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Le donne nel regime fascista

di De Grazia Victoria edito da Marsilio, 2007

Informazioni bibliografiche del Libro

 

Per Alberto Moravia la nazione, che s’inchiavica al fascismo, «ha un vestitino di lanetta marrone con la gonna così corta che basta un moto a fargliela salire su di un palmo», «il ventre piatto, le spalle fragili, una valle piccola tra i grossi seni» ed «un atteggiamento assorto, da bambina, che induce alla lascivia». Per Alberto Moravia la nazione, che s’inchiavica al fascismo, è Carla, che s’inchiavica con Leo: «Daremo il ben servito a tua madre, a tuo fratello, li manderemo al diavolo e tu avrai tutto ciò che vorrai, Carla, tutto ciò che vorrai: vestiti, molti vestiti, e soldi e viaggi…». Per Corrado Alvaro la terra del ventennio è «una femmina prona alla volontà del vincitore» che, del vincitore, «ammira forza, potere, la rassegnazione alla violenza, la ragione di chi trionfa» e che, perciò, «si presenta sdraiata, a letto o su un divano; preferibilmente svestita. Gli uomini vi si presentano trionfanti, sull’esempio del dominatore il quale, in quegli anni, stava acquistando una testa fallica». Per Carlo Emilio Gadda la patria del Priapo erotico e assassino è un’aia «d’oche femine» dalla «voluttà ebbra e istarnazzante», «interovaginali isteriche e accaldate» che, col tiranno, si dilettano all’amore: «le care donne colsero il marito col pensiero al Kuce: nel gioco pareva fosse il Kuce a governarle. Il Kuce, il Kuce; quel forte despota era il Kuce! Detentore unico e centrale dello sperma, il Kuce e soltanto il Kuce, per tutti i talami e i divaniletto e le piazzemezzo vitalizzava alle sue sfruconanti bisogne. E bastava il sogno, l’imago; bastava talora la sola idea del Kuce. Ad una di queste pazze riuscì di fare un figlio: col ritratto del Kuce. Ed ebbe, il pupo, le quadrate mascelle del Mascellone…». bastano questi tre esempi a dare valore alla ricerca esegetica di Vittoria De Grazia, capace di fare racconto con la Storia, con la Storia di fare lettura d’un Paese e del suo viziato utilizzo dei generi

Recensione Unilibro a cura di Alex Toppi

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"Le donne nel regime fascista"
le donne ed il Kuce
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Per Alberto Moravia la nazione, che s’inchiavica al fascismo, «ha un vestitino di lanetta marrone con la gonna così corta che basta un moto a fargliela salire su di un palmo», «il ventre piatto, le spalle fragili, una valle piccola tra i grossi seni» ed «un atteggiamento assorto, da bambina, che induce alla lascivia». Per Alberto Moravia la nazione, che s’inchiavica al fascismo, è Carla, che s’inchiavica con Leo: «Daremo il ben servito a tua madre, a tuo fratello, li manderemo al diavolo e tu avrai tutto ciò che vorrai, Carla, tutto ciò che vorrai: vestiti, molti vestiti, e soldi e viaggi…». Per Corrado Alvaro la terra del ventennio è «una femmina prona alla volontà del vincitore» che, del vincitore, «ammira forza, potere, la rassegnazione alla violenza, la ragione di chi trionfa» e che, perciò, «si presenta sdraiata, a letto o su un divano; preferibilmente svestita. Gli uomini vi si presentano trionfanti, sull’esempio del dominatore il quale, in quegli anni, stava acquistando una testa fallica». Per Carlo Emilio Gadda la patria del Priapo erotico e assassino è un’aia «d’oche femine» dalla «voluttà ebbra e istarnazzante», «interovaginali isteriche e accaldate» che, col tiranno, si dilettano all’amore: «le care donne colsero il marito col pensiero al Kuce: nel gioco pareva fosse il Kuce a governarle. Il Kuce, il Kuce; quel forte despota era il Kuce! Detentore unico e centrale dello sperma, il Kuce e soltanto il Kuce, per tutti i talami e i divaniletto e le piazzemezzo vitalizzava alle sue sfruconanti bisogne. E bastava il sogno, l’imago; bastava talora la sola idea del Kuce. Ad una di queste pazze riuscì di fare un figlio: col ritratto del Kuce. Ed ebbe, il pupo, le quadrate mascelle del Mascellone…». bastano questi tre esempi a dare valore alla ricerca esegetica di Vittoria De Grazia, capace di fare racconto con la Storia, con la Storia di fare lettura d’un Paese e del suo viziato utilizzo dei generi