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Terraferma

Un film in dvd di  Crialese Emanuele  distribuito da 01 - Home Entertainment, 2012

Il racconto filmico di Crialese affascina per lo splendido azzurro del mare, per la piana distesa di acqua, per i barbagli e i riflessi che ne derivano. Psuggestione, pare sentirsi nell’aria l’odore agre di salsedine, il fruscio insistito della spuma, l’andante moto delle onde. Tuttavia, riposto la bellezza dei luoghi siciliani, la trama scade perché soggetta la didascalismo più semplice: scontro generazionale tra un padre pescatore (con tanto di barba folta, spalle larghe, orgoglio popolare, dimensione mitica da fabbro tra le scintille) ed un figlio che fa economia col turismo in forma becera (il chiosco di bibite, la gita sulla barca, il karaoke, i balli latini), il film si tramuta in una commedia amarognola sul malanno dell’isolitudine: la malattia di cui soffrono i pezzi di terra staccati al continente. Né riscatta la trama l’aggiunta notazione sociale d’uno sbarco clandestino (con annessa salvezza individuale, parto, rinascita civile e morale d’una famiglia italiana tra astio e indifferenza generica) poiché - anche in questo caso - l’opera mostra una didascalità evidente. Nel complesso il film (candidato italiano per concorrere l’Oscar, ha mancato l’approdo all’America) è vedibile per la fotografia ambientale, per alcuni molti meridionali, per certe espressioni attoriali convincenti. Il resto lascia, ai più smaliziati cineamatori, davvero poco.

Recensione Unilibro a cura di Alex Toppi

Dettagli del prodotto

 
Le Recensioni degli Utenti Unilibro
"Terraferma"
L’isolitudine di Crialese
Alex Toppi, 2012-05-16
2

Il racconto filmico di Crialese affascina per lo splendido azzurro del mare, per la piana distesa di acqua, per i barbagli e i riflessi che ne derivano. Psuggestione, pare sentirsi nell’aria l’odore agre di salsedine, il fruscio insistito della spuma, l’andante moto delle onde. Tuttavia, riposto la bellezza dei luoghi siciliani, la trama scade perché soggetta la didascalismo più semplice: scontro generazionale tra un padre pescatore (con tanto di barba folta, spalle larghe, orgoglio popolare, dimensione mitica da fabbro tra le scintille) ed un figlio che fa economia col turismo in forma becera (il chiosco di bibite, la gita sulla barca, il karaoke, i balli latini), il film si tramuta in una commedia amarognola sul malanno dell’isolitudine: la malattia di cui soffrono i pezzi di terra staccati al continente. Né riscatta la trama l’aggiunta notazione sociale d’uno sbarco clandestino (con annessa salvezza individuale, parto, rinascita civile e morale d’una famiglia italiana tra astio e indifferenza generica) poiché - anche in questo caso - l’opera mostra una didascalità evidente. Nel complesso il film (candidato italiano per concorrere l’Oscar, ha mancato l’approdo all’America) è vedibile per la fotografia ambientale, per alcuni molti meridionali, per certe espressioni attoriali convincenti. Il resto lascia, ai più smaliziati cineamatori, davvero poco.

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