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Professione Reporter

Un film in dvd di  Antonioni Michelangelo  distribuito da Sony Pictures, 2006

  • Prezzo di Copertina: € 19,90
  • € 9,99
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Non si può certo dire che Professione: reporter sia un film dal ritmo veloce e coinvolgente, e a peggiorare le cose – da questo punto di vista – ci si mettono anche i dialoghi rare-fatti, soprattutto nella prima parte del film. Chi conosce An-tonioni, d’altra parte, sa cos aspettarsi, e chi lo apprezza lo fa perché, invece, non sa mai cosa aspettarsi. Raccontata da qualcun altro, la vicenda di un giornalista che scambia la propria identità con un trafficante d’armi sarebbe potuta diventare una caccia all’uomo, tra sparatorie e inse-guimenti. Antonioni, invece, sceglie di mantenere un basso profilo, e tutto accade con una naturalezza e una calma sor-prendente, quasi fuori luogo: non adesso, però. È un modo di-verso e interessante di narrare una spy story, ma soprattutto è un esercizio di stile che identifica il regista come nessun altro. Il piano sequenza sfruttato fino all’inverosimile, quando giunge a inserire un flashback nell’intreccio senza bi-sogno nemmeno di uno stacco di montaggio, ma servendosi solo del fuori campo, è sicuramente la peculiarità di Professione: reporter, una riflessione metalinguistica sul cinema. Fa ri-flettere, comunque, anche l’apparente assenza di motivi per cui il protagonista decide di scambiare la sua identità, svol-ta su cui si regge tutto l’intreccio che riserverà una sorpre-sa acida al giornalista stesso. Cosa lo spinge a fingersi un altro e lasciarsi alle spalle un lavoro, una moglie – adultera –, un mondo che solo dopo la sua morte sembra ricordarsi di lui? A discrezione del pubblico la risposta.

Recensione Unilibro a cura di Paolo

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Le Recensioni degli Utenti Unilibro
"Professione Reporter"
Professione: falsario
Paolo, 2010-09-09
4

Non si può certo dire che Professione: reporter sia un film dal ritmo veloce e coinvolgente, e a peggiorare le cose – da questo punto di vista – ci si mettono anche i dialoghi rare-fatti, soprattutto nella prima parte del film. Chi conosce An-tonioni, d’altra parte, sa cos aspettarsi, e chi lo apprezza lo fa perché, invece, non sa mai cosa aspettarsi. Raccontata da qualcun altro, la vicenda di un giornalista che scambia la propria identità con un trafficante d’armi sarebbe potuta diventare una caccia all’uomo, tra sparatorie e inse-guimenti. Antonioni, invece, sceglie di mantenere un basso profilo, e tutto accade con una naturalezza e una calma sor-prendente, quasi fuori luogo: non adesso, però. È un modo di-verso e interessante di narrare una spy story, ma soprattutto è un esercizio di stile che identifica il regista come nessun altro. Il piano sequenza sfruttato fino all’inverosimile, quando giunge a inserire un flashback nell’intreccio senza bi-sogno nemmeno di uno stacco di montaggio, ma servendosi solo del fuori campo, è sicuramente la peculiarità di Professione: reporter, una riflessione metalinguistica sul cinema. Fa ri-flettere, comunque, anche l’apparente assenza di motivi per cui il protagonista decide di scambiare la sua identità, svol-ta su cui si regge tutto l’intreccio che riserverà una sorpre-sa acida al giornalista stesso. Cosa lo spinge a fingersi un altro e lasciarsi alle spalle un lavoro, una moglie – adultera –, un mondo che solo dopo la sua morte sembra ricordarsi di lui? A discrezione del pubblico la risposta.

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