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Paesaggi senza spettatori. Territori e luoghi del presente

di Raffaele Scolari edito da Mimesis, 2006

  • Prezzo di Copertina: € 14,00
  • € 13,30
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Informazioni bibliografiche del Libro

 

Vorrei segnalare un interessante lavoro ricco di spunti e stimoli interdisciplinari. Si tratta del bel saggio “Paesaggi senza spettatori. Territori e luoghi del presente” (Mimesis Edizioni, collana Eterotopie) scritto da Raffaele Scolari, docente nel settore della formazione professionale e presso la Scuola superiore di turismo (SSAT). È un’opera abbastanza ibrida che, nella migliore tradizione che va da Michelet ad Augé, si colloca su quei confini liminali fra saggio e narrazione descrittiva, spaziando da riflessioni di natura filosofica ad aspetti di carattere maggiormente geografico/territoriale ed etnologico fino a sfociare nell’ambito letterario e cinematografico. Il lavoro si occupa dei modi di prodursi e riprodursi della realtà spaziale nella quale siamo immersi e che inesorabilmente modelliamo, giorno dopo giorno. Si tratta di una sorta di cartina di tornasole atta a segnalare come cambiano le forme dell’esperienza, soprattutto in ordine ai modi di essere nei luoghi della contemporaneità, letta e filtrata attraverso un’ottica geofilosofica debitrice soprattutto dei magistrali scritti di Simmel. Il libro, in realtà, raccoglie quattro saggi scritti dall’autore negli ultimi anni, periodo assai ricco di spunti derivanti dalle nuove tendenze figlie della postmodernità e che nel testo affiorano di continuo: dall’urbanizzazione diffusa alla nuova sistemazione del territorio che ne consegue, dalla mobilità reale a quella virtuale, dalla diffusione intermittente dei nonluoghi negli interstizi del territorio a quella, assai più pervasiva, dell’iperpaesaggio, emblema e interfaccia dell’esperienza della frammentazione. Il primo di questi saggi (Link sul tramonto. Saggio sull’iperpaesaggio) getta le basi di tutto il suo discorso. A sua volta diviso in tre parti, questo primo saggio è una riflessione ispirata attraverso la quale l’autore ci invita a focalizzare l’attenzione sul farsi e disfarsi dei territori del presente e sui mutamenti degli schemi e delle forme di percezione e di costituzione degli stessi. Nel secondo (La dislocazione della morte) il lettore potrà trovare, a partire da un aneddoto locale, diversi spunti mirati a rintracciare sul territorio i segni del mutato rapporto con la morte del corpo come luogo di esistenza. Nel terzo(Ambiente in corpore) l’autore approfondisce la tematica del corpo e in questo caso la sviluppa ulteriormente evidenziando l’emergente specificità, da parte dell’identità corporale, di essere instabile, ubiqua e liquida, sempre più permeabile all’ambiente che in essa dilaga. L’ultimo (I racconti del territorio) è una degna conclusione e sintesi dei principali temi che affiorano nel corso dell’intera opera. Val la pena di soffermarsi pure sulla notevole, pregnante e incisiva introduzione (a sua volta una sorta di minisaggio) scritta da Tita Carloni.

Recensione Unilibro a cura di Stefano Agustoni

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Vorrei segnalare un interessante lavoro ricco di spunti e stimoli interdisciplinari. Si tratta del bel saggio “Paesaggi senza spettatori. Territori e luoghi del presente” (Mimesis Edizioni, collana Eterotopie) scritto da Raffaele Scolari, docente nel settore della formazione professionale e presso la Scuola superiore di turismo (SSAT). È un’opera abbastanza ibrida che, nella migliore tradizione che va da Michelet ad Augé, si colloca su quei confini liminali fra saggio e narrazione descrittiva, spaziando da riflessioni di natura filosofica ad aspetti di carattere maggiormente geografico/territoriale ed etnologico fino a sfociare nell’ambito letterario e cinematografico. Il lavoro si occupa dei modi di prodursi e riprodursi della realtà spaziale nella quale siamo immersi e che inesorabilmente modelliamo, giorno dopo giorno. Si tratta di una sorta di cartina di tornasole atta a segnalare come cambiano le forme dell’esperienza, soprattutto in ordine ai modi di essere nei luoghi della contemporaneità, letta e filtrata attraverso un’ottica geofilosofica debitrice soprattutto dei magistrali scritti di Simmel. Il libro, in realtà, raccoglie quattro saggi scritti dall’autore negli ultimi anni, periodo assai ricco di spunti derivanti dalle nuove tendenze figlie della postmodernità e che nel testo affiorano di continuo: dall’urbanizzazione diffusa alla nuova sistemazione del territorio che ne consegue, dalla mobilità reale a quella virtuale, dalla diffusione intermittente dei nonluoghi negli interstizi del territorio a quella, assai più pervasiva, dell’iperpaesaggio, emblema e interfaccia dell’esperienza della frammentazione. Il primo di questi saggi (Link sul tramonto. Saggio sull’iperpaesaggio) getta le basi di tutto il suo discorso. A sua volta diviso in tre parti, questo primo saggio è una riflessione ispirata attraverso la quale l’autore ci invita a focalizzare l’attenzione sul farsi e disfarsi dei territori del presente e sui mutamenti degli schemi e delle forme di percezione e di costituzione degli stessi. Nel secondo (La dislocazione della morte) il lettore potrà trovare, a partire da un aneddoto locale, diversi spunti mirati a rintracciare sul territorio i segni del mutato rapporto con la morte del corpo come luogo di esistenza. Nel terzo(Ambiente in corpore) l’autore approfondisce la tematica del corpo e in questo caso la sviluppa ulteriormente evidenziando l’emergente specificità, da parte dell’identità corporale, di essere instabile, ubiqua e liquida, sempre più permeabile all’ambiente che in essa dilaga. L’ultimo (I racconti del territorio) è una degna conclusione e sintesi dei principali temi che affiorano nel corso dell’intera opera. Val la pena di soffermarsi pure sulla notevole, pregnante e incisiva introduzione (a sua volta una sorta di minisaggio) scritta da Tita Carloni.