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Non è un quartiere per ricchi

di Miguel Fernández edito da Red Star Press, 2019

Informazioni bibliografiche del Libro

 

Non è un quartiere per ricchi: Il Raval, già noto per aver incluso nei suoi confini meridionali la storica Chinatown di Barcellona, non è soltanto uno dei quartieri-simbolo della metropoli catalana ma, in una dimensione globale, rappresenta un vero e proprio laboratorio di "igiene sociale". Si tratta, a ben vedere, di un luogo capace di rappresentare i peggiori incubi delle classi dirigenti e, di conseguenza, anche tutte le politiche che, nel corso di un secolo, le stesse classi dirigenti hanno scelto di portare avanti per superare una situazione di volta in volta definita come «pericolosa», «amorale» e «degradata». A causa del sovraffollamento, della povertà e di attività economiche stigmatizzate come la prostituzione, in effetti, il Raval si è sempre configurato come spazio altro rispetto ai canoni morali della buona borghesia di Barcellona anche grazie alla conflittualità politica e sociale che non ha mai mancato di animare il quartiere, contribuendo a renderlo oggetto di una permanente condanna sociale nonché territorio perennemente esposto alle mire speculative del capitale finanziario. Questa attitudine si è manifestata nella contemporaneità con rinnovata virulenza, salutando l'epoca di una vera e propria colonizzazione urbana del Raval dove, per facilitare lo sfruttamento, è stato necessario espellere una popolazione evidentemente incompatibile con le caratteristiche del quartiere-vetrina pensato da palazzinari avidi e urbanisti compiacenti. Eppure, come spiega bene Miquel Fernández, il Raval non è un quartiere per ricchi. E così chi credeva di poter fare soldi facili sulla pelle degli storici abi
Raval, already known for including Barcelona's historic Chinatown in its southern borders, is not only one of the symbolic districts of the Catalan metropolis but, in a global dimension, represents a real laboratory of "social hygiene". It is, on closer inspection, a place capable of representing the worst nightmares of the ruling classes and, consequently, all the policies that, over the course of a century, the same ruling classes have chosen to pursue in order to overcome a situation of time in time. 'dangerous', 'amoral' and 'degraded'. Because of overcrowding, poverty and stigmatized economic activities such as prostitution, in fact, the Raval has always configured itself as a space other than the moral standards of the good bourgeoisie of Barcelona also thanks to the conflict political and social policy that has never failed to animate the neighborhood, helping to make it the subject of a permanent social condemnation as well as territory perpetually exposed to the speculative mirths of financial capital. This attitude manifested itself in the contemporary with renewed virulence, hailing the era of a real urban colonization of the Raval where, in order to facilitate exploitation, it was necessary to expel a population evidently incompatible with the features of the neighborhood-showcase designed by avian buildings and complacent urban planners. And yet, as Miquel Fernandez explains, Raval is not a neighborhood for the rich. And so those who believed they could make easy money on the skin of the abi historians

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