Crocevia eBooks
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Crocevia Europa - Testo a fronte in lingua inglese. E-book. Formato EPUB Eva Polli - Dantebus, 2025 -
L’autrice Eva Polli crea una sorprendente silloge poetica dedicata all’Europa. Madre, terra e unica grande patria. Dagli estremi confini Orientali fino alle Colonne d’Ercole, l’autrice dipinge in versi un intenso e accorato quadro, partendo dai miti greci fino ad arrivare all’era contemporanea. Come Socrate, ogni europeo deve e può sentirsi un cittadino del mondo. Crocevia di genti, di popoli, di culture, di religioni. La poetessa è colei che ha il compito di mantenerne viva la memoria e di far sentire ogni uomo “fratello e compatriota” di questa magnifica terra. The author Eva Polli presents a striking poetic collection dedicated to Europe, mother, land, and the only great homeland. From its farthest Eastern borders to the Pillars of Hercules, the author paints an intense and heartfelt portrait in verse, journeying from Greek mythology to the contemporary age. Like Socrates, every European must – and can – feel like a citizen of the world. A crossroads of peoples, cultures, and religions, Europe lives in diversity. The poet’s role is to preserve its memory and to help every person feel like a “brother and compatriot” of this magnificent land. Biografia Autore Eva Polli nasce a Santa Giustina il 9 Aprile 1953. Il suo nome è parte fondante del proprio DNA poetico, perché i versi nascono dalla conflittualità latente fra l’esser Eva e l’ilarità, gli scherzi, le allusioni scontate che hanno accolto il suo nome fin da quando ero bambina. Pure il papà, mantenutosi fedele all’imprinting della brevità, ha ceduto alla tentazione di cambiare. La chiamava “Uva” e nella forma del grappolo è possibile che l’autrice ritrovi il richiamo alla forma della poesia con tanti chicchi turgidi come i suoi versi.
Goodbye Hotel. E-book. Formato EPUB Michael Bible - Adelphi, 2025 -
C’è un posto, a New York, che chiamano Goodbye Hotel, perché è l’ultimo rifugio di chi, per ragioni diverse, si è allontanato dal mondo e nel mondo non vuole (o non può) più tornare. Lì, mentre una nevicata «ipnotica» cade sulla città, François siede davanti al fuoco, stappa una bottiglia di vino da quattro soldi e inizia a scrivere la sua storia. Vuole metterci a parte di un avvenimento capitato venticinque anni prima, ma soprattutto raccontarci quello che sarebbe potuto succedere e – forse – è successo davvero. Ha a disposizione solo «un pezzetto di verità», che certo non basta a colmare tutti i vuoti. La sua voce, carica di un’antica sofferenza, ci trasporta ancora una volta a Harmony, un’anonima cittadina del Sud degli Stati Uniti, dove ogni sera «si confonde con un milione di altre sere» e i giovani sono «destinati a perdersi» ma non smettono di desiderare «l’impossibile». Dove «non c’è differenza fra chi è amato e chi non lo è», perché «tutti si sentono soli, con addosso la maledizione di un vuoto americano che gli cresce dentro». Eppure, come sanno i lettori di «L’ultima cosa bella sulla faccia della terra», Harmony è anche un crocevia dove il destino dà appuntamento alle sue vittime ignare: in questo caso due ragazzi innamorati e un misterioso uomo con un completo di seersucker, che in una notte di fine estate si incontrano sotto lo sguardo benevolo e saggio di Lazarus, una tartaruga dai poteri chiaroveggenti, indimenticabile protagonista del romanzo. Perché nell’universo di Michael Bible il passato può facilmente diventare futuro e viceversa; come in un sogno di David Lynch, a una dimensione della realtà ne corrispondono infinite altre, parallele e comunicanti. Non ci resta quindi che abbandonarci al ruolo di testimoni involontari e accettare che la verità a volte risulti inaccessibile, protetta da un guscio di bugie e inganni simile a quello di una testuggine centenaria.