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L'enigma in scena

L'enigma in scena - Commenti e Recensioni

Libro di Benagiano Antonietta

"L'enigma in scena" Benagiano Antonietta
L’enigma in scena, Bellezza e tecnologismo
emanuela_maraglino, 2017-12-06
3

La bellezza salverà il mondo o sarà il mondo a salvare la bellezza? Secondo l’autore dell’aforisma sopracitato, lo scrittore e filosofo russo Dosteovskij, la bellezza dovrebbe essere in grado di suscitare l’amore, di farci vedere nell’altro il prossimo da amare. Ma egli stesso sa che dalla bellezza non viene salvezza. Anche noi, siamo certi che né ai tempi dello scrittore né ai giorni nostri la bellezza è in grado di salvare il mondo. Forse perché sbagliato è il significato che ad essa si attribuisce. La bellezza non è altro che il prodotto dei sentimenti che prescinde da fisicità e materialità, è tutto ciò che si offre alla vista: anche il più semplice paesaggio che il Creatore ci ha donato. Bellezza è l’uomo nella sua completezza, emanata dal pensiero oltre che dalla sua fisicità, ma bellezza è anche la donna, nella sua semplicità. Bellezza è il rapporto tra due persone che trovano l’una nello sguardo dell’altra l’UNIVERSO, come si evince dal racconto “Bellezza” facente parte de “L’enigma in scena”, nuovo libro della scrittrice Antonietta Benagiano. Il racconto “Pausa” dello stesso libro fa meditare sugli effetti del tecnologismo. Oggi la tecnologia è riuscita a sottrarre valore all’uomo rendendolo snaturalizzato: vale più della persona e comporta la massificazione del pensiero. L’uomo sta annientando la sua stessa umanità a causa dell’utilizzo spropositato di ciò che la tecnologia offre; conseguenza è anche il narcisismo, è il mondo dell’ego, è il successo indiscriminato, è la condizione di solitudine. La perdita dell’individualità e l’incapacità di pensare sono conseguenze del tecnologismo o addirittura la definizione del tecnologismo stesso. E’ stato l’uomo ad utilizzare la tecnologia troppo e male, però, come affermava Harvey B. Mackay: “La tecnologia dovrebbe migliorare la tua vita, non diventare la tua vita.” Liceo Scientifico “D. De Ruggieri” Le alunne: Maraglino Emanuela Maria D. Pratolino Sara Classe IV^D

"L'enigma in scena" Benagiano Antonietta
L’enigma in scena, L’enigma in scena
jenny06, 2017-12-06
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Nel libro "Enigma in scena", l’autrice Antonietta Benagiano affronta diversi temi e tra questi ritroviamo il narcisismo. La parola narcisismo deriva dal nome di Narciso, personaggio della mitologia greca, innamorato della propria immagine. E’ un atteggiamento che tende ad esaurire la personalità nell’esclusiva considerazione ed esaltazione dell’ego. Ne parla in uno dei tanti racconti brevi, intitolato "Il camice". In questo brano il protagonista è molto sicuro di se stesso, crede di non poter commettere alcun tipo di errore e ripone la sua sicurezza nel suo camice. Ma proprio quando un collega gli fa notare l’imperfezione di esso e un professore l’errore nell’aver colto una patologia sbagliata, il protagonista cade nell’insicurezza che lo porta a diventare l’opposto di quello che è sempre stato. Diventa insicuro, ha paura dei giudizi negativi che possono riguardargli e cura in tutto e per tutto il suo camice. Padre e madre, ma anche la sua ragazza, preoccupati della sua nuova situazione, cercano in tutti i modi di salvarlo, ma lui non vuole essere salvato. Leggendo questo brano è possibile cogliere diversi insegnamenti: la sicurezza può essere considerata sia come punto di forza sia una grande debolezza, pertanto ciascuno di noi dovrebbe essere consapevole della propria imperfezione e accettarla. Dibello Barbara Quarato Alessia D’Erchia Jennifer Elmasllari Sara Kotori Giusy Esposito Agnese Classe: 3^D Scuola: Liceo Scientifico "De Ruggieri"

"L'enigma in scena" Benagiano Antonietta
L’enigma in scena, L’enigma è bellezza
Joncucc, 2017-12-06
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La scrittrice Antonietta Benagiano, autrice de “L’enigma in scena”, una raccolta di 21 brevi, ma, intense storie, mette in risalto alcune problematiche riscontrate nella nostra quotidianità su cui converrebbe riflettere, quali il tecnologismo, il burocratismo, il narcisismo e la relazione tra la scienza e l’amore. Nella narrazione è possibile notare un abile uso di termini latini e greci, inoltre, si può apprezzare la fantascienza sociologica, infatti la maggior parte dei racconti è ambientato in galassie e pianeti lontani, abitati da esseri extraterrestri, aventi ancora caratteristiche sentimentali umane. La società odierna non sa più cosa significhi "vera comunicazione", caratterizzata dalla parola e dal linguaggio del corpo, il quale spiega esplicitamente ciò che ognuno pensa e ha nel cuore. Se continuiamo così, ci sarà una nuova evoluzione: dal sapiens sapiens all’homo technologicus. Il tecnologismo, cioè l’uso esasperato della tecnologia, la quale unisce e allo stesso tempo divide, è causato in gran parte dall’omologazione massificata, proprio perché ognuno di noi non vuole essere emarginato dal resto della comunità e quindi cerca di seguire le abitudini comuni, influenzate dalle propagande mediatiche. Tutto ciò porta a una quasi xenofobia, intesa come paura del diverso, dell’"estraneo", infatti colui che non segue la massa, credendo ancora nella libertà del singolo, viene visto come un pericoloso divergente, odiato dalle super influenze. In ognuno di noi è presente una certa forma di narcisismo. Esso deve essere ridimensionato, poiché un’eccessiva "egofilia” porta ad un falso perfezionismo, falso perché l’essere umano agisce nell’imperfezione. Tutto ciò è collegato all’orgoglio, infatti l’inaccettata critica implica una depressa solitudine, dalla quale scaturisce il rifiuto familiare oppure esistenziale. L’esasperazione del narcisismo, portata al parossismo, comporta un intenso odio e una significante disarmonia fra i soggetti, che può essere risolta soltanto con la vera conoscenza di se stessi, cioè con la coscienza addestrata all’interesse altruistico. Tutti i giorni ci troviamo davanti a scelte talmente importanti da esser capaci di condizionare perpetuamente il nostro avvenire. Ad esempio, l’amore per il proprio lavoro può vincere quello sentimentale. L’umano ha qualcosa di misterioso, infatti, ogni individuo è caratterizzato da un enigma arcano e perenne, il quale non ci fa esprimere in modo chiaro e pulito i nostri sentimenti. Tuttavia l’assenza dell’enigmatico porterebbe all’assenza dell’emotività umana, infatti l’enigma è bellezza. Cuccaro Jonathan & Laterza Francesco della classe 3°D liceo scientifico dell’I.I.S.S. D. De Ruggieri, Massafra (TA)

"L'enigma in scena" Benagiano Antonietta
L’enigma in scena, L’uomo nel progresso
martina Pagliara, 2017-12-06
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Il libro preso in esame, L’enigma in Scena, della scrittrice Antonietta Benagiano, descrive e rappresenta il riflesso di una società mutata, afflitta da problematiche etiche e soprattutto morali.
L’impatto che questa raccolta di racconti ha avuto nel porre in rilievo la vita di tutti i giorni è stato particolarmente incisivo. Ogni giorno ci ritroviamo a combattere contro qualcosa quasi senza rendercene conto. Combattiamo contro mali celati: esibizionismo, egoismo, narcisismo, tecnologismo, economicismo; e altri ancora. La nostra società è ciecamente attratta da ciò che un piccolo schermo ci mostra, nel quale i personaggi messi in scena rappresentano il prototipo della perfezione: i protagonisti sono belli, ricchi, possiedono una grande casa, un grande capitale, una grande fortuna. Dinnanzi a ciò, a queste facili e futili rappresentazioni di vita quotidiana, l’uomo odierno si comporta in due modi differenti. Possiamo vedere come l’uno, ammaliato da ciò che vede attraverso i media, la televisione ed i film, si presti ad imitare ciò che vede. Qui nasce anche la presunzione di voler ottenere tutto ciò che si vuole con un semplice battito di ciglia e l’uomo non riconosce più cosa sia la fatica ed il dovere di raggiungere un obiettivo. Quest’uomo non si curerà di pareri altrui, continuerà per la sua strada conducendo una vita viziosa. Non saprà riconoscere la critica o il disdegno, si nutrirà unicamente di beni materiali e falsi complimenti. L’altro, dinnanzi alla vastità di fenomeni tecnologici e non solo, si sentirà piccolo ed impotente ai piedi del mondo. La società in cui viviamo è sempre alla ricerca di innovazioni e trasformazioni e non sempre si riesce a stare al passo. Ciò porta non solo ad un completo annullamento dell’individuo ma contribuisce alla nascita dei più grandi mali sociali: l’abuso, la prepotenza, il suicidio, la criminalità. Viviamo in una società in cui l’uomo e la donna contemporanei sono chiamati a pensare, a scegliere e a riflettere in completa solitudine, non avendo un riferimento fisso, valido. La capacità che l’autrice di questo libro ha è quella di rappresentare e trasmettere implicitamente le varie malattie di cui il mondo soffre. Per fare ciò si avvale di brevi racconti, che illustrano ampiamente ed esaustivamente i mali sociali.Ho inteso e vissuto queste storie come se fossero delle pillole di vita ed ho invitato me stessa ad un nuovo giorno e ad una nuova opportunità per cercare l’equilibrio e l’armonia in mezzo a questo irreversibile cambiamento materiale e spirituale.Dinnanzi a queste sfide e difficoltà dovute alla rivoluzione tecnologica, l’ingenua domanda che mi pongo è: è davvero questo il prezzo da pagare per il progresso ? Martina Pagliara, classe 5 E Liceo classico D. De Ruggieri

"L'enigma in scena" Benagiano Antonietta
L’enigma in scena, l’attualita’ in un libro
Mirella Rotelli, 2017-12-04
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Nel suo nuovo libro “L’enigma in scena” la professoressa Antonietta Benagiano scrive -cito il critico Giorgio Bàrberi Squarotti- “di racconti di vita e di crucci sempre sorretti da una scrittura elegante”. Attraverso l’escamotage di una narrazione, proiettata talora nel futuro, affronta diverse problematiche della nostra attualità come il tecnologismo, cui si connette anche la massificazione. La società moderna è sempre più permeata dal pensiero omologato e, se già nel 62 d.C il filosofo Seneca consigliava nelle lettere all’amico Lucilio di fuggire la folla per perseguire la saggezza e la libertas, a maggior ragione dovremmo noi che, travolti dalla omologazione, non abbiamo più libertà di pensiero. Ancora Seneca afferma che non adeguarsi alla folla è dato solo agli uomini savi, che non avvertono necessità di identificarsi con la collettività per essere paghi di sé: seguire la moltitudine è, infatti, assai dannoso e nulla è più nocivo ai buoni costumi che lo stare con uomini viziosi. Il processo di ‘orizzontalizzazione’ è figlio della perdita d’identità che sempre più cerca di adattarsi ai canoni imposti. Chi non indossa l’abito di costruzioni e inganni della massa, vede come unica soluzione l’annientamento, da parte degli altri, del proprio essere perché lo si vuole uniformato. La tecnologia, nel tentativo di unire gli individui, li ha svuotati e permeati di strumenti attraverso cui l’uomo dà libero sfogo alle ombre più cupe e brutali dell’animo. La folla è solita utilizzare lo schermo, di un computer o un cellulare, come scudo, e la tastiera come arma per lanciare opinioni su persone o cose, senza realmente conoscere le circostanze. Ma, chi siamo realmente quando siamo da soli? Della mancata comunicazione reale dovuta alla tecnologia tratta il racconto ‘PAUSA’. Con il passare del tempo sempre più la corretta comunicazione con chi ci sta accanto va scemando per dare spazio al rifugio offertoci dagli schermi. Vero è che con i cellulari si è ampliata la corrispondenza tra persone lontane, ma quanto ci giova la scoperta del remoto se siamo poi incapaci di accorgerci della persone accanto a noi? Altra tematica affrontata è quella della bellezza. Esempio ne è il racconto ‘INCOMPIUTA’. La narrazione si apre con Mary che descrive la gioia che prova nell’abbandonare il corpo, sottratto in un attacco di cui è stata vittima. La ‘veste’ è ciò su cui pone attenzione: la sua bellezza è effimera, eppure costituisce la maggiore fonte di preoccupazione, anche se in vita ha maggiormente curato quanto di invisibile alberga al nostro interno. Mai il corpo l’ha resa felice per la sua incompiutezza, e quel proiettile che l’ha separata da esso è per lei libertà. Solo la “materia cranica” le dava soddisfazione, eppure anche quella le si rivela poi fugace. Vede quelli che credeva amici pronti ad appropriarsi delle sue ricerche, di una fama immeritata, quasi costringendola all’oblio. Solo sua madre che le stava accanto amandola non le faceva pesare l’incompletezza della “veste”, poteva ,in realtà, essere per lei bellezza. Il forte interesse per la veste è anch’esso attuale narcisismo. E se in realtà denotasse una mancanza di fiducia in sé stessi nella convinzione di valere solo con l’approvazione altrui? In una modernità caratterizzata da chiusura e insicurezza, ogni ideale e pensiero sono annullati dall’opinione delle masse. La veste è il totale annichilimento dell’essere, è rinunciare alla propria individualità. Dunque, dopo aver letto qualche racconto della professoressa viene quasi spontaneo chiedersi: si è più soli nella moltitudine o nella propria solitudine?