Imre Kertesz eBooks
eBooks di Imre Kertesz con argomento K di Formato Epub
Kaddish per il bambino non nato. E-book. Formato EPUB Imre Kertész - Feltrinelli Editore, 2015 -
“Da Auschwitz non si può guarire, dalla malattia di Auschwitz mai nessuno si è ripreso” Nel culto ebraico, il kaddish è una breve preghiera composta da piccole formule di lode a Dio in lingua aramaica. Ricorre spesso durante le orazioni giornaliere e viene recitata anche in suffragio dell’anima di un parente. La prima parola di questo Kaddish per il bambino non nato è “No!”. È così che il narratore, uno scrittore ebreo ungherese di mezz’età, György Köves, già presente nei due precedenti romanzi della trilogia kertésziana, risponde a un conoscente che gli chiede se ha un figlio. È la stessa risposta data alla moglie (ora ex moglie) quando, anni prima, lei aveva espresso un desiderio di maternità. La perdita, l’anelito, il rimpianto che tormenta gli anni tra i due “no” dà luogo a una delle meditazioni più eloquenti mai scritte sull’Olocausto. Mentre il narratore si rivolge al bambino che non si è sentito di mettere al mondo, introduce il lettore nei labirinti della sua coscienza, drammatizzando i paradossi che accompagnano la sopravvivenza alla catastrofe di Auschwitz. Il terzo e ultimo romanzo della trilogia dell’“essere senza destino” di Kertész nella quale il Premio Nobel esplora la possibilità di continuare a vivere a dispetto dell’orrore della storia.
Dossier K.. E-book. Formato EPUB Imre Kertész - Feltrinelli Editore, 2025 -
“Dopo Auschwitz è superfluo giudicare la natura umana.” Scavando in profondità, interrogando il passato, Imre Kertész ripercorre la sua vita e la sua poetica, senza risparmiare nulla. A partire dalla notte della deportazione, quando vide la morte in faccia nella forma di una schiera di soldati ubriachi pronti a cogliere un qualunque pretesto per far fuori lui e la sua famiglia, fino al premio Nobel e alla vecchiaia. In mezzo, la liberazione dal lager e il ritorno in Ungheria, l’indicibile vergogna per essere sopravvissuto e il senso di inadeguatezza nei confronti di un mondo che non riconosce più. E poi, la scomparsa dei genitori, l’adesione al Partito comunista, l’era Kádár, la caduta del Muro di Berlino, i due matrimoni. A legare tutto questo, i romanzi scritti seguendo un’urgenza inspiegabile, annusando il cinturino dell’orologio perché “l’odore della pelle conciata di recente in qualche modo mi faceva venire in mente l’odore che si diffondeva tra le baracche di Auschwitz”. In questo dialogo tagliente, Kertész rifiuta ogni affettazione e ci consegna una memoria feroce, che getta alle ortiche il facile pietismo e lotta contro l’idea di una memoria “addomesticata” perché smetta di porci domande.