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Giuseppe Prezzolini. Una biografia intellettuale

di Roberto Salek edito da Le Lettere, 2002

Informazioni bibliografiche del Libro

 

Giuliano Il Sofista (come Prezzolini amava farsi chiamare fin dai tempi del "Leonardo") fu saggista, scrittore, biografo, riformatore politico, filosofo, editore, scopritore di talenti e, soprattutto, fervido organizzatore di cultura. Fu, insomma, "uomo del suo tempo" (definizione cui cercava di corrispondere) ovvero: negarsi ogni forma di specialismo intellettuale così da professarne quante più possibili, con voce convinta e convincente. Fu, Prezzolini, "padrone solo dell’anima sua" giacché, per tutta l’esistenza (conclusasi tra i silenzi delle nebbie fredde di Lugano), fu "uno che che cede tutto ciò che guadagna, che fa, che scrive" e, come "padrone solo dell’anima sua", decise che l’anima andava colmata di pensieri, convinzioni, d’invettive; di prese di posizione, di battaglie culturali, di toni apocalittici; di punti di vista eccentrici, innovativi, provocatori. Fu così, l’animo di Prezzolini, mistico e romantico, crociano ed idealista, anticrociano e realista magico e fu fondatore di riviste, autore di tomi eccelsi, presidente utopico d’un utopico "partito di intellettuali" che avrebbe dovuto opporre al "giolittismo immorale e decadente" una "grande tensione morale e ben sviluppate tecniche di aggiornamento in tutti i campi del sapere". Padrone d’una prosa assai scorrevole, da parlato regionale con intarsi o fregi d’un italiano barocco per accenni, non frenò mai la propria irruenza nel farsi presente nel dibattito: si trattasse della nuova moda letteraria proveniente da Parigi, delle vicissitudini del governo in Parlamento o del conflitto bellico che avrebbe insanguinato tutta Europa. Finì i suoi giorni malato, corpo decrepito rinchiuso in una stanza decrepita, tutto intento ad una speculazione filosofico-spirituale che lambiva, a bassa voce ormai, il senso della Storia, le vicende umane individuali e collettive, il ruolo della Parola e dell’Arte in un mondo in cambiamento. Sciupati i suoi entusiasmi (compresi quelli errati, come l’interventismo militare), ne resta l’ombra d’un grande "trasmettitore delle altrui scoperte letterarie", dilettante incallito e fiero che seppe farsi professionista delle Lettere italiane: conservatore, anticonformista, eccedente in tutto. Insomma: "uomo del suo tempo". Ne fa ritratto Roberto Salek per brevi paragrafi in brevi capitoli: Prezzolini ne avrebbe apprezzato la forma, lo stile, l’intento non agiografico bensì "individuale, arbitrario, simpatico".

Recensione Unilibro a cura di Alex Toppi

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Sono disponibili anche queste edizioni di

Giuseppe Prezzolini. Una biografia intellettuale libro di Salek Roberto
Giuseppe Prezzolini. Una biografia intellettuale
Salek Roberto
edizioni Armando Dadò Editore
Letteratura e poesia
, 2002
€ 16,50
Dello stesso autore: Salek Roberto
Giuseppe Prezzolini. Una biografia intellettuale libro di Salek Roberto
Giuseppe Prezzolini. Una biografia intellettuale
libro di Salek Roberto 
edizioni Armando Dadò Editore collana Letteratura e poesia;
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Le Recensioni degli Utenti Unilibro
"Giuseppe Prezzolini. Una biografia intellettuale"
Un uomo del suo tempo
Alex Toppi, 2011-11-13
3

Giuliano Il Sofista (come Prezzolini amava farsi chiamare fin dai tempi del "Leonardo") fu saggista, scrittore, biografo, riformatore politico, filosofo, editore, scopritore di talenti e, soprattutto, fervido organizzatore di cultura. Fu, insomma, "uomo del suo tempo" (definizione cui cercava di corrispondere) ovvero: negarsi ogni forma di specialismo intellettuale così da professarne quante più possibili, con voce convinta e convincente. Fu, Prezzolini, "padrone solo dell’anima sua" giacché, per tutta l’esistenza (conclusasi tra i silenzi delle nebbie fredde di Lugano), fu "uno che che cede tutto ciò che guadagna, che fa, che scrive" e, come "padrone solo dell’anima sua", decise che l’anima andava colmata di pensieri, convinzioni, d’invettive; di prese di posizione, di battaglie culturali, di toni apocalittici; di punti di vista eccentrici, innovativi, provocatori. Fu così, l’animo di Prezzolini, mistico e romantico, crociano ed idealista, anticrociano e realista magico e fu fondatore di riviste, autore di tomi eccelsi, presidente utopico d’un utopico "partito di intellettuali" che avrebbe dovuto opporre al "giolittismo immorale e decadente" una "grande tensione morale e ben sviluppate tecniche di aggiornamento in tutti i campi del sapere". Padrone d’una prosa assai scorrevole, da parlato regionale con intarsi o fregi d’un italiano barocco per accenni, non frenò mai la propria irruenza nel farsi presente nel dibattito: si trattasse della nuova moda letteraria proveniente da Parigi, delle vicissitudini del governo in Parlamento o del conflitto bellico che avrebbe insanguinato tutta Europa. Finì i suoi giorni malato, corpo decrepito rinchiuso in una stanza decrepita, tutto intento ad una speculazione filosofico-spirituale che lambiva, a bassa voce ormai, il senso della Storia, le vicende umane individuali e collettive, il ruolo della Parola e dell’Arte in un mondo in cambiamento. Sciupati i suoi entusiasmi (compresi quelli errati, come l’interventismo militare), ne resta l’ombra d’un grande "trasmettitore delle altrui scoperte letterarie", dilettante incallito e fiero che seppe farsi professionista delle Lettere italiane: conservatore, anticonformista, eccedente in tutto. Insomma: "uomo del suo tempo". Ne fa ritratto Roberto Salek per brevi paragrafi in brevi capitoli: Prezzolini ne avrebbe apprezzato la forma, lo stile, l’intento non agiografico bensì "individuale, arbitrario, simpatico".