Argo Libri
Libri editi da Argo pubblicati nella collana Biblioteca Barocca Letteratura teatrale
Agrippina la maggiore Tortoletti Bartolomeo Piantoni L. (Cur.) - Argo, 2017 - Biblioteca Barocca
Ancorché ritagliata sul versante profano dell'inventio autoriale - a differenza delle due precedenti tragedie, Il giuramento overo il Battista (1612) e Gionata (1624), e del poema, anch'esso corredato di un'integrazione teorica, Iuditha vindex et vindicata (1628), trasposto, in seguito, col titolo di Giuditta vittoriosa (1648) - l'Agrippina di Bartolomeo Tortoletti costituisce un esempio eloquente della brillante versatilità culturale del suo autore. Pubblicata «in latino sermone» nel 1639 e ristampata, «in hetrusco metro», nel 1645, l'opera rivisita un soggetto di forte interesse ideologico nell'orizzonte europeo del 'tachismo' cinque-seicentesco, e tematizza, per via rappresentativa ed 'icastica', alcune tra le più accese questioni relative all'arte, insieme politica e morale, del governo e della prudenza quale virtù opportunamente pratica. Attualizzando l'antico alla luce delle implicazioni e delle finalità offerte alla poesia coturnata dal più recente dibattito promosso in fatto di estetica e di retorica, e rielaborando, in particolare, la lezione di Torquato Tasso e l'esempio drammaturgico di Pomponio Torelli, l'Agrippina tenta un'audace risposta al diuturno problema sollevato dal rapporto tra verità e finzione, con soluzioni che sembrano anticipare il ruolo assunto dalla 'fantasia' nelle successive riflessioni di Vincenzo Gravina e di Giambattista Vico.
Le guerre di Parnaso Errico Scipione Rizzo G. (Cur.) - Argo, 2004 - Biblioteca Barocca
Il messinese Scipione Errico (1592-1670) fu polemista di rango nel variegato panorama letterario primo-secentesco. Operò a Napoli, Venezia, Roma, oltre che nella città natale, e fu accolto dalle più prestigiose accademie del tempo (Oziosi, Incogniti). "Le Guerre di Parnaso", un romanzo in prosa pubblicato nel 1643 a Venezia, pongono sulla scena, quali coerenti personaggi, i nostri scrittori antichi e moderni (talvolta ancora viventi), immaginati in un aspro confronto epico-narrativo e perciò operanti in ostili e contrapposti eserciti, in nome di quei difformi e antagonistici ideali critico-letterari che stavano determinando in quegli anni il profondo e tumultuoso rivolgimento d'età barocca.