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La voce scritta. Laboratorio sulle strutture della fiaba e della letteratura infantile tra tradizione e modernità

di Dillon Wanke M. (cur.) edito da Sestante, 2003

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Informazioni bibliografiche del Libro

 

Tutto può accadere in una fiaba purché la fiaba si confermi una fiaba. Ovvero, occorre che il testo sia un testo bifronte. D’un subito appare una linearità di vicenda che ha partenza ed arrivo e, tra partenza ed arrivo, ferme stazioni di posta. Alla condizione iniziale (patriarcale, corriva, disperata o disperante) segue la fuga, l’allontanamento della vittima (poco importa sia una bella desiderosa d’amore o l’eroe che ha da dimostrarsi un eroe); alla fuga segue il viaggio (attraversamento di luoghi ch’è resa spaziale del processo di crescita); al viaggio segue il pericolo, il cambiamento di status (morale, ma reso per ostentazione corporea), la metamorfosi che porta il vantaggio. Il finale ne è costante riprova: l’eroe è riconosciuto per eroe (può divenire sovrano, accedere al trono, far propri regno, scettro e corona) oppure la fanciulla ha una nuova famiglia (trasloco dalla casa paterna alla casa maritale), modifica del ruolo, miglioramento delle condizioni d’esistenza, ricchezza, passaggio da un rango sociale all’altro. Sotto la flebile traccia lineare, appena trascritta, il senso profondo, lo scavo più ardito: la fiaba (è in questo la sua natura di testo bifronte) è una trasparente fabuleria etica che allude e rimarca a ben altra storia rispetto a quella che narra. Si ottiene così il massimo di partecipazione con il massimo del distacco. Più sarà cangiante, fatata, festaiola e irreale la fiaba più se ne scorgono – a ben vedere in soppiatto – ramificate e dettagliatissime valenze segrete. Più sarà viva, vivace, udibile come fosse vina pià ’La voce scritta’ sarà diventata una fiaba

Recensione Unilibro a cura di Alex Toppi

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libro di Arca Antoni 
edizioni Condaghes collana Manuali;
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Le Recensioni degli Utenti Unilibro
"La voce scritta. Laboratorio sulle strutture della fiaba e della letteratura infantile tra tradizione e modernità"
La voce su carta
Alex Toppi, 2012-07-14
3

Tutto può accadere in una fiaba purché la fiaba si confermi una fiaba. Ovvero, occorre che il testo sia un testo bifronte. D’un subito appare una linearità di vicenda che ha partenza ed arrivo e, tra partenza ed arrivo, ferme stazioni di posta. Alla condizione iniziale (patriarcale, corriva, disperata o disperante) segue la fuga, l’allontanamento della vittima (poco importa sia una bella desiderosa d’amore o l’eroe che ha da dimostrarsi un eroe); alla fuga segue il viaggio (attraversamento di luoghi ch’è resa spaziale del processo di crescita); al viaggio segue il pericolo, il cambiamento di status (morale, ma reso per ostentazione corporea), la metamorfosi che porta il vantaggio. Il finale ne è costante riprova: l’eroe è riconosciuto per eroe (può divenire sovrano, accedere al trono, far propri regno, scettro e corona) oppure la fanciulla ha una nuova famiglia (trasloco dalla casa paterna alla casa maritale), modifica del ruolo, miglioramento delle condizioni d’esistenza, ricchezza, passaggio da un rango sociale all’altro. Sotto la flebile traccia lineare, appena trascritta, il senso profondo, lo scavo più ardito: la fiaba (è in questo la sua natura di testo bifronte) è una trasparente fabuleria etica che allude e rimarca a ben altra storia rispetto a quella che narra. Si ottiene così il massimo di partecipazione con il massimo del distacco. Più sarà cangiante, fatata, festaiola e irreale la fiaba più se ne scorgono – a ben vedere in soppiatto – ramificate e dettagliatissime valenze segrete. Più sarà viva, vivace, udibile come fosse vina pià ’La voce scritta’ sarà diventata una fiaba