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Natale in casa Cupiello

di De Filippo Eduardo edito da Einaudi, 1972

Informazioni bibliografiche del Libro

 

"Te piace o’ presepio?" chiede paterno al figliolo e sembra rimando diretto e immediato a quest’insieme di legno e di colla, di muschio, di piccole casette in cartone e statuine in terracotta. "Te piace o’ presepio?" chiede paterno al figliolo e pare rimando diretto e immediato all’artificiosa costruzione della nascita, al quadro di genere allestito in dicembre, alla riduzione fissata d’un evento divino. "Te piace o’ presepio?" e, tutti coloro che si sono persi nelle pieghe del volto smagrito dell’anziano Eduardo, hanno posto l’occhio (ora scorgendolo, ora immaginandolo per inchiostro) all’assembramento posticcio sistemato alla sinistra della grande tavola del salone di casa, dove la famiglia si riunisce, s’accomoda, prende il suo posto, comincia la recita dell’ennesima nascita divina e teatrale. "Te piace o’ presepio?" è frase - tuttavia - che pare anche alludere all’arte drammaturgica, al mestiere d’attore, a quest’insieme falsamente veritiero ch’è il Teatro: "te piace o’ presepio" è "ti piace il Teatro" e segna il passaggio - che avviene su scena, direttamente su scena - tra un padre ed un figlio, tra un attore e un attore. Accanto alle più ovvie e corrette letture di ’Natale in casa Cupiello’ si ponga anche la lettura metateatrale: si scoprirà un capolavoro nel capolavoro: magnifici ’a parte’, monologhi in forma dialogo, giochi e trastulli da pantomima, verismi manierati da palco, entra-ed-esci dal personaggio, velamento e svelamento della finzione. Un capolavoro, infinito teatrale.

Recensione Unilibro a cura di Alex Toppi

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Le Recensioni degli Utenti Unilibro
"Natale in casa Cupiello"
Il presepio teatrale
Alex Toppi, 2012-04-10
4

"Te piace o’ presepio?" chiede paterno al figliolo e sembra rimando diretto e immediato a quest’insieme di legno e di colla, di muschio, di piccole casette in cartone e statuine in terracotta. "Te piace o’ presepio?" chiede paterno al figliolo e pare rimando diretto e immediato all’artificiosa costruzione della nascita, al quadro di genere allestito in dicembre, alla riduzione fissata d’un evento divino. "Te piace o’ presepio?" e, tutti coloro che si sono persi nelle pieghe del volto smagrito dell’anziano Eduardo, hanno posto l’occhio (ora scorgendolo, ora immaginandolo per inchiostro) all’assembramento posticcio sistemato alla sinistra della grande tavola del salone di casa, dove la famiglia si riunisce, s’accomoda, prende il suo posto, comincia la recita dell’ennesima nascita divina e teatrale. "Te piace o’ presepio?" è frase - tuttavia - che pare anche alludere all’arte drammaturgica, al mestiere d’attore, a quest’insieme falsamente veritiero ch’è il Teatro: "te piace o’ presepio" è "ti piace il Teatro" e segna il passaggio - che avviene su scena, direttamente su scena - tra un padre ed un figlio, tra un attore e un attore. Accanto alle più ovvie e corrette letture di ’Natale in casa Cupiello’ si ponga anche la lettura metateatrale: si scoprirà un capolavoro nel capolavoro: magnifici ’a parte’, monologhi in forma dialogo, giochi e trastulli da pantomima, verismi manierati da palco, entra-ed-esci dal personaggio, velamento e svelamento della finzione. Un capolavoro, infinito teatrale.