Poesia eBooks
eBooks con argomento Poesia di Formato Mobipocket Letteratura, storia e critica: studi generali
L'epica dopo il moderno (1945-2015). E-book. Formato Mobipocket Ida Campeggiani - Pacini Editore, 2017 -
Il sistema delle arti ha visto negli ultimi decenni, tanto nella ricerca artistica più sofisticata quanto nel mainstream e nei prodotti maggiormente ‘globalizzati’ della società dello spettacolo, una riemergenza dell’aura delle origini, della macchina mitologica, del grande stile, perfino di quelle tecniche e strutture di senso – dalla formularità all’oralità secondaria – che da sempre contraddistinguono il modo epico. Se già l’«epica moderna» di primo Novecento ci parlava di un reincantamento del mondo e di un superamento dei confini geostorici e delle frontiere tra i generi, occorre chiedersi che ne sia di tale dispositivo formale, in fondo ancora assolutizzante, dopo la cesura del secondo dopoguerra e l’entropia generatasi nell’estetica e nell’immaginario «dopo il moderno». Quale epos è possibile in uno spazio a una dimensione, già in sé totalizzato? Francesco de Cristofaro insegna Letterature comparate all’Università di Napoli «Federico II». Autore di saggi di teoria e storia letteraria pubblicati in volume e in rivista, ha ottenuto il Premio Sapegno con il volume Zoo di romanzi. Balzac, Manzoni, Dickens e altri bestiari (Liguori, Napoli 2002). Ha recentemente diretto un’edizione commentata dei Promessi sposi (Rizzoli, Milano 2014) e curato Letterature comparate (Carocci, Roma 20163) e Il borghese fa il mondo (Donzelli, Roma 2017). Coordina con Giancarlo Alfano l’opera Il romanzo in Italia.
Dopo il Novecento: Monitoraggio della poesia italiana contemporanea. E-book. Formato Mobipocket Giorgio Linguaglossa - Sef - Società Editrice Fiorentina, 2013 -
«“Andiamo verso la catastrofe senza parole. Già le rivoluzioni di domani si faranno in marsina e con tutte le comodità. I Re avranno da temere soprattutto dai loro segretari”. Era l’aprile del 1919 quando Vincenzo Cardarelli scriveva queste parole. Era iniziata la rivoluzione della società di massa, la rivoluzione industriale era ancora di là da venire, e l’epoca delle avanguardie era già alle spalle, il ritorno all’ordine era una strada in discesa, segnato da un annunzio che sembrava indiscutibile. Oggi, a distanza di quasi un secolo dalle parole di Cardarelli, è avvenuto esattamente il contrario di quanto preconizzato dal poeta de “La Ronda”: oggi andiamo verso la catastrofe con un eccesso di parole. Le rivoluzioni di domani non si faranno né in marsina né in canottiera, né con tutte le comodità né con tutti gli incomodi: non si faranno affatto. Una poesia come questa del Dopo il Novecento non può che nascere in un’epoca in cui parlare di “rivoluzione” è come parlare di ircocervi in scatola. Non c’è opera della rappresentazione letteraria del secondo Novecento che non tenda, in qualche modo, al verosimile e, al contempo, non additi la propria maschera. La poesia e il romanzo dello sperimentalismo, rispetto alla poesia del post-ermetismo e dell’ermetismo, ha una sofisticata coscienza del carattere di “finzione” dell’opera letteraria, ha coscienza della propria maschera, anzi, c’è in essa una vera e propria ossessione della “maschera”». In questo appassionato monitoraggio della poesia italiana dell’epoca della stagnazione Linguaglossa ci dà il meglio delle sue capacità critiche.
Metamorfosi dei topoi nella poesia europea dalla tradizione alla modernità. IILe forme di Proteo - Antichi e nuovi topoi nella poesia del ’900. E-book. Formato Mobipocket Paolo Amalfitano - Pacini Editore, 2020 -
«Non credo sia facile ricostruire quale sia stato il modo di procedere di E.R. Curtius nell’affrontare in Letteratura europea e Medio Evo latino, uno dei grandi classici della critica del Novecento, la grande questione della continuità o della discontinuità tra la tradizione letteraria greco-latina, quella del Medio Evo cristiano dopo la caduta dell’Impero Romano, per arrivare alle letterature in lingua volgare, poi moderne, e alla grande cesura storica, per lui segnata dal secolo dei Lumi. Di quest’opera molte lacune, incoerenze, limiti e contraddizioni, nei decenni che ci separano dalla sua prima edizione del 1948, sono state in settant’anni evidenziate e sviscerate in numerosissimi interventi e recensioni firmate da critici di orientamenti anche molto diversi. Più obiezioni e perplessità che consensi riempivano quegli scritti anche se il riconoscimento per il coraggio di un’impresa unica per grandiosità e ambizione era, quasi sempre, la premessa necessaria alle stroncature più o meno radicali che seguivano. Eppure il grande libro di Curtius continua a essere letto o, meglio, consultato, e ha resistito a tutto, alle radicali mutazioni dei metodi e delle questioni che appassionano la critica letteraria contemporanea e perfino al disinteresse prevalente, negli anni più recenti, per temi che non siano di attualità.…» — Il Curatore