come l'acciaio Krupp e veloce come un levriero." Queste, nei progetti di Hitler, erano le qualità che la gioventù tedesca del futuro avrebbe dovuto possedere. Per proteggerla furono realizzati i campi estivi della Gioventù hitleriana e venne organizzato lo sfollamento dei minori dalle città minacciate dalle incursioni aeree. Ma si decise anche di eliminare ed emarginare fin dalla più tenera età quegli elementi "deboli" che avrebbero potuto inquinare la purezza razziale: i "non ariani", i malati di mente, i disabili, i delinquenti. A un certo punto, però, quando gli eventi bellici precipitarono, i giovani nel cui nome il regime nazista perseguiva la propria utopica visione dovettero essere immolati alla sua difesa. Con la costituzione del Volkssturm (ultima leva composta da adolescenti e da uomini che avevano superato la mezza età) le contraddizioni insite nell'ideale nazionalsocialista di gioventù emersero in modo stridente: si investiva nella salute dei minori, li si tutelava con severe disposizioni dallo sfruttamento sul lavoro e li si allontanava dalle città a rischio, per poi mandarli contro i carri armati in bicicletta, armati di un paio di granate anticarro fissate al manubrio con una cinghia. All'utopia di una nazione ariana di famiglie sane, belle e felici, subentrava ora il suo opposto: il sacrificio. In questo libro l'autore dà voce ai bambini e ai giovani che vissero sotto il dominio del Terzo Reich e furono vittime del suo macabro progetto imperiale.
La guerra dei bambini. Infanzia e vita quotidiana durante il nazismo Stargardt Nicholas - Mondadori, 2008 - Oscar Storia
"Dura come il cuoio, forte come l'acciaio Krupp e veloce come un levriero." Queste, nei progetti di Hitler, erano le qualità che la gioventù tedesca del futuro avrebbe dovuto possedere. Per proteggerla furono realizzati i campi estivi della Gioventù hitleriana e venne organizzato lo sfollamento dei minori dalle città minacciate dalle incursioni aeree. Ma si decise anche di eliminare ed emarginare fin dalla più tenera età quegli elementi "deboli" che avrebbero potuto inquinare la purezza razziale: i "non ariani", i malati di mente, i disabili, i delinquenti. A un certo punto, però, quando gli eventi bellici precipitarono, i giovani nel cui nome il regime nazista perseguiva la propria utopica visione dovettero essere immolati alla sua difesa. Con la costituzione del Volkssturm (ultima leva composta da adolescenti e da uomini che avevano superato la mezza età) le contraddizioni insite nell'ideale nazionalsocialista di gioventù emersero in modo stridente: si investiva nella salute dei minori, li si tutelava con severe disposizioni dallo sfruttamento sul lavoro e li si allontanava dalle città a rischio, per poi mandarli contro i carri armati in bicicletta, armati di un paio di granate anticarro fissate al manubrio con una cinghia. All'utopia di una nazione ariana di famiglie sane, belle e felici, subentrava ora il suo opposto: il sacrificio. In questo libro l'autore dà voce ai bambini e ai giovani che vissero sotto il dominio del Terzo Reich e furono vittime del suo macabro progetto imperiale.