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Il gesto di Zarathustra: l'oltreuomo

di Anna Cazzullo edito da CUEM, 1993

Informazioni bibliografiche del Libro

 

L’Oltreuomo coglie l’ assenza di un ordine razionale nel mondo e non la nasconde a se stesso e agli altri. L’eterno ritorno è l’accettazione del mondo, l’uomo che può volere l’eterno ritorno è l’uomo felice, quello a cui la vita dà degli attimi immensi, ed è così che il tempo perde il suo carattere angoscioso. Quindi, possiamo dire che la missione dell’Oltreuomo è quella di accettare il mondo ed imprimergli il sigillo della propria volontà, è un volere all’indietro ciò che è già avvenuto, per poter poi guardare avanti e volere ciò che accadrà. Il passato che prima appariva privo di senso, attraverso questo atto volontario viene riscattato in una piena accettazione del mondo da parte dell’uomo. Come Nietzsche, anche Feuerbach parla di religione, il mistero della religione è che l’uomo ha alienato in Dio la sua essenza. Dio è un’alienazione dell’uomo da se stesso, per conoscere la sua essenza, l’uomo non poteva che proiettarla fuori di sé, oggettivarla in un altro essere, ma così facendo, se ne è privato. La conoscenza che l’uomo ha di Dio è la conoscenza che l’uomo ha di sé. L’uomo non ha la consapevolezza di questa identità, anzi questa inconsapevolezza è l’essenza della religione. Affermando l’infinità di Dio, la religione esprime l’infinità del sentimento umano. L’uomo pone in Dio tutto ciò che ritiene di maggior valore e può in tal modo giungere a conoscere la propria natura. Il limite della religione sta in questo suo essere coscienza indiretta della natura umana. Con la proiezione di sé in Dio, l’uomo compie un’inversione fra soggetto e predicato, ovvero, attribuisce a Dio la natura del soggetto, di principio assoluto, e all’uomo la natura di predicato, di concetto derivato da Dio, mentre è esattamente il contrario, cioè l’uomo è il vero soggetto, il soggetto concreto, mentre Dio è il predicato, un prodotto dell’uomo, una proiezione della sua natura. In questo processo, più Dio si arricchisce, tanto più l’uomo si impoverisce.

Recensione Unilibro a cura di Seby

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Le Recensioni degli Utenti Unilibro
"Il gesto di Zarathustra: l'oltreuomo"
rorym87, 2012-03-15
5

La morale dell’Oltreuomo è la negazione di quella platonico - cristiana della rinuncia e della tensione a scopi che sono sempre al di là. L’Oltreuomo ha come scopo la felicità, è concepito come il prodotto più alto dell’evoluzione, egli esercita la sua superiorità sugli altri. Bisogna dire, comunque, che egli concepisce questo esercizio come un dovere di contrapporsi al conformismo, allo spirito di rinuncia, infatti egli contrappone al cristiano “tu devi!” un “io voglio!” che esprime la moralità che il filosofo intende promuovere. Essenziale nell’Oltreuomo è la volontà di potenza, secondo cui l’uomo deve continuamente aggiornare il suo punto di vista e mai fissarsi su una presunta verità pretendendo che sia vera, poiché in tal modo negherebbe la pulsione vitale del cambiamento. Con l’Oltreuomo non si esprime un ordine del mondo, ma tutt’altro. Il mondo è caratterizzato dalla casualità degli eventi, e assenza di qualsiasi fine, ed è proprio questa assenza di fini a rendere il moto delle cose come regolato da un andamento circolare, a presentarcelo come ritornante eternamente su se stesso.

"Il gesto di Zarathustra: l'oltreuomo"
Seby, 2012-03-15
4

L’Oltreuomo coglie l’ assenza di un ordine razionale nel mondo e non la nasconde a se stesso e agli altri. L’eterno ritorno è l’accettazione del mondo, l’uomo che può volere l’eterno ritorno è l’uomo felice, quello a cui la vita dà degli attimi immensi, ed è così che il tempo perde il suo carattere angoscioso. Quindi, possiamo dire che la missione dell’Oltreuomo è quella di accettare il mondo ed imprimergli il sigillo della propria volontà, è un volere all’indietro ciò che è già avvenuto, per poter poi guardare avanti e volere ciò che accadrà. Il passato che prima appariva privo di senso, attraverso questo atto volontario viene riscattato in una piena accettazione del mondo da parte dell’uomo. Come Nietzsche, anche Feuerbach parla di religione, il mistero della religione è che l’uomo ha alienato in Dio la sua essenza. Dio è un’alienazione dell’uomo da se stesso, per conoscere la sua essenza, l’uomo non poteva che proiettarla fuori di sé, oggettivarla in un altro essere, ma così facendo, se ne è privato. La conoscenza che l’uomo ha di Dio è la conoscenza che l’uomo ha di sé. L’uomo non ha la consapevolezza di questa identità, anzi questa inconsapevolezza è l’essenza della religione. Affermando l’infinità di Dio, la religione esprime l’infinità del sentimento umano. L’uomo pone in Dio tutto ciò che ritiene di maggior valore e può in tal modo giungere a conoscere la propria natura. Il limite della religione sta in questo suo essere coscienza indiretta della natura umana. Con la proiezione di sé in Dio, l’uomo compie un’inversione fra soggetto e predicato, ovvero, attribuisce a Dio la natura del soggetto, di principio assoluto, e all’uomo la natura di predicato, di concetto derivato da Dio, mentre è esattamente il contrario, cioè l’uomo è il vero soggetto, il soggetto concreto, mentre Dio è il predicato, un prodotto dell’uomo, una proiezione della sua natura. In questo processo, più Dio si arricchisce, tanto più l’uomo si impoverisce.