Lewis Mumford eBooks

eBooks di Lewis Mumford con argomento Utopia

Lewis Mumford (1895-1990), professore in molte istituzioni prestigiose degli Stati Uniti, fra cui Stanford University, University of Pennsylvania e MIT, è stato uno dei più versatili e originali intellettuali del XX secolo. Conosciuto soprattutto per i suoi libri sull’architettura e sull’urbanistica, in particolare La città nella storia (1961), nel corso della sua lunga carriera si è occupato anche di sociologia, filosofia, letteratura (Emerson, Thoreau, Whitman, Hawthorne e Melville furono alcuni dei suoi autori più amati) e antropologia. Fra le sue opere più importanti si ricordano: Herman Melville (1929), Tecnica e cultura (1934), La condizione dell’uomo (1944), Arte e tecnica (1952), Le trasformazioni dell’uomo (1956) e i due volumi de Il mito della macchina (I. Tecnica e sviluppo umano, II. Il pentagono del potere), pubblicati rispettivamente nel 1967 e nel 1970.
EBOOK   9788858829271

Storia dell'utopia. E-book. Formato EPUB Lewis Mumford   -  Feltrinelli Editore, 2017  - 

“L’uomo cammina con i piedi in terra e la testa per aria; e la storia di ciò che è accaduto sulla terra – la storia delle città, degli eserciti e di tutte quelle cose che hanno avuto corpo e forma – è solo una metà della storia dell’uomo.” L’altra metà è rappresentata proprio dall’utopia. “Utopia,” dice Lewis Mumford nella prefazione del 1922 a questo libro prezioso e insuperato, “può derivare dalla parola greca ‘eutopia’, che significa il buon posto, o dall’altra parola greca ‘outopia’, che significa nessun posto.” Ed è lo stesso Mumford a chiarire il contesto intellettuale da cui questo suo lavoro ha tratto origine: “Poco dopo la Prima guerra mondiale, vivevo ancora nel clima di speranza della generazione passata; ma mi rendevo conto che l’entusiasmo del grande Diciannovesimo secolo era giunto alla fine. Quando ho iniziato a esaminare storicamente le utopie, intendevo chiarire che cosa in esse fosse andato perduto e definire che cosa fosse ancora valido. Fin dal principio ero conscio di una virtù che era stata inspiegabilmente trascurata: le opere classiche degli utopisti trattavano sempre la società come un tutto unico e tenevano conto dei rapporti esistenti tra funzioni, istituzioni e fini dell’uomo. La nostra civiltà ha poi diviso la vita in compartimenti. Sono giunto dunque a considerare il pensiero utopista come l’opposto dello spirito unilaterale, partigiano, specialistico”. Di questo bisogno di scenari non angusti – che si ripropone oggi come un’esigenza forse troppo trascurata – discute l’introduzione di Franco Crespi, sull’inattuale attualità dell’utopia.

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