Guerra Coloniale eBooks
eBooks con argomento Guerra Coloniale
Futbolitica: Quando il calcio incontra la politica. E-book. Formato EPUB Ramon Usall - 66Thand2nd, 2026 -
Il 17 febbraio 1974 il Barcellona espugnava il Bernabéu con uno squillante 5-0 sul Real Madrid: una data in cui molti, esagerando forse la portata degli eventi, hanno visto l’avvio della transizione spagnola alla democrazia. Ma il Barça, che esprime da sempre i sentimenti del popolo catalano, è davvero l’unica squadra che può definirsi «més che un club», più di un club? Una partita di calcio può fare da preludio a una guerra, o addirittura scatenarla? Il pallone può servire la causa della libertà contro la dittatura, o è più spesso il giocattolo della propaganda di un tiranno megalomane? Cosa accomuna squadre così diverse e geograficamente distanti come il Celtic Glasgow, fiero delle sue origini irlandesi, l’Athletic Bilbao, paladino dell’identità basca, e l’Al-Wehdat, nato nei campi profughi palestinesi di Giordania? Chi sono i Passive Resisters che s’ispirano alla lezione di Gandhi? Qual è la squadra dell’Algeria francese che ha schierato tra i pali un futuro premio Nobel? Difficile trovare un evento storico contemporaneo che non si possa leggere attraverso la lente del calcio. E il simbolismo di alcuni club è così radicato che uno sguardo attento alle loro vicissitudini ci permette di rivivere molti dei fatti che hanno segnato l’ultimo secolo e mezzo: la resistenza anticoloniale e la lotta di classe, la Guerra fredda e quella dei Balcani, fino alle rivendicazioni autonomiste delle nazioni senza Stato. «Futbolitica» è una lettura appassionante, ricca di aneddoti e curiosità, che indaga il ruolo talvolta cruciale svolto dai club calcistici nel rappresentare regimi autoritari, gruppi etnici, comunità oppresse o minoranze ribelli.
La quarta sponda: Dalla guerra di Libia alle rivolte arabe. E-book. Formato EPUB Sergio Romano - Longanesi, 2015 -
Non è certamente un caso, se oggi la Libia è, insieme alla Siria, il Paese più violento e caotico del Mediterraneo. Nella Quarta sponda, Sergio Romano ne ripercorre la storia e ce ne illustra i tanti volti. Il primo è quello delle due province ottomane, alla periferia dell’Impero, quando l’Italia ne decise la conquista: piccole società ebraiche ed europee nelle due città maggiori, modesti traffici con il Mediterraneo e con l’Africa, tribù combattenti e gelose della loro indipendenza che daranno molto filo da torcere all’amministrazione coloniale italiana. Il secondo è quello della colonia degli anni Venti e Trenta. Nacque allora, soprattutto durante il governatorato di Balbo, una Libia italiana di cui esistono ancora parecchie tracce. Il terzo è quello della Libia post-coloniale, dopo la fine della Seconda guerra mondiale e la proclamazione dell’indipendenza: un piccolo regno, una nuova ricchezza rappresentata dal petrolio e dal gas, un’importante comunità italiana e buone relazioni con la vecchia potenza coloniale. Il quarto è quello di Gheddafi, ufficiale nazionalista, spregiudicato, tirannico, divorato da insaziabili ambizioni. Il quinto e ultimo volto è quello incompleto di un Paese che non è ancora riuscito, dopo le rivolte arabe, a trovare un nuovo equilibrio ed è tuttora sconvolto da una sanguinosa guerra civile. Ma è sempre lì, di fronte alle coste italiane, con le sue ricchezze, le sue minacce e il suo carico d’immigrati che riversa sulle nostre spiagge: una buona ragione per conoscere meglio la sua storia.
Attaccare la terra e il sole. E-book. Formato EPUB Mathieu Belezi - Gramma Feltrinelli, 2024 -
Al suo apparire in Francia, Attaccare la terra e il sole ha subito suscitato stupore e ammirazione nella società letteraria francese. Dopo Céline e Faulkner, uno scrittore dalla vita appartata, lontana dagli splendori della capitale, nominava la guerra e la violenza nella loro nuda verità, restituendone non soltanto l’insensatezza e la follia, ma la loro spietata capacità di penetrare nei corpi e nella mente, di diventare carne e sostanza psichica degli esseri umani. Il libro narra della guerra coloniale che, intorno alla metà dell’Ottocento, rese stabile la presenza di militari e coloni francesi in Algeria. Una guerra di dominio, dunque, come lo è ogni guerra, ma le cui ferite continuano a sanguinare nella storia recente dell’Europa. Mathieu Belezi lascia scorrere come un fiume in piena la sua prosa attraverso le voci dei due protagonisti: Séraphine, che con marito e figli parte da Marsiglia per raggiungere una colonia agricola, e un soldato totalmente asservito alla violenza e alla crudeltà del suo capitano. In quelle “terre di barbarie”, fatte di sassi, sole cocente e freddo tagliente, in cui il colera divora le vite, i sette ettari “regalati dalla Francia” sembrano tutt’altro che la fortuna e la felicità promesse. Eppure, Séraphine e i suoi non cessano un solo istante di “combattere contro il sole, contro la terra ostile” e contro gli arabi che aspettano solo il momento propizio per farli a pezzi. Bretoni, alsaziani e marsigliesi, i soldati, buoni cattolici in patria, con le pupille dilatate, le narici palpitanti, i denti come zanne pronte a mordere con rabbia più cristiana del solito, assaltano i fondouk infilzando con le baionette chiunque capiti a tiro. La missione civilizzatrice scompare davanti all’orrore e alla ferocia, ma i soldati non esitano poiché, come ripete il capitano, non sono angeli. E a coloro che non sono angeli la guerra trafigge il cuore. Opera attraversata da una tragica bellezza, Attaccare la terra e il sole colpisce per la musicalità della sua impeccabile scrittura che ipnotizza il lettore sin dalle prime pagine. “Non siamo angeli il capitano non ha smesso di sbraitarcelo nelle orecchie, e ancora ce lo sbraita – Non siete angeli! mentre il sole ruzzola dietro l’orizzonte e volano in cielo le allodole uscite dai lentischi e dalle palme nane.” “Un libro magnifico, scritto con una lingua superba.” Tahar Ben Jelloun “La popolarità del romanzo di Belezi è un segno dei tempi che cambiano.” Constant Méheut, The New York Times “Un romanzo incandescente.” L’Orient littéraire “Un’epopea della follia umana.” L’Obs Traduzione dal francese di Maria Baiocchi