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L'orda. Quando gli albanesi eravamo noi

di Stella Gian Antonio edito da BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2003

  • Prezzo di Copertina: € 10,00
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Informazioni bibliografiche del Libro

 

«I loro stracci, i loro costumi di gente senza esigenze, di zingari che si accontentano di rosicchiare porco salato, o peggio, del formaggio, o peggio ancora, pane e cipolla; che si adattano a cacciarsi di notte in tre, in quattro, in dieci entro la medesima stamberga» in cui «si abituano, com’è loro consuetudine, vivendo senza infissi, senza gabinetti, senz’acqua» emanando nel contempo un fetore di «zuppe e grigliate e ceci che cuociono dalla mattina alla sera rendendo l’aria irrespirabile». «Sono bestie tra gli uomini»: «sono diversi». «Sono diversi» perché si trascinano dove non vorremmo vederli (ad un passo dalla vetrina, all’uscita del bar, all’angolo tra la banca e il teatro) «a mendicare, elemosinare, vendere povere mercanzie». «Sono diversi» perché colmano le loro latrine subaffittate «con gli scarti dei vivi: poltrone e materassi sfondati, sedie zoppe, pentole rotte, specchi spezzati, un barometro quasi nuovo ma col vetro già infranto». «Sono diversi» perché «defecano in terra come maiali»; perché «non ne trovi uno onesto»; perché «hanno l’istinto omicida»; perché «bevono vino come noi beviamo tè»; perché «usano rasoi e coltelli invece del pugno»; perché «fino alla quarta generazione conservano la loro lingua e i loro costumi»; perché «rubano il lavoro ai nostri padri di famiglia»; perché «non sanno né leggere né scrivere la nostra lingua»; perché «si riproducono come conigli e, quando non si riproducono, è perché sono omosessuali»; perché «violentano le nostre donne»; perché «rubano i nostri bambini»; perché «l’ho visto io lo straniero che ha estratto, con un coltello, dal ventre della madre, dinnanzi agli occhi del marito, il feto ancora vivo e lo ha gettato in un torrente che scorreva lì appresso. Rideva». Questo si diceva degli italiani.

Recensione Unilibro a cura di Alex Toppi

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Le Recensioni degli Utenti Unilibro
"L'orda. Quando gli albanesi eravamo noi"
Memoria
Alex Toppi, 2012-06-30
4

«I loro stracci, i loro costumi di gente senza esigenze, di zingari che si accontentano di rosicchiare porco salato, o peggio, del formaggio, o peggio ancora, pane e cipolla; che si adattano a cacciarsi di notte in tre, in quattro, in dieci entro la medesima stamberga» in cui «si abituano, com’è loro consuetudine, vivendo senza infissi, senza gabinetti, senz’acqua» emanando nel contempo un fetore di «zuppe e grigliate e ceci che cuociono dalla mattina alla sera rendendo l’aria irrespirabile». «Sono bestie tra gli uomini»: «sono diversi». «Sono diversi» perché si trascinano dove non vorremmo vederli (ad un passo dalla vetrina, all’uscita del bar, all’angolo tra la banca e il teatro) «a mendicare, elemosinare, vendere povere mercanzie». «Sono diversi» perché colmano le loro latrine subaffittate «con gli scarti dei vivi: poltrone e materassi sfondati, sedie zoppe, pentole rotte, specchi spezzati, un barometro quasi nuovo ma col vetro già infranto». «Sono diversi» perché «defecano in terra come maiali»; perché «non ne trovi uno onesto»; perché «hanno l’istinto omicida»; perché «bevono vino come noi beviamo tè»; perché «usano rasoi e coltelli invece del pugno»; perché «fino alla quarta generazione conservano la loro lingua e i loro costumi»; perché «rubano il lavoro ai nostri padri di famiglia»; perché «non sanno né leggere né scrivere la nostra lingua»; perché «si riproducono come conigli e, quando non si riproducono, è perché sono omosessuali»; perché «violentano le nostre donne»; perché «rubano i nostri bambini»; perché «l’ho visto io lo straniero che ha estratto, con un coltello, dal ventre della madre, dinnanzi agli occhi del marito, il feto ancora vivo e lo ha gettato in un torrente che scorreva lì appresso. Rideva». Questo si diceva degli italiani.