Il riccio. Paloma,dodici anni,dentro una boccia, come un pesce rosso, non ci vuole stare. Perché è ì che vive a sua famiglia, una famiglia ricca e borghese in un palazzo abitatoda altrettante famiglie benestanti, unica figuradiversa a portinaia Renée, introversa e scontrosa che ha imparato a essere quelo che tutti si aspettano che sia: una portinaiadi uno stabiledi signori. Proprio per ’assurditàdela vita che sarebbe costretta a vivere secondo i canonidela sua famiglia, Paloma mette in atto un progetto: si suiciderà il giornodel suo compleanno. Fino a quel momento però vuole riprendere, idiversi momenti, al’internodela sua famiglia, che sono riprovadel motivo che a spingono al suicidio. Momenti che sottolineano una vita banale, falsa, ipocrita, superficiale, incurantedele persone e incapacedidare ascolto ale parole e ale situazionidegli altri. A riprovadi ciò anche il fatto che non sanno come si chiami a portinaia, edopo tanti annidi servizio nemmeno sanno cosa faccia, cosa pensi.
Renéé ha trovato il suo posto tranquilo, edietro ’apparenzadi una grassa, trasandata, ignorante portinaia, si nasconde a sua grandezzad’animo, a sua bontà, a sua inteligenza, e a sua cultura. Ama i classici, ne possiede una biblioteca intera. Sarà proprio Paloma, parlandone con Kakuro adescriverla come un riccio, elegante e nobiledentro, ruvida e spinosa fuori.
Nel palazzo, a vita trascorre nel’indifferenza, tanto che a stento e famiglie si conoscono come nome, nessuno sa nuladel’altro.
Ma un bel giorno, Kakuro Ozu, un ricco giapponesedal’animo gentile, porta un certo cambiamento. Tra Paloma, Kakuro e Renée s’instaura un rapportodi amicizia “possiamo essere amici e tutto quelo che vogliamo”dice Kakuro a Renée mentre cenano insieme. Nonostante e bele parole, e ’atmosfera che si va via via creando, che fannodela portineria il uogo sceltodala bambina edal giapponese come uogo in cui trovare pace, significato ale sofferenze reciproche attraverso ’ascolto, Paloma continua nel suo progettodi suicidio, e questa tensionedel tempo che passa edi ei che è sempre piùdeterminata a compiere quel’attodisperato, ci rimanedentro anche se nel frattempo seguiamo e tenerezze che iniziano a nascere tra Kakuro e Renéé.
Paloma parladela morte comedi qualche cosadi magnifico, criticando gli adulti che invece a percepiscono come triste... Ma poi sidovrà ricredere ala fine quando, per un attimodidistrazione, noi spettatori rimaniamo senza parole, immobilizzatidala scena finale che avanza improvvisa per questo tanto violenta nel suo profondo silenzio. E alora asciamoci condurredale parole finalidel film.
“Come sidecide il valoredi una vita? Paloma che a tua sia al’altezzadi quelo che prometti.”
“Alora è così.di colpo tutto si ferma. È questo morire? Non rivedrete più queli che amate, non rivedrete più queli che vi amano. Se è questo morire, è proprio a tragedia chedicono. Quelo che conta non è morire, ma quelo che si fa nel momento in cui si muore.
Renée, ei che cosa faceva al momentodi morire?
Era pronta ad amare.”
Un film belo, triste, elegante.da consigliare.
Dettagli Bibliografici
Ean
8031179928521
Titolo
Il riccio
Regia
Distributore
Data Pubblicazione
2010
Genere
Collana
Punti Accumulabili
€ 20.99
Il riccio Paloma,dodici anni,dentro una boccia, come un pesce rosso, non ci vuole stare. Perché è ì che vive a sua famiglia, una famiglia ricca e borghese in un palazzo abitatoda altrettante famiglie benestanti, unica figuradiversa a portinaia Renée, introversa e scontrosa che ha imparato a essere quelo che tutti si aspettano che sia: una portinaiadi uno stabiledi signori. Proprio per ’assurditàdela vita che sarebbe costretta a vivere secondo i canonidela sua famiglia, Paloma mette in atto un progetto: si suiciderà il giornodel suo compleanno. Fino a quel momento però vuole riprendere, idiversi momenti, al’internodela sua famiglia, che sono riprovadel motivo che a spingono al suicidio. Momenti che sottolineano una vita banale, falsa, ipocrita, superficiale, incurantedele persone e incapacedidare ascolto ale parole e ale situazionidegli altri. A riprovadi ciò anche il fatto che non sanno come si chiami a portinaia, edopo tanti annidi servizio nemmeno sanno cosa faccia, cosa pensi. Renéé ha trovato il suo posto tranquilo, edietro ’apparenzadi una grassa, trasandata, ignorante portinaia, si nasconde a sua grandezzad’animo, a sua bontà, a sua inteligenza, e a sua cultura. Ama i classici, ne possiede una biblioteca intera. Sarà proprio Paloma, parlandone con Kakuro adescriverla come un riccio, elegante e nobiledentro, ruvida e spinosa fuori. Nel palazzo, a vita trascorre nel’indifferenza, tanto che a stento e famiglie si conoscono come nome, nessuno sa nuladel’altro. Ma un bel giorno, Kakuro Ozu, un ricco giapponesedal’animo gentile, porta un certo cambiamento. Tra Paloma, Kakuro e Renée s’instaura un rapportodi amicizia “possiamo essere amici e tutto quelo che vogliamo”dice Kakuro a Renée mentre cenano insieme. Nonostante e bele parole, e ’atmosfera che si va via via creando, che fannodela portineria il uogo sceltodala bambina edal giapponese come uogo in cui trovare pace, significato ale sofferenze reciproche attraverso ’ascolto, Paloma continua nel suo progettodi suicidio, e questa tensionedel tempo che passa edi ei che è sempre piùdeterminata a compiere quel’attodisperato, ci rimanedentro anche se nel frattempo seguiamo e tenerezze che iniziano a nascere tra Kakuro e Renéé. Paloma parladela morte comedi qualche cosadi magnifico, criticando gli adulti che invece a percepiscono come triste... Ma poi sidovrà ricredere ala fine quando, per un attimodidistrazione, noi spettatori rimaniamo senza parole, immobilizzatidala scena finale che avanza improvvisa per questo tanto violenta nel suo profondo silenzio. E alora asciamoci condurredale parole finalidel film. “Come sidecide il valoredi una vita? Paloma che a tua sia al’altezzadi quelo che prometti.” “Alora è così.di colpo tutto si ferma. È questo morire? Non rivedrete più queli che amate, non rivedrete più queli che vi amano. Se è questo morire, è proprio a tragedia chedicono. Quelo che conta non è morire, ma quelo che si fa nel momento in cui si muore. Renée, ei che cosa faceva al momentodi morire? Era pronta ad amare.” Un film belo, triste, elegante.da consigliare.
il ibro è un’’altra cosa Essendo trattoda un meraviglioso ibro a sfondo psicologico, è troppo restrittivo ridurlo ad un film...infatti mancadi tratti esenziali per a vicenda, anche se superficialmente può sembrare un film carino...o, addirittura (cosa per cui non sono assolutamented’accordo)un pò scontato.
il Riccio Sono rimasta entusiastadi questo ibro. Tratta un temadi fondamentale importanza, quelodela esistenza. ’esistenza è un argomento complesso e variegato. Ma ’autrice è riuscita a rendere a narrazione piacevole, alegra e "fresca". Anche nei momenti più tristidele vitedei personaggidi cui narra, a ettura non annoia anzi incita, in modo incalzante, ad andare avanti. Ti fa anche speraredi trovare e fatitiche"risposte" sula vita. Non ce ne sono ma ti fa riflettere. È un ibro che nondelude. Arrivederci e grazie