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Il buonuomo Lenin

di Curzio Malaparte Bricchi M. (cur.) edito da Adelphi, 2018

Il buonuomo Lenin: «Spero di mostrare un Lenin del tutto diverso da come appare agli occhi dell'opinione pubblica europea» confida Malaparte all'amico Halévy nel settembre del 1931 Il suo intento era, in realtà, ancora più audace: mostrare Lenin come appare agli occhi dei «Russi intelligenti» O, se vogliamo, analizzare un fenomeno entro la sua stessa logica, come già aveva fatto nell'Intelligenza di Lenin per spiegare il bolscevismo E il nuovo libro, uscito a Parigi nel 1932, avrà l'effetto di una scossa elettrica Perché in questo romanzo-ritratto Lenin non è affatto il Gengis Khan proletario sbucato dal fondo dell'Asia per conquistare l'Europa, raffigurazione ideale per chi voglia ricacciarlo al di là dei confini dello «spirito borghese»: semmai, un piccolo borghese egli stesso Di più: freddo e riflessivo, sedentario e burocratico, animato da un'immaginazione meticolosa e da una «crudeltà platonica», ostile a ogni romanticismo terrorista e incapace di agire all'infuori della teoria, a suo agio più nelle discussioni politiche e nelle faide personali che non nel confronto con la realtà, Lenin non è che un europeo medio, un buonuomo violento e timido, un «funzionario puntuale e zelante del disordine», un fanatico e un opportunista, per il quale la rivoluzione è una questione interna di partito, il risultato di ossessivi calcoli Not surprisingly, when came to power, it can no longer wait for events and observe them from afar, and ??? he has a keen sense of unreality "?? ??? will have to reckon with reality, will resolve to invent it, create it, by either forcing ' himself, his collaborators , to the people of Russia, to the proletarian revolution, the future of Europe??

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