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Treblinka 1942-1943: Io sono l'ultimo ebreo. E-book. Formato PDF Chil Rajchman - Bompiani, 2014 -
“Rajchman è un sopravvissuto di Treblinka. Ha visto tutto, sentito tutto, provato tutto. Ha il coraggio di deporre per la Storia.Il suo racconto è di una densità che dà i brividi. Credo di aver letto molte opere su questo stesso soggetto. E tutte sono dolorose. Alcune sollecitano dei dubbi sull’uomo, altre sul suo creatore. Quella di Rajchman, con la sua semplicità commovente, apre degli orizzonti nuovi nell’immaginario del Male. Il viaggio angosciante verso l’Ignoto. L’arrivo. L’abbandono delle ultime proprietà. La separazione delle famiglie. Le urla. Il sadismo degli ‘assassini’ e la tortura umiliante delle vittime. Il sistema funziona alla perfezione. Tutto è previsto, programmato.Gli uccisori uccidono e gli ebrei muoiono. Rajchman è restato un anno a Treblinka: dal 1942 al 1943, fino alla rivolta eroica dei disperati, cui aveva partecipato. In questo lasso di tempo, nell’odore pestilenziale permanente, ha conosciuto ciò che nessuno dovrebbe vedere: lavorava lì dove le vittime, uomini, donne e bambini, andavano verso la morte. Era lui l’ultimo essere umano che le donne vedevano prima di soffocare nelle camere a gas. [...] Come ha fatto Rajchman a vivere e sopravvivere con i morti adattandosi così velocemente a situazioni così pietrificanti?”dalla Postfazione di Elie Wiesel
L’ ultimo degli ingiusti. E-book. Formato PDF Claude Lanzmann - Skira, 2015 -
“C’è un romanzo di Bashevis Singer, Nemici: una storia d’amore, dove lui scrive: ‘Quando fra cento anni diranno che gli abitanti dei ghetti erano dei santi, non ci sarà bugia più grande’. Perché, aggiungo io: furono martiri. Ma non tutti i martiri sono santi.” “L’Italia – e Roma in particolare – ha un ruolo fondamentale nella tormentata vicenda del rabbino Benjamin Murmelstein, la personalità più brillante della comunità ebraica di Vienna che, fin dal marzo 1938, data dell’Anschluss, si oppose con tenacia ad Eichmann per strappargli il maggior numero possibile di vittime, prima di diventare l’ultimo Decano del Consiglio degli Ebrei di Theresienstadt, dal dicembre del 1944. Condannato ingiustamente all’esilio, impeditagli la possibilità di stabilirsi in Israele come avrebbe ardentemente desiderato, Benjamin Murmelstein trascorse a Roma la maggior parte della sua vita, educando il figlio Wolf in condizioni estremamente precarie; visse del lavoro delle proprie mani, pur essendo un intellettuale e uno studioso di grande respiro, senza mai ricevere alcun aiuto dalla ricca comunità ebraica romana che aveva fatto sue, senza verificarle, le accuse calunniose diffuse contro di lui e dalle quali un tribunale cecoslovacco lo aveva del tutto scagionato. Il film che ho realizzato, e ora il libro, lo riabilitano completamente, riparano al male imperdonabile che gli è stato fatto, e mostrano in tutta la sua lampante chiarezza la stupidità delle accuse dei suoi correligionari.” Claude Lanzmann (1925), regista, sceneggiatore e produttore cinematografico francese, come autore ha pubblicato Shoah (1987), Un vivo che passa. Auschwitz 1943 – Theresienstadt 1944 (2003) e La lepre della Patagonia (2010).