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LA VOCE DEL PADRONE (2008 REMASTERED EDI

Un cd di  Franco Battiato  prodotto da EMI, 2013

“La voce del padrone” rimane a tutt’oggi uno degli album italiani più venduti di sempre e a trent’anni dalla sua uscita non smette di suscitare interesse per la sua moderna godibilità. Terzo album della svolta “commerciale” per Franco Battiato, dopo le sperimentazioni sonore e linguistiche degli anni 70, rappresenta un capolavoro assoluto per la capacità di coniugare universi musicali diversi, a volte addirittura apparentemente antitetici. Non mancano infatti i ritornelli tipici da canzonetta pop (“cerco un centro di gravità permanente” o “cuccurucucù paloma”, ad esempio) capaci di entrare in testa con grande immediatezza, elementi che hanno consegnato Battiato alla notorietà del grande pubblico. Ma non bisogna dimenticare come la facilità di ascolto dei refrain sia accompagnata da testi di grande spessore che fanno emergere un’autorialità assolutamente originale, caso ancora oggi quasi isolato nel panorama della musica italiana. Testi che attingono dalla storia, dalla filosofia, dalla conoscenza approfondita delle culture orientali, o che raccontano il quotidiano attraverso il filtro di questi saperi, costruiti con ironia e disincanto tipici del cantautore siciliano. Da un punto di vista strettamente musicale, poi, in questo disco sono raccolti i quarant’anni e più di carriera di Battiato. C’è l’elettronica, un po’ perché siamo in piena epoca elettro-pop, un po’ per i suoi trascorsi del decennio precedente in cui i sintetizzatori la facevano da padrone; c’è la musica classica, di cui Battiato sarà sporadico ma innovatore esponente negli anni a venire, negli splendidi e sempre presenti arrangiamenti di archi, o nel particolare uso di epici cori maschili; c’è il pop per le melodie orecchiabili; ci sono strizzatine d’occhio ad un certo rock d’autore che sarà il marchio dei suoi album del nuovo millennio. Ma tutte queste influenze compaiono nelle strutture musicali del disco senza mai sopraffare gli altri elementi, in un melange equilibrato che sembra quasi realizzare un genere nuovo. Insomma, un disco ancora oggi capace di sorprendere anche chi, come me, lo ascolta fin dall’anno della sua uscita e non smette di scoprire elementi nuovi che erano rimasti timidamente celati in attesa di rivelarsi improvvisamente. Piccoli ricami strumentali, o discrete armonizzazioni vocali piazzate ad arte su un singolo canale della gamma stereofonica, accenti tonici quasi impercettibili che denotano la ricchezza compositiva del disco. La capacità di sintetizzare in meno di mezzora un genio musicale così eterogeneo, dunque, è la vera punta di diamante di questo disco. E anche la sua brevità, anziché essere un difetto, rappresenta un’ulteriore conferma di questa attitudine a voler dire ciò che si ha in testa arrivando al dunque, eliminando inutili orpelli o dilatazioni eccessive, tipiche delle produzioni contemporanee in cui si bada più alla quantità che alla qualità.

Recensione Unilibro a cura di ones71

Dettagli del prodotto

 
Le Recensioni degli Utenti Unilibro
"LA VOCE DEL PADRONE (2008 REMASTERED EDI"
TRA MUSICA COLTA E CANZONETTA: L’ESTREMA SINTESI DI UN CAPOLAVORO
ones71, 2011-09-17
5

“La voce del padrone” rimane a tutt’oggi uno degli album italiani più venduti di sempre e a trent’anni dalla sua uscita non smette di suscitare interesse per la sua moderna godibilità. Terzo album della svolta “commerciale” per Franco Battiato, dopo le sperimentazioni sonore e linguistiche degli anni 70, rappresenta un capolavoro assoluto per la capacità di coniugare universi musicali diversi, a volte addirittura apparentemente antitetici. Non mancano infatti i ritornelli tipici da canzonetta pop (“cerco un centro di gravità permanente” o “cuccurucucù paloma”, ad esempio) capaci di entrare in testa con grande immediatezza, elementi che hanno consegnato Battiato alla notorietà del grande pubblico. Ma non bisogna dimenticare come la facilità di ascolto dei refrain sia accompagnata da testi di grande spessore che fanno emergere un’autorialità assolutamente originale, caso ancora oggi quasi isolato nel panorama della musica italiana. Testi che attingono dalla storia, dalla filosofia, dalla conoscenza approfondita delle culture orientali, o che raccontano il quotidiano attraverso il filtro di questi saperi, costruiti con ironia e disincanto tipici del cantautore siciliano. Da un punto di vista strettamente musicale, poi, in questo disco sono raccolti i quarant’anni e più di carriera di Battiato. C’è l’elettronica, un po’ perché siamo in piena epoca elettro-pop, un po’ per i suoi trascorsi del decennio precedente in cui i sintetizzatori la facevano da padrone; c’è la musica classica, di cui Battiato sarà sporadico ma innovatore esponente negli anni a venire, negli splendidi e sempre presenti arrangiamenti di archi, o nel particolare uso di epici cori maschili; c’è il pop per le melodie orecchiabili; ci sono strizzatine d’occhio ad un certo rock d’autore che sarà il marchio dei suoi album del nuovo millennio. Ma tutte queste influenze compaiono nelle strutture musicali del disco senza mai sopraffare gli altri elementi, in un melange equilibrato che sembra quasi realizzare un genere nuovo. Insomma, un disco ancora oggi capace di sorprendere anche chi, come me, lo ascolta fin dall’anno della sua uscita e non smette di scoprire elementi nuovi che erano rimasti timidamente celati in attesa di rivelarsi improvvisamente. Piccoli ricami strumentali, o discrete armonizzazioni vocali piazzate ad arte su un singolo canale della gamma stereofonica, accenti tonici quasi impercettibili che denotano la ricchezza compositiva del disco. La capacità di sintetizzare in meno di mezzora un genio musicale così eterogeneo, dunque, è la vera punta di diamante di questo disco. E anche la sua brevità, anziché essere un difetto, rappresenta un’ulteriore conferma di questa attitudine a voler dire ciò che si ha in testa arrivando al dunque, eliminando inutili orpelli o dilatazioni eccessive, tipiche delle produzioni contemporanee in cui si bada più alla quantità che alla qualità.