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Lo cunto de li cunti. Testo napoletano a fronte

di Giambattista Basile Rak M. (cur.) edito da Garzanti

Informazioni bibliografiche del Libro

 

Lo cunto de li cunti. Testo napoletano a fronte: Scritto in una lingua teatrale, a Napoli, in piena età barocca, «Lo cunto de li cunti» («Il racconto dei racconti») ebbe un successo immediato, che è continuato nei secoli. La sua raffinata architettura letteraria mescola libretti popolari, commedia dell'arte, teatro basso e classici, e inventa il racconto di fate come gioco. Nelle cinquanta favole che lo compongono orchi orrendi, draghi, ragazzi sciocchi ma audaci, cavalli parlanti, principesse capricciose, bellissime fate, automi e tantissime altre memorabili figure incantate si muovono tra i paesaggi e i riti del Mediterraneo. Il «Cunto» ha ispirato i racconti di maestri della fiaba come Perrault e i fratelli Grimm, e ha poi continuato a esercitare il suo fascino esuberante su trecento anni di letteratura italiana ed europea.
Written in a theatrical language, in Naples, in the middle of the Baroque age, ??the cunto de li cunti?? (??tale of Tales??) was an immediate success, which continued throughout the centuries. His refined literary architecture mixes popular booklets, commedia dell'arte, low and theatre classics, and invents the fairy tale as a game. In fifty tales that make up awful Orcs, dragons, boys fools but daring, whimsical, beautiful princesses, fairies, speakers horses automatons and many other memorable enchanted figures move among the landscapes and the rites of the Mediterranean. The ??Cunto?? inspired the tales of Perrault and the Brothers Grimm fairy tale as masters, and he then went on to exercise his exuberant charm out of three hundred years of Italian and European literature.

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Le Recensioni degli Utenti Unilibro
"Lo cunto de li cunti. Testo napoletano a fronte"
Uno Shakespeare stravagante ed ozioso
Alex Toppi, 2011-11-07
3

Di Basile nulla sappiamo tranne che nacque a Napoli, che morì a Giugliano e che, tra la nascita a Napoli e la morte a Giugliano, fu soldato, marinaio, governatore di paese ed amministratore di città. E sappiamo che fu membro onorario dell’Accademia degli Stravaganti di Creta e dell’Accademia degli Oziosi di Napoli. Stravaganti ed oziosi, Oziosi e Stravaganti: di Basile sappiamo che fu un stravagante (ed ozioso) raccoglitore di favole, novelle, dicerie; di proverbi, memorie, usi e costumi di popoli; di parole di vari dialetti, di parole inventate da latri, di parole ch’egli stessi s’inventava all’istante. Poi, questa marmaglia di cose già dette, venivano gettate in un calderone fantastico (pari soltanto a quello shakespeariano delle streghe del "Macbeth") e mescolate, rimescolate, rimestate ancora d’un poco. Cotte a puntino, sfornate bollenti, bruciavano tanto non appena assaggiate. Ma qual gusto! Di Basile sapiamo che era uno Stravagante, un Ozioso, un gran cuoco di storie. Così il suo Pentamerone non deve tanto al Decamenron di Boccaccio e Firenze quanto al gusto del Seicento Barocco, giacché si mischiano, di pagina in pagina, avventure reali e presunte, personaggi da cronaca e figure fantastiche, eventi credibili ed altri che di credibile non hanno nemmeno parvenza. Così tutta una congrega di mostri, di rifiuti, di fanciulle appestate o malvage e di gioielli e rifiuti, d’animali che parlano e di donne che non ridono, di vecchie, di nani, di sciocchi e d’idioti avvampa per forza d’un dialetto carnale, a tratti pura invenzione da scrittoio, che fonda presenza e che, alla presenza, dona sostanza. Più che Boccaccio, Shakespeare allora. Magari uno Shakespeare da vicolo, da antro, da piazza del mercato o da brolo di porto. Magari uno Shakespeare Stravagante e, un po’, ozioso.