Romanzo Pluripremiato eBooks
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Dignità. E-book. Formato EPUB Lea Ypi - Feltrinelli Editore, 2026 -
“Tra Kafka e Bulgakov, uno dei libri più commoventi dell’anno.” The Spectator “Una lettura avvincente, con un’eco di Elena Ferrante nel modo di raccontare l’adolescenza, il matrimonio, l’amicizia e il dibattito intellettuale tra famiglia, lotta di classe e politica.” The New York Times Una foto in bianco e nero, postata per caso su un social network, riapre una ferita e dà l’avvio a un’indagine. Sorridono, eleganti e innamorati, Leman e Asllan Ypi: è il 1941, la guerra infuria, eppure nulla sembra turbare quella luna di miele sulle Alpi. Ma per la loro nipote Lea quell’immagine è uno squarcio sul non detto, su una storia familiare avvolta da anni di silenzio. Chi era veramente nonna Leman? Perché parlava francese nonostante fosse cresciuta come nipote di un pasha a Salonicco? Cosa la spinse, appena diciottenne, a lasciare la città per iniziare una vita da sola in una Tirana intrisa di “profumo Chanel e di pecora”, con l’Albania satellite del regime di Mussolini? Come si innamorò e sposò un socialista simpatizzante del Fronte Popolare? E soprattutto, cosa si nascondeva dietro quel sorriso tra la neve di Cortina d’Ampezzo, mentre tutta l’Europa veniva ridotta in cenere? Lea Ypi intreccia i rapporti della polizia segreta sulle spie comuniste, le testimonianze in tribunale e i ricordi personali della nonna per raccontare i moti di un Novecento pieno di contraddizioni e ripensamenti: dai fasti decadenti dell’aristocrazia sotto l’impero ottomano alla nuova realtà dei Balcani, passando per una crisi finanziaria e gli orrori di due guerre mondiali. E ci pone domande cruciali per i nostri tempi: che cosa sopravvive e che cosa si perde nella storia? Che cosa sappiamo davvero di chi amiamo? E con quale diritto morale giudichiamo le loro scelte? C’è qualcosa nello spirito umano, diceva mia nonna, che resiste a ogni tentativo di oltraggio, ingiuria o umiliazione. Quel qualcosa si chiama dignità.
L'ora del lupo. E-book. Formato EPUB Joanna Bator - Feltrinelli Editore, 2026 -
"Sensuale e ironica, la scrittura di Joanna Bator intreccia realismo storico, sociale e magico per raccontare come la memoria della violenza e dell'amore passi di generazione in generazione. Anzi, di madre in figlia." Aurora Tamigio Joanna Bator – una delle più importanti scrittrici polacche, vincitrice di prestigiosi premi – scrive un romanzo potente e visionario, un’epopea famigliare che è anche, e soprattutto, un atto d’amore, un grido di libertà. “La mia storia famigliare è piena di buchi a forma di uomo.” Così racconta Kalina Serce, erede riluttante e testarda di una dinastia di donne segnate dall’assenza, dall’abbandono e da una rabbia che si trasmette nel sangue, nei gesti, nei silenzi. Tutto comincia nella Slesia del 1938, in una casa abbandonata che un tempo si chiamava pensione Glück: è qui che la bisnonna Berta, figlia del macellaio del paese, sogna una fuga romantica e finisce per commettere un gesto irreparabile. Un filo rosso di ribellione e inquietudine che attraverserà la vita delle sue discendenti. Barbara maneggia coltelli come fossero verità taglienti; sua figlia Violetta colleziona scandali, riviste rosa e nuove acconciature come mappe delle vite che avrebbe potuto vivere; Kalina, la pronipote, cerca di ricomporre i frammenti, di raccontare ciò che è stato taciuto, di spezzare l’incantesimo oscuro che grava sulla sua stirpe. Con un tono che mescola confidenza e disincanto, umorismo e malinconia, Kalina guida il lettore in un’indagine intima e visionaria che si snoda tra Walbrzych, Unislaw Slaski e Sokolowsko, dalla Seconda guerra mondiale a oggi. In un mondo in cui gli uomini svaniscono per scelta, per paura o per colpa, sono le donne a restare: ferite, incatenate al passato ma ancora capaci di lottare per la felicità che è stata loro negata. “Che storia! Davvero troppo per una famiglia insignificante, quasi priva di personaggi maschili decenti. Se in una storia mancano le donne, pochi trovano da ridire: saranno da qualche parte, in una stanza in fondo alla casa; la scarsità di uomini, invece, sembra sempre un’aberrazione preoccupante. Ma in fin dei conti questa è una nostra tradizione: la mia storia famigliare è piena di buchi a forma di uomo.” Quattro generazioni di donne si ribellano alla Storia scritta dagli uomini, tra amori perduti, atti estremi, fughe mancate e segreti tramandati di madre in figlia.