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Match Point

Un film in dvd di  Allen Woody  distribuito da Medusa Video, 2012

Scrivendo la sceneggiatura di Match point (candidata all’Oscar), Woody Allen – che in questo caso rimane dietro la macchina da presa - dimostra indiscutibilmente di essere un genio, e uno dei migliori. Il film inizia con un’inquadratura della rete al centro di un campo da tennis e con la voce del protagonista che afferma: “La gente ha paura di ammettere che gran parte della vita dipende dalla fortuna. È terrorizzante pensare che sia così fuori controllo. Ci sono momenti in una partita in cui la palla colpisce il nastro; con un po’ di fortuna lo oltrepassa e allora si vince, oppure no e allora si perde”. Da quel momento, tutta la storia è un continuo rimbalzo da una colpo di fortuna ad uno di sfortuna, con una precisione ed un ritmo perfetti. Gli avvenimenti si susseguono in un crescendo inarrestabile; i protagonisti fanno di volta in volta i conti con ciò che il caso riserva loro, del tutto incapaci di cambiarlo. Allen si concentra proprio sulle loro dinamiche psicologiche, magnificamente rese da Rhys Meyers e Johansson, senza mai scendere nell’eccessivamente cervellotico che ha a volte caratterizzato le sue opere. La tensione è mantenuta costantemente altissima, mentre si assiste ai tragici colpi di scena. Allen riprende la trama di Crimini e misfatti del 1989 (marito fedifrago che, per non perdere la propria famiglia, fa uccidere – in quel caso – l’amante, senza venire punito), ma ringiovanisce i protagonisti, li incornicia nella grigia Londra, perfeziona ogni virgola di quella trama, basando tutto il film sull’alternarsi dei colpi di fortuna dettati dal caso, e conclude in modo amaro lasciando il delitto senza castigo. Le più belle e tragiche arie di Verdi, Donizetti, Rossini e Bizet seguono Chris nel suo tormento e nella sua indecisione, che diventerà poi risolutezza, seppur non davvero voluta. Perché lui non è un cattivo che compie cattive azioni, è un buono che si ritrova in una situazione da cui non sa come uscire se non compiendo una cattiva azione. Allen, infatti, non vuole parlare del rapporto tra bene e male, o di quello tra legge e crimine, ma solo di quanto e come le nostre vite si dispieghino sotto i nostri occhi, senza che noi possiamo far nulla per impedirlo. Ed è proprio questo che rende geniale e appassionante il film: il dimostrare che ciascuno di noi, anche la persona meno malvagia del mondo, potrebbe reagire in modo inatteso e criminale di fronte a determinati eventi, perché per far pendere l’ago della bilancia dalla parte che più ci conviene siamo disposti a tutto, o quasi. Perché una volta che si è conosciuto il benessere è difficile accettare di tornare indietro. Si preferisce “mettere lo sporco sotto il tappeto e andare avanti, altrimenti si viene travolti”. Si preferisce vincere che perdere, è naturale. Ma la vittoria e la sconfitta dipendono unicamente dal caso, da quel caso che una volta ci aiuta e una volta ci affonda, che una volta ci regala e una volta ci toglie. È per questo che ne abbiamo paura. Il punto più eccelso della sceneggiatura è, infatti, la scena che riprende quella iniziale, e in cui l’anello della vecchia uccisa lanciato nel Tamigi da Chris rimbalza e rimane a terra, condannandolo apparentemente ad essere scoperto nel momento in cui la Polizia lo ritroverà; ma paradossalmente il caso vuole che sia proprio quello il momento in cui Chris segna il suo match point e vince la partita. Un autentico capolavoro, non c’è altro modo di definirlo.

Recensione Unilibro a cura di Mary Falchi

Dettagli del prodotto

 
Le Recensioni degli Utenti Unilibro
"Match Point"
Match Point, e partita vinta
Mary Falchi, 2011-12-16
5

Scrivendo la sceneggiatura di Match point (candidata all’Oscar), Woody Allen – che in questo caso rimane dietro la macchina da presa - dimostra indiscutibilmente di essere un genio, e uno dei migliori. Il film inizia con un’inquadratura della rete al centro di un campo da tennis e con la voce del protagonista che afferma: “La gente ha paura di ammettere che gran parte della vita dipende dalla fortuna. È terrorizzante pensare che sia così fuori controllo. Ci sono momenti in una partita in cui la palla colpisce il nastro; con un po’ di fortuna lo oltrepassa e allora si vince, oppure no e allora si perde”. Da quel momento, tutta la storia è un continuo rimbalzo da una colpo di fortuna ad uno di sfortuna, con una precisione ed un ritmo perfetti. Gli avvenimenti si susseguono in un crescendo inarrestabile; i protagonisti fanno di volta in volta i conti con ciò che il caso riserva loro, del tutto incapaci di cambiarlo. Allen si concentra proprio sulle loro dinamiche psicologiche, magnificamente rese da Rhys Meyers e Johansson, senza mai scendere nell’eccessivamente cervellotico che ha a volte caratterizzato le sue opere. La tensione è mantenuta costantemente altissima, mentre si assiste ai tragici colpi di scena. Allen riprende la trama di Crimini e misfatti del 1989 (marito fedifrago che, per non perdere la propria famiglia, fa uccidere – in quel caso – l’amante, senza venire punito), ma ringiovanisce i protagonisti, li incornicia nella grigia Londra, perfeziona ogni virgola di quella trama, basando tutto il film sull’alternarsi dei colpi di fortuna dettati dal caso, e conclude in modo amaro lasciando il delitto senza castigo. Le più belle e tragiche arie di Verdi, Donizetti, Rossini e Bizet seguono Chris nel suo tormento e nella sua indecisione, che diventerà poi risolutezza, seppur non davvero voluta. Perché lui non è un cattivo che compie cattive azioni, è un buono che si ritrova in una situazione da cui non sa come uscire se non compiendo una cattiva azione. Allen, infatti, non vuole parlare del rapporto tra bene e male, o di quello tra legge e crimine, ma solo di quanto e come le nostre vite si dispieghino sotto i nostri occhi, senza che noi possiamo far nulla per impedirlo. Ed è proprio questo che rende geniale e appassionante il film: il dimostrare che ciascuno di noi, anche la persona meno malvagia del mondo, potrebbe reagire in modo inatteso e criminale di fronte a determinati eventi, perché per far pendere l’ago della bilancia dalla parte che più ci conviene siamo disposti a tutto, o quasi. Perché una volta che si è conosciuto il benessere è difficile accettare di tornare indietro. Si preferisce “mettere lo sporco sotto il tappeto e andare avanti, altrimenti si viene travolti”. Si preferisce vincere che perdere, è naturale. Ma la vittoria e la sconfitta dipendono unicamente dal caso, da quel caso che una volta ci aiuta e una volta ci affonda, che una volta ci regala e una volta ci toglie. È per questo che ne abbiamo paura. Il punto più eccelso della sceneggiatura è, infatti, la scena che riprende quella iniziale, e in cui l’anello della vecchia uccisa lanciato nel Tamigi da Chris rimbalza e rimane a terra, condannandolo apparentemente ad essere scoperto nel momento in cui la Polizia lo ritroverà; ma paradossalmente il caso vuole che sia proprio quello il momento in cui Chris segna il suo match point e vince la partita. Un autentico capolavoro, non c’è altro modo di definirlo.

"Match Point"
orianakarensara, 2011-11-23
3

bellissimo film, con Match Point Allen cambia registro, creando un thriller molto apprezzabile. ma più della trama "investigativa" il vero punto di forza del film è lo scontro tra la passione, l’amore, la vita vera e piena dei protagonisti

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