Biblioteca Della Fenice Libri
Libri pubblicati nella collana Biblioteca Della Fenice con argomento Junger Ernst Autobiografie: letterati
Nelle tempeste d'acciaio Jünger Ernst - Guanda, 2007 - Biblioteca Della Fenice
Ernst Jünger partecipò alla Prima guerra mondiale con i gradi di sottotenente della Wehrmacht. Il suo comportamento in prima linea lo rese leggendario: ferito quattordici volte, ricevette numerosi riconoscimenti al valore, compreso il più alto, l'"Ordre pour le mérite". Portava sempre in tasca un taccuino su cui fissava con precisione gli avvenimenti. Da quelle note, in seguito all'insistenza del padre, si persuase a trarre un libro che avrebbe dovuto intitolarsi "Il rosso e il grigio", in omaggio all'amato Stendhal e ai colori mesti e uggiosi della guerra in trincea. Jünger preferì alla fine l'immagine tratta da un poema medioevale islandese. Oggetto di ambigui entusiasmi negli anni Venti e Trenta, le "Tempeste" appaiono oggi la più agghiacciante testimonianza sulla Grande guerra e l'espressione già perfetta della sovrumana capacità di osservazione di Jünger e della prosa fredda e cristallina che egli ha forgiato.
Irradiazioni. Diario 1941-1945 Jünger Ernst - Guanda, 1993 - Biblioteca Della Fenice
Giovanissimo ufficiale durante la prima guerra mondiale, Junger viene richiamato alle armi nel '39. Sull'esperienza della seconda guerra mondiale costruisce un libro-testimonianza: Irradiazioni. Sotto lo sguardo dell'autore passano tutti i personaggi di questa tragedia: i colti ufficiali dissidenti e gli uomini di regime, intellettuali come Carl Schmitt e letterati come Cocteau, primattori della catastrofe e complici ottusi, generali impegnati sul fronte orientale e generali in ozio a Parigi. E un'infinità di vicende, che tutte si fondono nell'infiammato finale: l'arrivo dei primi carri americani a Kirchorst, accompagnato dalle ultime parole del diario: "Non ci si può più riavere dopo una tale sconfitta".
Irradiazioni. Diario 1941-1945 Jünger Ernst - Guanda, 2025 - Biblioteca Della Fenice
Nel 1939, allo scoppio della guerra, Ernst Jünger viene richiamato alle armi come comandante di compagnia, col grado di capitano. Successivamente, alla fine della campagna di Francia, è inviato presso lo stato maggiore del comando militare di Parigi. Ha cominciato intanto a prendere forma quel diario, in cui lo scrittore registrerà riflessioni ed eventi fino ai giorni della sconfitta e dell'occupazione: l'invio al fronte orientale, nel Caucaso; il secondo soggiorno parigino fra il 1943 e il 1944, mentre le sorti del conflitto volgono al peggio per la Germania; il trasferimento a Kirchhorst, dove trascorrerà il resto della guerra, tra sventure private (l'annuncio della morte del figlio sul fronte italiano) e un distacco sempre più marcato dal regime e dai suoi capi militari. In quale posizione si è messo per osservare tutto questo? Egli stesso afferma di aver inseguito immagini di «completa aderenza». Lo sguardo esatto, impavido, coglie con esemplare precisione luci e ombre: le zone di terrore (il fronte caucasico dove non vi è più regola di guerra e si giunge fatalmente a «colpire gli inermi») e quei luoghi in cui, per qualche istante, l'antica civiltà d'Europa ha saputo ancora esprimersi in una discussione intellettuale, in un paragone colto, nel piacere di una battuta. Si riconosce nella scrittura una ferma volontà di chiarezza e un doloroso esercizio alla verità. La lucidità della visione, il «distacco», sono il risultato di uno sforzo supremo, e hanno per effetto una straordinaria incisività. Per questoIrradiazioni rappresenta una ineguagliabile testimonianza del disastro, oltre che uno dei libri più belli di Jünger.